di Nicola Pucci
Fiorentina contro Juventus. E non c’è proprio bisogno di aggiungere molto di più. Firenze è ossigeno per un mondo altrimenti soffocato da cemento, denaro e ipocrisia, può vantare un patrimonio che non ha eguali ma, statene pur certi, il fiorentino medio può privarsi di tutto… ma non toglietegli un evento atteso un anno intero, paghereste dazio: assicurato.
A poche ore dal fischio d’avvio il sottoscritto, che a quel ceto medio guarda caso appartiene, accende i motori della macchina del tempo e proverà a farvi rivivere quattro partite quattro che hanno segnato la mia e credo anche la vostra esistenza calcistica. Un breve percorso, da Casarsa a Batistuta passando per Daniel Bertoni, Diego Fuser e, udite udite, Gianmatteo Mareggini.
ANNO DEL SIGNORE 1975, 11 MAGGIO. Accetterò bordate di fischi assordanti e rimproveri di ogni sorta ma non insulti: ebbene sì all’epoca il mio cuore pulsava per i colori zebrati. Mio padre, che mai ringrazierò abbastanza, per il mio nono compleanno mi fece regalo che più gradito non avrebbe potuto: una giornata in quel di Coverciano con Altafini, Zoff, Bettega, Scirea e compagnia bella. Un momento indimenticabile così come, sotto una pioggia battente, indimenticabile sarà la domenica per i giocatori gigliati che si impongono per 4-1: Superchi, Beatrice, Lelj; Rosi, Pellegrini, Della Martira; Desolati, Caso, Casarsa, Antognoni, Saltutti. Questo l’undici di partenza con il grande “Paron” Nereo Rocco in panchina ad incitare i suoi ragazzi che, scatenati, affondano una Juventus che poi vincerà lo scudetto. Una sfortunata autorete di Dino Zoff, una rasoiata di Antognoni, il 2-1, poi le reti di Casarsa che calciava i rigori da fermo e il poker di Mimmo Caso. All’uscita piansi lacrime sincere, io bambino deluso dai miei idoli bianconeri.
STAGIONE 1983-1984. Il bimbo è cresciuto, un’innocente peluria ormai indurisce il suo volto e la fede, riconosco non proprio incrollabile, ha girato per il verso giusto. Il Comunale è stracolmo per ammirare la Fiorentina targata “Picchio” De Sisti e con l’orribile giglio, eredità J.D.Farrows, sulle maglie. Una squadra magnifica, forse la più bella nei miei primi quarant’anni di calcio, che battaglia con la grande Juventus di Platini, Boniek e i sei campioni del mondo. 3-3 finale che appartiene alla storia del calcio, con la doppietta del “Puntero” Daniel Bertoni e il gol in tuffo del mio capitano, oh sì mio capitano, Giancarlo Antognoni, che in volo d’angelo uccella Tacconi. Sul 3-2 sembra fatta, ma non è così, un cross di Cabrini incoccia nel piedone di Contratto e Galli, ingannato dalla deviazione, alza bandiera bianca. Mannaggia, dirò poi, non me ne va bene una.
6 APRILE 1991. Il giorno del ritorno e del gran rifiuto. Sono passati pochi mesi dal delitto perfetto, ovverosia la cessione di Roberto Baggio alla storica rivale. I ricordi vanno all’estate calda in Piazza Savonarola a contestare la famiglia Pontello, artefice dell’insano gesto; sta di fatto che il match condensa in un pomeriggio vibrazioni intense. La Curva Fiesole accoglie i calciatori con un qualcosa mai visto prima e mai più dopo, una coreografia a disegnare l’immenso patrimonio di Firenze città d’arte. La Fiorentina avanza con Fuser a fine primo tempo, la ripresa si apre con un calcio di rigore a favore della Juventus. E qui trema la gamba del “Divin Codino”, o il cuore rifuta di impartire il colpo ferale; fatto sta che sul dischetto si presenta De Agostini e non Baggio: Mareggini para e sigilla il successo. All’uscita anzitempo dal campo il fuoriclasse vicentino raccoglierà la sciarpa viola e meriterà applausi nostalgici.
CAMPIONATO 1998/1999. L’ultima Fiorentina capace di far sognare, mister Trapattoni al timone e l’accoppiata Batistuta-Edmundo ad inseguire con le loro prodezze un tricolore che manca da troppo tempo. L’inizio stagione dei viola è esaltante, il 13 dicembre lo Stadio rigurgita passione per una partita che può legittimare speranze di grandezza. La sfida è accesa, equilibrata, corre il minuto 59 quando un cross dalla sinistra di Lulù Oliveira trova pronto all’incornata vincente il bomber argentino che “suona” la Vecchia Signora col balletto divenuto celebre.
Ci sarebbe molto altro da raccontare. Rammento lo 0-0 che chiuse la sfida-scudetto del 1981, tra tanti sbadigli e sotto un sole battente, così come il 2-0 firmato Passarella-Berti dell’86; ricordo un rotondo 3-0 con la punizione all’incrocio di Spadino Robbiati; non posso tacere, e qui la par condicio mi soccorre, le tante, forse troppe volte in cui la Juventus ha sbancato Firenze lasciandomi con l’amaro in bocca. Ma è l’ora di salutare e preparare i vessilli, tra poco si gioca e le parole lasciano campo al calcio, quello vero. Vinca il migliore.




Gran pezzo, un amarcord che fa venir voglia di guardare la partita anche in questa stagione ahimé deludente per i colori viola!
Complimenti a Nicola per il pezzo….
http://www.youtube.com/watch?v=9D3zRt9HzpY
partita bellissima…
Io mi ricordo solo le ultime due… quella di Baggio, che si rifiuta di battere il rigore e raccoglie la sciarpa è indelebile… e quella del 1998, in un’annata che doveva essere scudetto, perso per l’infortunio di Bati e il carnevale di Edmundo