Videogame, un fenomeno culturale di massa

Super Mario, Crash Bandicoot, Lara Croft. Ecco, forse basterebbe già il primo di questi nomi per capire di cosa stiamo parlando. I videogiochi sono diventati già da anni un vero fenomeno di massa e le persone che non hanno mai impugnato un gamepad nella loro vita si contano sulle dita di una mano.

foto pixabay

Se negli anni ’80 qualche genitore era più restio a giocare insieme ai figli, oggi l’età media dei gamer si è innalzata e con la possibilità di sfidarsi in rete l’utenza si è rapidamente ingigantita. Gran parte dell’intero settore dell’intrattenimento si fonda ormai sui videogame, che presto faranno capolino anche alle Olimpiadi.

Ma com’è nata esattamente l’opera espansionistica dei giochi virtuali?

Nel 1947 vide la luce il primo gioco che sfruttava un tubo catodico, in cui bisognava lanciare attraverso strumenti un po’ rudimentali una sorta di missile verso un bersaglio.

Ci sono voluti altri 20 anni prima che i videogiochi prendessero una forma simile a quella che conosciamo oggi e così nacquero la Magnavox Odissey e la Nintendo Color TV Game. Ed ecco qua la “grande N”, da lì a breve destinata a scrivere pagine indelebili della storia videoludica, in barba all’Atari e alla SEGA.

Il NES è forse meno conosciuto ai più giovani, ma già il SNES, ossia il Super Nintendo, evoca qualche bel ricordo. Uno dei titoli più famosi in assoluto è “Super Mario World”, seguito ufficiale della serie “Super Mario Bros” avviata sulla console della generazione precedente.

Oggi molti platform si ispirano alle avventure del baffuto idraulico con la salopette, così come una delle console più in voga oggi ha preso piede grazie ai suoi padri. Stiamo parlando della PlayStation, originariamente pensata come periferica aggiuntiva per il gioiellino a 16 bit della Nintendo, per poi diventare un sistema a sé a seguito della rottura di alcuni accordi commerciali.

Già negli anni ’80 e ’90 le edicole iniziavano ad ospitare riviste a tema che parlavano dei giochi che sarebbero usciti nei mesi successivi o dei trucchi utili per superare quei passaggi nei quali la maggior parte dei gamer si incagliava. Era un’epoca in cui i forum non esistevano, tantomeno i gameplay completi su YouTube. Con la PlayStation il fenomeno è andato via via crescendo trovando la sua sublimazione con l’uscita della PlayStation 2, ancora prima che le console implementassero il collegamento ad Internet per consentire le partite a distanza. Insomma, i videogame andavano alla grande anche quando ci si doveva limitare a delle sessioni in locale. Per anni possedere una PlayStation in casa sembrava quasi uno “status quo”, per quanto abitudine diffusa, mentre oggi c’è chi vanta tranquillamente anche più di una console riposta accanto alla televisione. Che non è più strumento indispensabile per giocare.

Negli ultimi 10 anni, infatti, è esploso il mercato delle app da smartphone e i videogame non potevano non cavalcare l’onda. Tra software per dispositivi mobile e portali web i giochi virtuali sono molteplici e possono annoverare le rivisitazioni di grandi classici come un casinò live aperto online : anche per giocare a carte, ormai, non è più necessario sedersi intorno a un tavolo dal vivo. Le app consentono ai gamer più assidui di testare le controparti digitali di quei giochi che sono comunque disponibili anche sulle grandi console. Tra videogame mobile e non, l’industria globale fattura ogni anno 200 miliardi di dollari, contando sia hardware sia software.

Oggi sono la PlayStation e la Xbox a dominare la scena, ma la Nintendo è ancora viva e sforna periodicamente qualche sorpresa, anche dedicata ai nostalgici. Non a caso qualche anno fa spopolavano nei negozi il NES Mini e il SNES Mini, delle versioni celebrative e comunque limitate delle storiche console, che hanno rappresentato forse l’apice della diramazione del retrogaming. I tornei internazionali dei giochi più recenti e longevi come FIFA o Call of Duty, intanto, aumentano a macchia d’olio.

In attesa di un utilizzo più massiccio della realtà virtuale, l’ascesa del settore dei videogiochi sembra non volerne proprio sapere di fermarsi…

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