Intervista di Giovanni Agnoloni
Chiara Daino (detta la “Dama”) è una donna che scrive, recita, canta, ed esplica le infinite sfaccettature del significato greco della parola drama, che è “azione”. Lei non vuol essere chiamata poetessa, ma poeta, come già Anna Achmatova. E la sua natura plurisfaccettata e complessa è ben resa dalla parole inglese performer, che si avvicina piuttosto bene alla ricchezza di significato del dran, “fare” in senso forte, del greco antico.
Di lei ricordo soprattutto l’attività di scrittrice, che ha prodotto opere in versi come Virus 71 (Aìsara Edizioni) e la Metalli Commedia (Thauma Edizioni), ma molto forti sono anche i suoi libri in prosa, come La Merca (Fara Editore), che è stato il suo esordio letterario, e l’ultimo uscito, L’Eretista (Sigismundus Editrice).
Il suo agire artistico è un creare, dunque non aspettatevi un’intervista normale. Perché questa è, inevitabilmente, una performance. Con quel rabbioso spirito metal che è così suo.
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– Chi sei, Chiara? O Dama?
Sono un ventriloquo in maschera. E «guai a chi non sa portare la sua maschera» ammoniva il Bardo. Non esiste una sagoma sola per chi ospita organismi onnivori. L’unico Aut-Aut, imperante e imperativo, s’annida nell’essere o non essere [traduzione terrifica perché infedele all’incisività monosillabica originale dell’Amletico to be or not to be].
Sì è o non si è. Punto fermo. E sono Chiara e sono Dama, sono un collettivo di voci e di volti che nasce per destino onomastico: Daino è l’artiodattilo Dama Dama e se Chiara è la persona, Dama è tutte le personae che incarna, di palco in pagina, di mimesi in metessi.
Don’t Dream It, Be It! Let’s Do The Time Warp Again…
– Che tu scriva versi, romanzi o canzoni, hai uno stile tuo, profondamente originale. Dove nasce – o magari si reincarna – Chiara Daino?
«Born to lose, live to win» è tatuaggio di Lemmy Kilmister che canta la volontà prima: nato per perdere, vivo per vincere. Il contrasto è l’utero di tutto – e io non rappresento l’eccezione: abito l’ossimoro, il salubre morbo che mi altalena l’anima. La mia parola mi assomiglia e viceversa.
Vorticando nello shaker delle mie sinapsi i migliori Trionfi, presi a prestito Petrarca per dirmi l’anima «Chiara: virtute accesa, quasi uno scoglio. Et la boriosa impressa avea: sangue meschio, un singular suo proprio portamento, suo riso, suoi disdegni e sue parole». E ancora: «una giovene fiera a paro a paro coi nobili poeti va cantando, et ha un suo stil bruto e raro. Ven colei ch’ha ‘l titol d’esser belva: nudrita di penser non dolce, sciolta favella, tal che nessun sapea ‘n qual mondo fosse. Giunge la funesta: colei che ‘l mondo chiama ostile – e sempre un stil, ovunque fusse, tenne».
Ed è solo un lato del prisma. Chiara Daino si reincarna in vita, senza sosta, in un’esistenza altra e in una qualsiasi altra esistenza che la alberga – quando sguscia, quando si stomaca, quando avverte il tanfo dell’«etichetta» che la ulcera e la soffoca come cappio. È un gioco serio il gioco di ruolo e non intendo squadrare con l’accetta né la mia parola né il popolo di personalità che cavalca nella mia carcassa di carne umana.
Grazie all’intatta curiosità bambina e all’impazienza di una frenesia congenita, non posso che mettermi sempre alla prova: dalla terzina dantesca alla fiaba, dalla poesia del Metallo al ritmo da drammaturgo, dal romanzo allo scritto performativo, … Resto quello sforzo sinestetico teso all’Opus.
[Sforzo che dovrei, nel prima o nel poi, rendere più chiaro al prossimo mio – spendendo tre quarti delle mio ciclo circadiano a riscrivere e rispiegare, rispondendo al solito ritornello: «non ho capito. Cosa hai scritto? Cosa hai detto? La frase ha davvero un senso compiuto? E questo sarebbe italiano? …?». Per fortuna lo schermo/scudo mi evita la valanga di denunce che mi grandinerebbero addosso sferrando un chiarissimo calcio nella prima zona molle del mio interlocutore petulante e lamentoso: «è un calcio! L’hai capito? O te lo rispiego?». Ah, Superiorità del Gesto…].
– Tu hai scandagliato il sesso, la solitudine e il marciume dei luoghi comuni perbenisti. Da questo nasce il tuo ultimo libro, “l’Eretista”. Parlaci di questo conio spiazzante.
Come si cattura un ermellino? Scintilla così l’Eretista e Ronnie James benedica Sigismundus Editrice per la fiducia riposta nel mio creare più parafrenico che paratattico…
Eruzioni cutanee a rapida insorgenza mi tormentano quando mi chiedono: «di cosa parla l’Eretista?». Subitanea, rispondo: «non di cosa, ma di chi e di come!» e, ça va sans dire, mi trovo innanzi una parata di espressioni che variano dall’inebetito al dubbioso, dallo schifato all’indifferente.
Ricominciamo. Dalle radici: l’Eretista non vuole essere e non è un romanzo «scomodo» [né l’Autore né il suo libro sono divani! E sarebbe davvero l’ora che certa critica smettesse di desemantizzare e pervertire le parole]. Fedele al mio «un popolo povero di parole è un popolo povero e basta», cercai di conciliare la ricca eredità linguistica con la smania supina della semplicità, per bilanciare patrimonio e ponte comunicativo: è sempre colpa del messaggero se il messaggio non è recepito [non sono d’accordo, ma così mi è stato detto e me ne sto! Mea culpa, o Italioti, se non mi capite. Cazzo mi lamento? Al mugugno preferisco l’impegno, ma NON trituratemi le gonadi in merito alla Lingua de l’Eretista, più «incontro al pubblico» di così e chiederò a Pupo di farmi da ghost-writer!].
Procediamo. La trama: ah, mia ulcera peptica, cilicio critico che la Trama Tirannide Tenia mi perseguita! Cheduemeritepalle! DAINO: LA TRAMA! Santissimi i vostri Manzoni, ma basta! Mai sentito parlare di Hitchcock e del MacGuffin? Datosi che i nuovi autori conclamati sono TUTTO tranne che autori e che i libri sono letti DOPO che qualche magnate in fregola culturaleconomica ne ha tratto e prodotto una straminchia di film… Che dirvi? Pezze al culo avevo e pezze al culo mi tengo. Pure: o lo comprate e lo leggete o non stressatemi per farmi diventare un coccobellaro da spiaggia.
– L’artista grida la sua ferita per sanarla. Tu sei una metal, il grido è parte del tuo essere. Ma che vuol dire, oggi, fare musica (e letteratura) in Italia?
La mappatura delle cicatrici non è MAI una cura, altrimenti l’Arte sarebbe Terapia e non ho mai tollerato questo equivoco: Burroughs era un eroinomane, ma non tutti gli eroinomani diventano Burroughs. Il rapporto non è 1:1 e non esiste una funzione bigettiva che stabilisca una doppia implicazione [A B]. L’Artista, come scolpito da Cioran, subisce se stesso ed è Artista – nonostante. Il grido dell’Artista è sangue fertile solo quando converte in Bellezza, è l’Ur-Schrei di Munch; Das Schloß di Kafka; Cemetery Gates dei Pantera; On His Blindness di Milton; Non sempre ricordano di Vicinelli; Mosca sulla vodka di Erofeev; et cetera.
L’Artista cura gli altri, ma vive scortecciato sempre – scelga una doppiacassa o un distico elegiaco come forma privilegiata d’espressione.
La fistola italiana è proprio l’abuso del FARE: cosa significa fare Musica o fare Letteratura? Nutro profondo, intestino, radicato ODIO per chi si definisce, con falsa modestia, «artigiano». Non si fa Musica e non si fa Letteratura: sì è la Musica che si crea, si è la Letteratura che si scrive. Al massimo si può fare una sonora pernacchia per spillare una sacrosanta pioggia di sputi sulla frittura diaria che degrada e appiattisce, abbruttendo, tutto.
– Un tuo grande modello artistico, come attrice e performer, è Carmelo Bene. Quanto di lui vive in te, nel tuo approccio al teatro e alla vita?
Il Sommo Bene, Papà Carmelo! Come si può non venerarlo? E, prego notare, sia una domanda retorica – giacché sono Beniana nel midollo. Questo non significa che io voglia imitare il Titano d’Otranto, inarrivabile, incomparabile, imprescindibile, l’unico Uomo che ho sempre amato e che amerò nel per sempre. Puntualizzata la mia ossessione, siamo profondamente diversi: Bene rifiutava ogni ontologia e Daino si batte per l’identità ontologica.
Bene è IL Genio e, in tempi NON sospetti, già schifai la mediocrità disinformata della massa paupulante [senza alcunché togliere a Benigni – che, peraltro, vanta un cognome vagamente dispregiativo rispetto a Bene] che ignora LE ORIGINI della Lectura Danctis come ATTO politico:
Non il tempo di rifarci lo trucco
quand’ecco farsi noi presso – pinocchio:
«Frate pazzo mi segue per l’assùcco!»
tosto priega, gettatosi in ginocchio.
«Aiutate me mi, siate cortesi»
frignava quello, a mo’di marmocchio.
«No! Non sei l’om puro che ti palesi»
disse lo Duca, in scrollar di testa
«scoperto t’ho, tuoi preghi son mal spesi,
Buffo Berto, t’attende bella festa
che Titano d’Otranto non si placa
avante a nulla! Nulla l’arresta!».
E qual frottolin ch’in braca si caca
tremava quel magerrimo omino
poi parole sbava come lumaca,
poi cerca palpar l’Alice divino
e allor riconosco il tosco tizio:
«Messer Maligni! Fronta’l tuo destino!
S’i potesse, capriccerei lo sfizio
di sbeffeggiar tuo cattivo gusto,
d’inculcar – io stessa – in tuo orifizio
longo palo, per amor dell’Augusto
Bene Che, duro, le vene mi scorre!
Mai hai reso grazie al sovrano giusto:
Ei memorò strage dall’alta torre!
Di voce Divin primato detiene!
Oh bieca zecca, nessun ti soccorre!
Sugghia – solo – lo fele di tue pene!
Oltre, tue grame, più non protestare!
Saggia lo stile: l’ira di quel Bene!
Cruda fin di quello guitto giullare
l’ebbra mia vista volea ver intera
ch’altrove l’Alice mi fè notare…
– Ti faccio tre nomi di grandi autori che hanno fatto dell’integrità etica un pilastro fondamentale della loro arte: Dante Alighieri, J.R.R: Tolkien e Roberto Bolaño. Tu, che hai scritto la Metalli Commedia, hai messo Tolkien nel tuo Paradiso e ami il cileno errante. Quanto, artisticamente, dialoghi ancora con loro?
Dialogo coi trapassati presenti, evitando i mortinvita che mi colesterolizzano la vista come tacchini infarciti e autoreferenziali. Sì, lo so, non si capisce. Punto.
A capo. Mi spiego [o almeno ci provo… Le mie borchie per un esegeta!]: non ho MAI vissuto la Grandezza e la Grandiosità come pesi o fardelli o punti inarrivabili, ma come fonti preziose e doni numinosi – fari, guide, maestri, compagni di sbornia… Delle vomitate con i Boito che neanche con Sid!
Metalli Commedia è l’amalgama di Cultura, Storia, Arti e Sangue – da Tolkien ai Blind Guardian, da Dante a Dime, dalla gang-bang alla Kabbalah, mischiando cazzi e carmina, l’alto-basso di Lévi-Strauss e di tutti [da Marziale a Leopardi, tanto per…].
L’ORRORE Apocalittico che mummificò molte muffe critiche fu proprio questo sconfinare che – MINCHIONI! – non ho inventato io! Se spolmono «Dickinson!» – un poetante gloglotterà: «Emily!»; un Metallaro ruggirà: «Bruce!». Paraocchi, paraocchi, paraocchi… Tedio, tedio, tedio… Bruce ed Emily sono più consonanti e contemporanei di quel che miopia settoriale pretenda. Avete presente i DRAGHI? Proprio quelli… O la FIEREZZA? E divertitevi a scoprire quale Dickinson scrisse cosa….
«Oftener by the Claw of Dragon
Than the Hand of Friend
Guides the Little One predestined
To the Native Land»
«I throw myself into the sea
Release the wave let it wash over me
To face the fear – I once believed
The tears of the dragon
for you and for me»
«Upon me – like a Claw –
I could no more remove
Than I could modify a Leech –
Or make a Dragon – move –»
«My emotions
Frozen in an icy lake
I couldn’t feel them
Until the ice – began to break
I have no power over this
You know I’m afraid
The walls – I built – are crumbling»
«To fight aloud, is very brave»
– I tuoi nuovi progetti?
Pesci ascendente gemelli. Potrei mai progettare alcunché? Non appena il mio Δαίμων deciderà quale altra opera non mi porterà soldi, ma tanta tanta tanta bella buona volontà per le «genti future», saprete dove trovarmi: in un’altra strada e con un’altra faccia….
We are The Road Crew!




Bellissima azione la vostra, mi permetto di linkarla nel mio spazio, grazie
Grazie mille, Orodè!
Ho avuto il piacere di assistere a una performance di Chiara e devo dire che è proprio magnetica!
E Dama ringrazia Giovanni [Juanito che bacio in ogni globulo]; Postpopuli tutti – per accoglienza e pazienza; Orodè fiamma d’Arte; Luca e ogni Lettore; ogni Anima. Nello spartito. Nel virile pianto del Drago.
http://www.youtube.com/watch?v=shfZzTJYZWs
My best screams
Grazie infinite a Chiara dal nucleo dei miei globuli, e a tutti voi per l’attenzione a questo post e a tutta l’attività di Postpopuli!
Parole sferzanti, che lasciano in principio una sensazione di nausea per le crude verità che contengono, ma delle quali continuando a leggere poi non si può più fare a meno; parafrasando l’onnipresente Terry Pratchett: «una risposta è troppo, due non sono abbastanza».
Splendida intervista di un Agnoloni per una Daino in ottima forma, tra Dickinsons e Burroughs, Lemmy Rocky Horror e Dio. Grazie per continuare a tenere accesa il Fuoco, aspettando quella terra prometea che.
Arriverà.
Grazie a voi.
Grazie, Daniele, di cuore.
Arriverà, la Svolta. Arriva. Sta arrivando.