di Francesco Gori
Classica commedia all’italiana, quella proposta da Carlo Verdone in Posti in piedi in Paradiso, che per l’occasione si avvale di attori sulla cresta dell’onda come Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Micaela Ramazzotti.
In quel di Roma, stavolta Verdone è Ulisse Diamanti, ex discografico, adesso gestore di un negozio di vinili che sente inevitabilmente la crisi del settore. Senza un soldo, divorziato dalla moglie (Diane Fleri) e con una figlia adolescente a carico, l’uomo si barcamena come può, dormendo nel retrobottega del suo esercizio e affidandosi più alle vendite online che a quelle reali. In cerca di una casa più accogliente ma ad una modica cifra, si imbatte in Domenico (Marco Giallini), agente immobiliare che ha sperperato tutto nel gioco e anch’egli con famiglie a carico – ha figli sparsi qua e là -, che cerca di propinargli un appartamento. Nell’appuntamento per vedere la casa, spunta il terzo “sfigato”: è Fulvio (Pierfrancesco Favino), ex critico cinematografico adesso giornalista di gossip che vive dalle suore, avrà forse ex moglie (Nicoletta Romanoff) e figlia da mantenere? Certamente. I tre si ritrovano presto a dover convivere, dopo proposta di Domenico e obbligo finanziario a dire di sì, in una casa dell’agente. Manca il campo per la ricezione del cellulare, le mura vibrano per il passaggio della metropolitana ma il miracolo avviene e Fulvio ed Ulisse, disperati, accettano. Nel frattempo, il trio cerca di risollevarsi e trovare almeno dei “posti in piedi in paradiso”.
Già questo basterebbe, per rendersi conto che lo stile Manuale d’amore, in voga in questi anni, è sempre tra noi. Luoghi comuni, situazioni viste e riviste, gag che a tratti fanno ridere sì, ma frutto di una comicità – quella italiana – alla frutta, che ha sempre bisogno della parolaccia, del tanga o dello sketch esasperato per far ridere. Dovrebbe imparare dal cinema francese, delicato, ironico e mai volgare. Quello che colpisce in negativo sono i personaggi di contorno, stereotipi e caricature del “matto”, del “creditore”, della “svampita”, della “cicciona”, del “ragazzo straniero” e frutto di una recitazione forzata, nei gesti e nelle parole usate.
La trama prosegue e i tre interagiscono, con altri interventi esterni. Come quello di Gloria (Micaela Ramazzotti), cardiologa in crisi sentimentale, chiamata in seguito ad un malore di Domenico, dovuto ad eccesso di viagra in uno dei suoi incontri da gigolò per arrotondare. La bionda con la testa fra le nuvole si è appena lasciata e trova nel morbido Ulisse il cuscino giusto per appoggiare la testa. Quest’ultimo del resto è il classico personaggio che Verdone interpreta in ognuno dei suoi ultimi film: il padre e marito in crisi, a tratti nevrotico ma in fin dei conti buono, che trova sempre il sentimento di una nuova donna e un finale lieto.
La conclusione della pellicola è tutto e niente, tra vincite, incidenti, pupi in arrivo, ritorni e saccheggi di perbenismo già scritto. Ma dov’è finito il Verdone di una volta? Perché ostinarsi ogni anno a girare film in stile Vacanze di Natale, quando il buon Carlo ci ha proposto pellicole di miglior fattura, dove la risata si mescola all’intelligenza? Il suo cinema pare aver dato il massimo nei primi 15 anni, dall’esordio di Un sacco bello a Viaggi di Nozze, solo Il mio miglior nemico nel 2006 ha lasciato un ricordo quantomeno positivo.
Tra i protagonisti, Favino si dimostra il solito fuoriclasse, Marco Giallini è una piacevole sorpresa e, paradossalmente, è proprio Verdone ad essere messo in secondo piano dai due, perso in un sorriso bastonato che non acchiappa più. Tra i volti femminili, Micaela Ramazzotti si distingue per il solito ruolo di donna svampita, Diane Fleri e Nicoletta Romanoff si vedono pochissimo.
A molti piacerà, è indubbio, ma non c’è niente di nuovo sotto il sole. Questo è il problema.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.


approvo in pieno…negli ultimi anni la commedia nel cinema francese si è distinta per un tipo di comicità che cattura per la sua delicatezza e per il suo charme, senza bisogno ogni volta di ostentare poppe e volgarità…mi viene in mente “giù al nord” (con remake italiano con Bisio)…Verdone è un grande ma il tempo passa anche per lui, si rassegni…
Non toccatemi Carlo! 😀 Riconosco comunque che alcuni film gli sono riusciti meglio rispetto ad altri; questo qui devo ancora vederlo, pertanto.. vi saprò dire quanto prima cosa ne penso..ci aggiorniamo sul blog!
A me sta simpatico e piacevano da morire i primi film, che hanno segnato segnato un’epoca. Ma negli ultimi anni sembra non avere più idee originali né verve
Grande Piefrancesco Favino: nel film si distingue dagli altri, secondo me