di Francesco Gori
Il nuovo accessorio di tendenza è la mascherina. Sì, quel fazzoletto, pezza o “cerchietto” con le orecchie che fino a poco tempo fa non veniva considerato trendy, nemmeno dagli stilisti che adesso ne fanno un must imperdibile.
Ora invece è terribilmente figo farne un sovra-uso, cavalcando l’onda emotiva della paura sovraeccitata, della fobia del vento all’aperto, o delle superfici infette della nostra auto. I grandi della moda hanno anche detto sì a quelle auto-prodotte: un po’ di scotch da pacchi o un foulard e via, efficacia assicurata dagli studi, non si sa bene quali.
E in tutto questo, spopolano i selfie mascherinizzati, magari da affiancare a qualche hashtag della retorica, tra le pubblicità di nuove abitudini di vita ed un video sulla Milano che riparte.
Situazioni in cui sovra-uso diventa sopruso verso chi non le indossa all’aperto seppur distante, che fa ben rima con abuso, altro termine che è stato messo in pratica da manganelli promessi come mai, se la corsetta ti fai.
foto pixabay
Ancora una volta dietro la pezzuola sta il panico, fagocitato da numeri impazziti, da comparsate di scienziati con gli indici puntati, da quotidiane messe in scena rituali. La più clamorosa ed inaspettata presentata al pubblico sul palcoscenico dell’Altare della Patria nel giorno della Liberazione.
Davanti ad immagini così chiare, di un uomo solo circondato da cose ed aria, qual è il messaggio imbavagliato?
Dare il buon esempio, o veicolare terrore ulteriore?
Non avendo la mascherina all’aperto di un uomo solitario alcun senso logico, come dovrebbe interpretarla l’umile cittadino? Come un obbligo, in qualunque circostanza?
Ma se “prima” era poco trendy, perché “poi” così di moda?
Sia chiaro, nessuno qui sta dicendo di violare le regole sociali, ma di utilizzare il buon senso, “al di là dell’obbedienza alla norma”, espressione che riprendo dall’amico Carlo, e quantomai adatta.
La maschera ha tanti significati, che vanno al di là della sicurezza dal punto di vista pratico.
Se è dispositivo importante per chirurghi, operatori sanitari, malati contagiosi – volendo aggiungere noi tutti nel breve periodo – negli spazi chiusi, l’utilizzo fobico in quelli aperti, in solitudine, o durante una corsa “all’anidride carbonica” nasconde evidentemente altro.
La mascherina è un DPI psicologico innanzitutto, che oltre a creare protezione sanitaria – discutibile, visti i recenti studi del Politecnico di Torino, le parole di alcuni esperti a proposito di “dittatura della mascherina“, il mancato rispetto di molte norme di igiene e la mancata necessarietà prima dell’irrompere di “Pitti mascherina” – diventa antidoto alla paura del contagio. Per aumentarla, si consiglia invece la visione in prima serata del film Contagion su canale 5.
Il Dispositivo di Protezione Individuale agisce come uno Xanax, è il nostro Lexotan, salvo poi portarci in dote anche gli effetti collaterali, come lo stordimento mentale e la falsa sicurezza sociale. Mascherati ci avviciniamo infatti di più, mettendo a rischio la norma primaria, ben protetti però dal nostro terrore.
E poi ci sono anche quelle fighe, colorate o con il tricolore, adesso spopolano su Facebook quelle per bambini: un ottimo modo per creare un Carnevale a tempo indeterminato.
La maschera è stata usata nei secoli per i riti pagani, religiosi, o nelle feste popolari, perché rappresentazione teatrale. La mascherina è teatro, messa in scena, discesa in campo dell’uomo mascherato, che ben si accosta a qualche supereroe buono alla Batman, paladino del giusto. Sì, perché chi ha la mascherina è il giusto, l’uomo perbene, rispettoso, ligio alle regole, lo stesso uomo che ti guarda giudicante ed iracondo perché tu – brutto delinquente – non la metti per andare a camminare, seppur distante da tutti. Quello stesso uomo che appena ti incrocia, anche se a tre metri, la tira su a mo’ di Muro di Berlino, pronto a mettere in pratica il vero distanziamento, quello tra il buono ed il cattivo, mescolando teatro scenico a discriminazione.
Uno dei sinonimi di mascherina è bavaglio, che riporta alla mente quella legge di qualche anno fa che voleva vietare le intercettazioni, censurandole. Ben si addice allora questo DPI così modaiolo e specchio del momento di censura della libertà di espressione – l’informazione è una e soltanto, quella dei professionisti dei salotti, e YouTube e “club degli scienziati bravi” sono il doppio braccio destro – ben si addice alla negazione di molti dei diritti individuali nel nome della salute fisica.
D’altro canto, il mascherarsi genera grande attrattiva, quella della magia o della trasgressione, è il fascino del mistero dove ognuno può essere chi vuole, anche se in questo caso di imposizione collettiva significa più omologazione ed inespressività.
Se quelle del Carnevale hanno svariati significati, e alcune di queste possono portare ottimismo e risate, le nuove mascherine trendy recano un senso di inquietudine, che si percepisce pur in assenza di espressioni facciali. Se potessimo indossare quella del film The Mask, trasformandoci dal Jim Carrey sfigato a quello dotato di superpoteri, avrebbe invece una valenza davvero super.
E poi la mascherina ha un prezzo, sociale sì ma anche economico. Essendo l’Italia paese storicamente corrotto, è già emerso il Mascherina Gate, così come mercati nascosti ed altri business saranno inevitabili, visti i milioni di pezzi che saranno necessari sul lungo periodo.
Quel che è certo è che, dopo il loro utilizzo come prevenzione per il tempo necessario, di un mondo in maschera faremo volentieri a meno. Ci sono già quelle che indossiamo ogni giorno con noi stessi, con i nostri amici, con i nostri colleghi, con i nostri partner. Accettarne una materiale in ogni occasione sociale vita-natural-durante significherà privarci dei sorrisi, delle nostre mimiche personali, significherà accettare la distanza come abitudine, la discriminazione come atteggiamento, la paura come vero virus. Il più pericoloso di tutti.


