AFGHANISTAN, LE TRAGEDIE DELLA GUERRA CHE NON PUÒ FINIRE

di Alberto Giusti

Domenica scorsa in Afghanistan, un militare americano, o forse più di uno, è uscito di caserma nella notte, e ha fatto una strage. Uomini, donne, bambini. Qualcuno dice che era ubriaco. Qualcuno dice che è impazzito, come i militari americani di tanti film sul Vietnam, o come l’artificiere di The Hurt Locker.

Leon Panetta, Segretario della Difesa degli Stati Uniti e Direttore della Cia (foto flickr)

Tra l’Isaf che definisce l’episodio “un incidente particolarmente spiacevole” e i talebani che rispondono “Uccideremo gli americani malati di mente” sembrerebbe quasi una scena da Banana Republic, se non fosse per i morti che ormai da 11 anni si contano, mese dopo mese, in quel territorio grande il doppio dell’Italia, ma abitato da circa 30 milioni di abitanti. Ed è di mercoledì la prima azione concreta dei guerriglieri contro gli americani: una macchina incendiata nell’aeroporto di Kabul, proprio mentre atterra il direttore della Cia, Leon Panetta. I toni del conflitto tornano ad alzarsi. Ma sono mai scesi?

Nonostante gli sforzi della natura per isolare quest’angolo di mondo, con i deserti e le montagne dell’Hindukush, è dalla fine degli anni  Settanta che il paese partecipa alle grandi manovre di politica internazionale. L’invasione da parte dell’Unione Sovietica nel 1979 è l’inizio di una guerra che terminerà soltanto nel 1989, dopo 10 anni di lotta cruenta, che a detta di molti costituisce uno dei veri motivi di crollo dell’Urss. Ce lo ha raccontato sul grande schermo La guerra di Charlie Wilson, che consiglio a chi voglia scoprire quanto e come gli americani hanno contato in quel conflitto. Non vi racconto come finisce, ma gli ultimi fotogrammi spiegano in parte ciò che accade in Afghanistan dall’inizio degli anni Novanta in poi. Gli stessi americani che hanno prima finanziato la resistenza contro i russi, hanno poi lasciato il paese al suo destino. Quel destino dal 1992 si chiama Sharia, legge islamica, regime duro dei talebani, scuole coraniche fondamentaliste e campi di addestramento di Al Qaeda.

L’11 settembre 2001 è la data che segna l’inizio del nuovo secolo, e che cambia la storia dell’Afghanistan più di quella degli Stati Uniti. In meno di un mese inizia la “guerra al terrorismo”, la crociata di George W. Bush, ed entro la fine di novembre il paese è caduto, le maggiori città conquistate, i talebani fuggiti sulle montagne a riorganizzarsi, i paesi dell’operazione Enduring Freedom festeggiano la riuscita degli interventi, senza nemmeno immaginare che il peggio deve ancora venire. I morti della coalizione Isaf che dalla fine del 2001 guida la stabilizzazione del paese sono, alla fine del 2011, 2765, con un’escalation che vede aumentare le perdite negli anni più recenti, con 711 morti soltanto nel 2010.

Ma l’Afghanistan non è un paese da cui le truppe americane, pur con tutte le dichiarazioni della Casa Bianca, possano ritirarsi. Non solo per la mancata, definitiva sconfitta dei talebani, che persistono nell’organizzare attentati e azioni di disturbo; ma soprattutto per quel vicino di casa tanto scomodo con cui il Presidente Karzai e la moltitudine di tribù che lo tengono sul trono non sarebbero mai in grado di rapportarsi in maniera paritaria e indipendente: l’Iran.

Ormai da qualche anno infatti, strani eventi si succedono in Iran. Non mi riferisco tanto alla rivolta dopo le elezioni presidenziali del 2009, tacciate di brogli e seguite da una vasta sommossa nelle strade di Teheran, ma alle notizie di incidenti che, con molta attenzione, si sono potute cogliere dal 2010 ad oggi. Carovane nel deserto che esplodono senza motivi apparenti; siti di ricerca nucleare in cui trovano morte più o meno accidentale i più alti scienziati atomici del paese; il danneggiamento di una raffineria petrolifera in cui per poco non rimane ucciso il presidente Mahmud Ahmadinejad. E nel luglio 2011, la cattura di un drone americano da parte iraniana, non lontano dal confine afghano. Israele non ha fatto mistero in questi anni di voler impedire a tutti i costi a Teheran di raggiungere il potere nucleare, e gli americani sembrano aver fatto altro, oltre a minacciare e imporre sanzioni. Una cyber-guerra si sta combattendo nel paese, fatta di virus informatici che distruggono i dati delle ricerche, di attacchi di presunti talebani alle basi aree afghane ai confini dell’Iran, luoghi di partenza dei droni. E la Russia, sempre schierata a difesa della Repubblica Islamica, non sta certo con le mani in mano. Ha dichiarato, a fine 2011, di aver fornito all’Iran apparecchiature elettroniche per l’installazione su veicoli mobili.

L’Afghanistan non può essere abbandonato, non prima di aver risolto la faccenda iraniana. La prima vera cyber guerra della storia si combatte proprio ai suoi confini. Quest’angolo di mondo dilaniato da 50 anni di conflitti non può ancora lasciare la scena. Gli americani e i loro soldati rimangono, a costo di precipitare negli incubi che credevano di aver lasciato in Vietnam.

3 Comments

  1. CLAUDIA 16/03/2012
  2. Marinette 16/03/2012
  3. Cosimo 17/03/2012

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