BCE verso il ritorno al quantitative easing nel 2020

BCE verso il ritorno al quantitative easing nel 2020

La Banca Centrale Europea tornerà ad adottare una politica di quantitative easing il prossimo anno, quale risposta reattiva al prolungato rallentamento economico. Ad affermarlo sono gli analisti di ABN Amro, che danno dunque pronta realizzazione a un’ipotesi che sta prendendo sempre più piede in ambito internazionale, e secondo la quale l’istituto di Mario Draghi (che tuttavia non sarà in carica il prossimo anno quando il QE dovrebbe ripartire in modo più massiccio) starebbe ripensando a un allentamento quantitativo targato 2020.

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In particolare, stando a quanto afferma l’economista ABN Nick Kounis, i responsabili politici cominceranno ad acquistare 70 miliardi di euro di obbligazioni al mese già a partire dal mese di gennaio e continueranno fino al mese di settembre.

Le preoccupazioni relative alla bassa inflazione attuale e futura peraltro si stavano già generando anche in uno scenario più ottimistico della BCE, ha detto Kounis in una nota diramata agli stakeholders. L’attuale crescita al di sotto del tendenziale renderà dunque più probabile che l’inflazione sarà significativamente inferiore all’obiettivo di stabilità dei prezzi nell’orizzonte politico della Banca centrale.

Ebbene, se le previsioni dell’analista dell’istituto di credito si riveleranno corrette, la decisione di riavviare il quantitative easing – come abbiamo già annunciato tra le righe precedenti – dovrà essere assunta dal nuovo presidente della BCE, che succederà a Mario Draghi nel corso dell’anno. La lista dei nomi più gettonati per sostituire Draghi include, tra gli altri, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, che è stato uno dei più accesi critici del quantitative easing, e che rende piuttosto incerta questa previsione da parte dell’analista bancario.

Si tenga anche conto che il potenziale rilancio del quantitative easing costringerebbe la BCE a modificare alcuni dei parametri del programma precedente, che si è concluso l’anno scorso, afferma Kounis. I policy makers dovrebbero infatti aumentare il limite sulla quota di obbligazioni che possono acquistare da un singolo emittente dall’attuale 33% al 50%.

Detto ciò, le previsioni di ABN affermano che il programma includerà nuovamente la possibilità di acquistare titoli di debito pubblico e obbligazioni garantite, anche se la quota di obbligazioni societarie potrebbe essere maggiore che in passato. Non ci si aspetta invece tagli dei tassi di interesse di riferimento nel corso del prossimo futuro, in quanto portarli ancora più a fondo, sotto lo zero, creerebbe una situazione di pregiudizio per le banche.

Rammentiamo altresì, in conclusione di questo nostro breve approfondimento, che manca poco alla riunione del Consiglio direttivo, prevista a Vilnius, in Lituania, tra crescenti tensioni commerciali e aspettative di inflazione in calo. Gli economisti prevedono che i funzionari possano offrire dei termini generosi sul nuovo ciclo di finanziamento a più lungo termine da parte delle banche, ma si asterranno da altre misure di intervento.

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