di Claudia Boddi
Si chiama Sportivamente basket. Ma non è solo sport.
In un periodo in cui integrazione e rispetto delle differenze non sono solo parole ma anche valori abusati, questa è la dimostrazione concreta che le cose possono andare anche in un altro modo.
Stiamo parlando di un progetto organizzato dalla Cooperativa Sociale Matrix Onlus, che ormai da molti anni opera nel settore dei servizi alla persona, in collaborazione con l’Istituto Superiore Elsa Morante di Firenze e la Florence basket “Il Fotoamatore”, squadra che milita in serie A2.
Il basket integrato
Il basket integrato è la prima esperienza di questo tipo in Toscana, rivolta a persone diversamente abili adulte, che hanno voglia di apprendere i fondamenti della pallacanestro, ma anche di sperimentare un contesto relazionale alternativo rispetto a quelli a loro comunemente noti (famiglia, vicinato, rete parentale e poco altro).
Il progetto si struttura sulla base di un allenamento settimanale, che prevede la presenza in campo di due giocatrici professioniste della Florence e due educatori con esperienza che accompagnano gli utenti nel loro percorso di conoscenza di sé attraverso la scoperta del gioco del basket, sfruttando la grande capacità comunicativa della palla.
Sport come il calcio – dove si utilizzano gli arti inferiori e molti ragazzi dall’andatura incerta non possono praticarlo – o la pallavolo – dove la sfera entra in contatto con le mani solo per essere respinta – non sono adatti a questo scopo.
Nel basket la si può sentire, accarezzare, giocarci e da qui nascono sensazioni diverse e molteplici: la palla rimbalza, striscia, vola e ha il fascino della sua rotondità, fa interagire, mette in contatto, e questo – in un gioco come il basket dove c’è bisogno dell’altro – è fondamentale. La capacità di creare relazione che la palla possiede viene ancor più valorizzata nel campo della disabilità in quanto i ragazzi con difficoltà hanno più bisogno degli altri di essere accettati. In questo caso tutti riescono, con i loro limiti, a entrare in contatto e comunicare perché questo gioco favorisce la comunicazione stessa e il rispetto di tempi e ruoli, rappresentando un importante momento di educazione ai tempi della relazione.
Il padre di questa meravigliosa idea è Marco Calamai, giocatore e allenatore professionista, che dopo numerosi successi in carriera, adesso vive e lavora a Bologna, dove ha portato le sue squadre integrate maschili a essere competitive anche a livello nazionale. Nel suo Uno sguardo verso l’alto, edito da Franco Angeli nel 2008, Calamai fa luce sui principi che stanno alla base dell’approccio che sostiene, spiegando attraverso il racconto di aneddoti e storie appartenenti alla sua esperienza quotidiana, in che senso definisce questa pallacanestro “globale”.
“Essa non lavora solo sull’aspetto cognitivo del ragazzo, con esercizi di tecnica e fondamentali, ma soprattutto sull’aspetto relazionale e sull’aspetto emotivo, puntando sulla comunicazione, lo scambio e la valorizzazione delle abilità di ognuno”.
E’ proprio qui che sta la rivoluzione copernicana. Se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che ognuno di noi è disabile rispetto a qualcosa e che quello che facciamo continuamente è valorizzare i nostri punti di forza e le nostre risorse. Applicare questo principio alla disabilità vera, quella vissuta tutti i giorni sulla pelle, significa attuare uno spostamento di prospettiva: vedere la persona prima della carrozzina, il sorriso prima della deformazione fisica.
Troppo spesso intorno al mondo della disabilità ruotano concetti, che poi diventano azioni, di tipo assistenzialistico e volontaristico che altro non generano se non un sensibile svilimento delle persone e del lavoro in sé, associandolo solo ed esclusivamente alle istanze missionarie e benefattrici di chi vi si avvicina. Qualità e autenticità è invece quello che scorre nelle palestre dove si gioca questo basket integrato che come sport ben si presta – per gli stimoli che manda, per il senso del gruppo che crea, per il fascino del canestro che lo caratterizza – a essere il più adatto come disciplina di squadra per i ragazzi con handicap psicofisico.




Tanti Auguri e buon lavoro
Grazie, tantissimi auguri e buon lavoro anche a voi!