L’errore medico è un tema di grande rilevanza nell’ambito della sanità, con implicazioni sia per i pazienti che per gli operatori sanitari. Si tratta di una questione delicata che coinvolge la salute e il benessere delle persone, nonché la responsabilità professionale di medici e strutture sanitarie. Comprendere le circostanze in cui si può parlare di errore medico e chi è tenuto a rispondere delle conseguenze economiche è fondamentale per tutelare i diritti dei pazienti e garantire un sistema sanitario efficiente e trasparente.
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Definizione di errore medico
Si parla di errore medico quando un professionista sanitario, o un altro operatore, commette un errore nella diagnosi, nel trattamento o nella gestione clinica di un paziente, provocando un danno alla salute. Tale danno può essere fisico, psicologico o economico e può derivare da una serie di circostanze, tra cui errori diagnostici, terapeutici o chirurgici. Alcuni esempi comuni includono la somministrazione di farmaci errati, operazioni chirurgiche condotte in modo inadeguato o diagnosi tardive che compromettono la cura.
È importante sottolineare che non ogni complicazione o esito negativo di un trattamento medico rappresenta un errore. Perché si possa parlare di errore medico, è necessario che vi sia una condotta negligente, imprudente o imperita da parte del professionista sanitario, che non rispetti gli standard di diligenza previsti dalla pratica medica.
Tipologie di errore medico
L’errore medico può assumere diverse forme. Gli errori chirurgici, ad esempio, comprendono interventi eseguiti in modo scorretto o su parti del corpo sbagliate, con conseguenze che possono essere gravi o persino fatali. Gli errori diagnostici si verificano quando una condizione non viene riconosciuta tempestivamente o viene interpretata in modo errato, causando un ritardo o un trattamento inappropriato. Gli errori terapeutici si riferiscono a trattamenti non adeguati alla condizione clinica del paziente, mentre la negligenza medica si manifesta quando il professionista non adotta le cautele richieste per evitare danni.
Un’altra forma rilevante è l’imperizia medica, che avviene quando il medico non ha la preparazione adeguata o non rispetta i protocolli operativi standard. Questo tipo di errore può essere legato a carenze nella formazione o a una mancanza di competenze tecniche. Infine, anche la mancata comunicazione dei rischi associati a un trattamento o delle possibili alternative può costituire un errore, in quanto limita la possibilità del paziente di prendere decisioni informate sulla propria salute.
Chi paga per l’errore medico?
La responsabilità per gli errori medici può ricadere su diversi soggetti. Secondo la legge n. 24 del 2017, conosciuta come legge Gelli-Bianco, sia le strutture sanitarie pubbliche e private che i singoli medici devono stipulare polizze assicurative per coprire i danni causati da errore medico. Questo significa che, in caso di un risarcimento, il paziente può rivolgersi sia alla struttura sanitaria, che è responsabile delle azioni dei suoi dipendenti, sia al medico responsabile dell’errore.
Nel caso di strutture pubbliche o private, la richiesta di risarcimento va inoltrata direttamente all’ente, che dovrà risarcire il paziente a meno che non riesca a dimostrare che l’errore non è stato causato da negligenza o colpa della struttura. Se il medico opera come libero professionista, è tenuto anch’egli ad avere un’assicurazione che copra i danni, e il paziente può richiedere il risarcimento direttamente al medico.
Il termine entro il quale il paziente può richiedere il risarcimento è di 10 anni nei confronti della struttura sanitaria e di 5 anni nei confronti del medico. Se l’errore medico si configura come reato, possono essere avviati anche procedimenti penali, oltre a quelli civili.
Il calcolo del risarcimento
Il risarcimento per un errore medico viene calcolato tenendo conto di vari fattori, tra cui le spese mediche sostenute dal paziente, la perdita di guadagno dovuta all’incapacità di lavorare, i danni morali e psicologici subiti e l’impatto sulla qualità della vita. In Italia, si fa riferimento alle “tabelle milanesi” per calcolare i risarcimenti relativi ai danni biologici, soprattutto nei casi di danni permanenti o invalidità.
Oltre ai danni patrimoniali, come le spese mediche e la perdita di reddito, possono essere risarciti anche i danni non patrimoniali, come il dolore fisico e psicologico, l’angoscia emotiva e la perdita della qualità della vita. In alcuni casi, il giudice può anche prevedere un risarcimento punitivo nei confronti del responsabile, specialmente se l’errore è stato causato da condotte particolarmente gravi o dolose.



