IL GRANDE RESET, di Ilaria Bifarini: la recensione del libro

di Francesco Gori

IL GRANDE RESET: Dalla pandemia alla nuova normalità, è il libro scritto da Ilaria Bifarini nel corso del 2020, anno inevitabilmente segnato dal Covid.

Una crisi sanitaria, e di conseguenza socio-economica, che per molti di noi è arrivata all’improvviso, devastandone la vita sotto tutti i punti di vista. Un evento traumatico sul quale convergono però una complessità di fattori, che non riguardano la sola salute, e che l’autrice ci spiega nei dettagli di circa 200 pagine di interessante lettura.

Ecco la recensione.

Foto ilariabifarini.com/

Il grande reset: la recensione del libro di Ilaria Bifarini

Personalmente, l’acquisto di questo testo si è reso necessario per capire meglio la portata di un avvenimento destinato a cambiare il corso della storia, e percepito da subito come spartiacque tra il mondo prima del febbraio 2020, e quello successivo. E dunque come possibile fautore di un cambiamento anche della nostra futura esistenza.

Durante i lunghi mesi della crisi Covid si è sentito molto parlare di Grande Reset, e la domanda da parte di una persona mediamente curiosa, capace di andare oltre la banalità dell’etichetta del complotto, ma con una conoscenza limitata dei meccanismi geo-politici ed economici, non può che essere:

“Ma che diavolo è questo Grande Reset?”

A pensarci bene, l’azione di “reset” non è altro che una modalità attivabile premendo ad esempio il pulsante di un dispositivo tecnologico di vario tipo (smartphone, pc, tablet, eccetera), che così riparte da zero. È un azzeramento della memoria, un modo per ricominciare “una nuova vita”. Con l’aggettivo “grande”, si aggiunge una dimensione macro all’operazione, applicata in questo caso all’intera società, avviata dunque verso una nuova esistenza, una nuova normalità.

Questa può essere l’interpretazione da parte di un non addetto ai lavori, che osserva ed intuisce, ma che ha bisogno di capire meglio attraverso le parole di un tecnico quali sono i meccanismi che stanno alla base di un termine ancora poco chiaro. E comprendere davvero cos’è il Grande Reset.

Ilaria Bifarini ci fornisce le numerose risposte al quesito, grazie al suo background di livello: laurea in Economia alla Bocconi di Milano, master, corsi di specializzazione e saggi economici che ne fanno un’esperta nello svelare le trame oscure di questa fantomatica parola, e del suo collegamento con il virus.

Il grande reset: niente di complottistico

Questione altrettanto fondamentale è l’accezione complottistica associata al Grande Reset, come se fosse una teoria fagocitata da menti fantasiose che vedono il complotto in ogni cosa.

No signori, è proprio questo che il libro di Ilaria permette: una comprensione reale del fenomeno, ricca di spunti, ma soprattutto di dati e fonti ufficiali, riportati ogni volta nelle note a piè di pagina.

Già dall’introduzione, l’autrice parte proprio con l’obiettivo di smontare questa visione comune alla narrazione mainstream, evidenziando come il Grande Reset sia il nome dell’incontro del Forum di Davos, del titolo del libro del suo fondatore Klaus Schwab e della copertina di ottobre 2020 della rivista “TIME”. Quindi un piano ben definito, che non si può negare, dove filantropi, organizzazioni di vario tipo e grandi aziende collaborano con l’apparente idea di sviluppare un nuovo mondo, migliore del precedente.

Siamo ormai dentro alla Quarta Rivoluzione Industriale, attuabile subito grazie allo shock pandemico ed ad una shock economy: la crisi sanitaria viene utilizzata per attuare un cambiamento socio-economico altrimenti difficilmente realizzabile – almeno nel breve periodo -, e dominato da automazione, digitalizzazione ed intelligenza artificiale, comandate dall’élite delle grandi multinazionali ed associate a nuove modalità di vita quali distanziamento sociale e lockdown. Una tecnologia sempre più invasiva, sia nella sfera personale che sociale, capace di penetrare in ogni aspetto, come dimostrano ad esempio smart working e DAD (imposta anche a bambini in tenera età).

Da un disastro annunciato alle soluzioni: 6 capitoli agili e incisivi

Nel capitolo 1 si parla di un disastro annunciato: nel 2019 ci sono stati infatti studi ed esercitazioni virtuali in vista di una possibile pandemia, mentre da noi in Italia si è provveduto ai tagli alla sanità per 37 miliardi di euro in 9 anni.

Si parla anche della frontiera del nuovo capitalismo, lo stakeholder capitalism, non più shareholders: in parole povere, un modello con un’ulteriore concentrazione di potere nelle mani di pochi prescelti, delle grandi imprese private adesso fiduciarie della società intera, senza più la condivisione (share) con gli azionisti. Un aumento di ricchezza oligarchica e di disuguaglianze, tipico del neoliberismo di Milton Friedman, adesso ordoliberismo, cioè competitivo tra pochi, e con le istituzioni statali a decidere chi partecipa o meno al gioco.

Nel capitolo 2 si entra nel vivo di nuove modalità di vita come distanziamento sociale e lockdown, di parole che ritornano dal passato come coprifuoco e quarantena, e soprattutto del legame tra economia e salute. Quest’ultima, non è riconducibile alla sola possibilità di ammalarsi, e dunque al puro interesse per la nuda vita (per riprendere la definizione del filosofo Giorgio Agamben, cui l’autrice accenna e del quale avevamo già parlato in questo articolo), essendo un concetto che merita un approccio olistico, che comprende relazioni, lavoro, socialità, movimento. Tutto soppiantato in nome della vita biologica, compresi gli screening per patologie più gravi. La nuova sorveglianza sanitaria è il Panopticon dei nostri tempi, con la Cina precursore assoluto col suo sistema di credito sociale per i cittadini.

La quarta rivoluzione Industriale (cap.3) è un progetto di biopolitica/biopotere, cioè potere sulla nostra vita e sul nostro corpo, definito ben prima del Covid, dove tecnologie informatiche e biologiche stanno creando un nuovo mondo ed un nuovo cyber-uomo, grazie a connessione permanente (5G e poi 6G) e robotizzazione. Il tutto ad una velocità di crescita pazzesca, accelerata ulteriormente dalla pandemia.

Il nuovo consumismo è dettato dagli algoritmi e bisogni indotti per la nuova generazione Novel, quella dell’online, dell’asocialità e della paura.

Il capitolo omonimo del libro, THE GREAT RESET, conferma quanto questo sia un progetto ben documentato e, con una visione economistica, ci racconta ad esempio che il Fondo Monetario Internazionale sia uno dei fautori del lockdown in nome di una riduzione di spese, consumi e impatto ambientale: green economy e finanza sempre più intrecciate. Intelligenza artificiale, tecnologie del DNA in prospettiva telemedicina, raccolta dei big data da parte dei giganti della tecnologia per costruire un profilo commerciale, completano il quadro di quanto narrato già (seppur con conclusioni diverse, qui messe in discussione) nel libro Il capitalismo della Sorveglianza. Il tutto spinto da testimonial vip e da una comunicazione politically correct, che censura il pensiero “diverso” su social e piattaforme varie, bollato come disinformazione.

Il nuovo potere è il controllo sociale, con la scusa di ecologismo e salute, con mascherine, guanti, plexiglass e bottiglioni di Amuchina che non sono certo un toccasana per l’inquinamento. E ancora passaporto digitale sanitario, come anche il microchip sottopelle in prospettiva telemedicina… Ipotesi che sembravano fantasiose e che invece stanno diventano realtà.

Il futuro prospettato nel 2030 (cap.5) in un saggio da Ida Auken, ex ministro dell’ambiente danese tra i leader del Forum di Davos, è quello di un uomo spersonalizzato, senza possedimenti, senza lavoro ma con un reddito universale, con abitudini e gusti determinati da algoritmi, senza privacy, con città tecno-distopiche, e robot che dominano la scena.

Ci auguriamo davvero che non sarà così, giusto?

Interessante la nota sull’avvio di una società sulla base del comunismo cinese, un collettivismo utopico che ignora la soggettività: manca infatti il perno portante di quell’utopia, ovvero la classe operaia, sostituita nelle fabbriche dai robot, come nella prima in assoluto senza umani, costruita a Dongguan nel 2015.

Le soluzioni al tentativo di Grande Reset, conclude Ilaria Bifarini, sono tutte quelle possibili per restare umani e combattere il transumanesimo (termine coniato da Huxley, fratello dello scrittore del romanzo distopico Il Mondo nuovo), ovvero la commistione tra uomo e robot, l’ibridazione tra intelligenza artificiale e umana. Un movimento sostenuto da figure quali Ray Kurzweil, ingegnere di Google, e magnati come Elon Musk.

A tutto questo, e alla nuova religione dello scientismo, bisogna rispondere con un approccio olistico e con un’economia che è anche scienza sociale, che si occupa del benessere delle persone. Alla deriva bio-tecnocratica, al reset mentale è necessario reagire con la coscienza, con il suo sviluppo continuo e il contatto con la nostra essenza, che non ha niente di transumanistico.

Linguaggio asciutto, pulito, alla portata di tutti grazie a capitoli di semplice comprensione anche per chi non è esperto di economia e politica, il libro IL GRANDE RESET: Dalla pandemia alla nuova normalità di Ilaria Bifarini si dimostra bussola importante per far luce sul momento, senza cedere al complottismo estremo.

Se vogliamo trovare dei difetti ad una pubblicazione importante di questi tempi, lo sono forse la visione molto pessimistica, ed una pubblicazione del libro in self publishing, sfruttando proprio ciò che si contesta, ovvero un gigante del web come Amazon.

Se per la prima obiezione si passa comunque da fatti certificati e reali ai quali ognuno poi darà la propria percezione positiva o negativa che sia, per la seconda quello che appare un appoggio ad una multinazionale va visto, a mio modo, come un vantaggio da sfruttare: l’auto-pubblicazione permessa da Amazon è una nuova modalità interessante che, se utilizzata come in questo caso, è veicolo di informazione rapida. Senza questa opzione, molto probabilmente un libro del genere non avrebbe trovato editore, o comunque non nel breve periodo. E dunque, se utilizzate con moderazione e per determinati fini e settori, si può anche accettare queste piattaforme.

Da un punto di vista grafico ovviamente, il self publishing offre un libro più scarno a livello visivo e di qualità di stampa, ma ciò che conta alla fine è il contenuto.

Per concludere, la mia doppia domanda, che si somma alla lettura del testo, è:

“Vogliamo questo nuovo mondo? Vogliamo una società del genere per il nostro futuro e quello dei nostri figli?”

Fermare il corso del tempo, degli eventi e della tecnologia è pressoché impossibile, e alla fine gli estremismi non sono mai funzionali: parte della digitalizzazione, dell’informatica e dei dispositivi attuali e futuri sono ormai parte integrante di noi, ed anche utili per molti aspetti; la discriminante – come sempre – è l’utilizzo che ne facciamo e la necessità di mettere un paletto oltre il quale l’invasione tecnologica non deve avvenire. Tra i paletti più evidenti ci sono le relazioni sociali reali, il lavoro svolto con passione, la libertà di scegliere cosa fare del proprio corpo, e in generale una vita vera, non un surrogato fatto di algoritmi e stanze domestiche, ognuna adibita ad una funzione specifica. L’uomo è un animale sociale, e come tale deve rimanere, la natura la condizione regina nella quale abitare e governare il mondo.

Chi ancora dorme tranquillo sul proprio divano di casa, si svegli adesso o non si lamenti in futuro, visto il mondo che lascerà ai propri figli. E intanto legga il Grande Reset di Ilaria Bifarini (disponibile anche in formato e-book), che aiuta a decifrare quello che sta accadendo. Sperando che non si verifichi.

Il libro è acquistabile su Amazon a questo link.

Disponibile anche su altri siti, come Macrolibrarsi, il Giardino dei Libri, e anche sul blog personale dell’autrice (ilariabifarini.com).

One Response

  1. Paola 07/06/2021

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