HIRSCHER E VONN, RE E REGINA DELLE NEVI

di Nicola Pucci

Amici dello sci, dedicatemi qualche minuto d’attenzione. Qui lo dico e lo evidenzio con matita rossa, abbiamo due fenomeni che segneranno, caso mai non lo stiano già facendo, un’epoca del circo bianco.

Marcel Hirscher – l.yimg.com

Marcel Hirscher ha poco più di 23 anni, viene dall’Austria e mi par di vedere in lui le stimmate che già resero Alberto Tomba inarrivabile tra i pali dello slalom. All’inizio della settimana decisiva per l’assegnazione della sfera di cristallo il giovane talento biancorosso si trovava ad inseguire lo svizzero Beat Feuz, abile nel consolidare il primato con alcune brillanti affermazioni in discesa e supergigante. Schladming, casualmente in terra asburgica, ha ospitato le finali di Coppa del Mondo con il rossocrociato che in discesa, mercoledì, si è piazzato al secondo posto garantendosi un vantaggio in classifica che molti osservatori hanno giudicato risolutivo. Niente di tutto questo. Giovedì il programma proponeva il supergigante, disciplina congeniale a Feuz ma che Hirscher, ancora acerbo nelle prove veloci, ha affrontato con la lama tra i denti. La classe non è acqua, si suol dire, e Marcel ha compiuto forse la prodezza che è valsa la stagione agguantando il terzo gradino del podio. Messo sotto pressione dall’inatteso exploit dell’avversario, Feuz si è gettato in picchiata ma poco dopo l’intermedio si è sdraiato a terra lasciando via libera all’austriaco e sgretolando l’illusione di portarsi a casa il trofeo che premia il numero uno. Il gigante di sabato ha suggellato il sorpasso decisivo, Hirscher ha conquistato la nona vittoria stagionale – numeri alla Tomba, appunto, 4 giganti e 5 slalom – e con 1355 punti contro 1330 ha scritto il proprio nome accanto a chi nel tempo è diventato re di Coppa.

Gli italiani hanno chiuso in crescendo con l’eccellente Blardone che ha ritrovato l’antico smalto vincendo due gare, Innerhofer ha primeggiato nel supergigante di chiusura e Deville potrà raccontare di essersi lasciato tutti dietro con l’irrefrenabile serpentina di Kitzbuhel. Citiamo lo sfortunato Kostelic, che forse avrebbe concesso il bis se un’operazione al menisco destro non lo avesse bloccato quando la corsa entrava nel vivo; applaudiamo Andrè Myhrer, Klaus Kroell e Aksel Lund Svindal che portano a casa le coppette di slalom, discesa e supergigante; salutiamo con affetto e infinita stima Didier Cuche, campione eterno e uomo speciale che a quasi 38 anni appende scarponi e sci al gancio privandoci della classe cristallina che anche quest’anno gli ha regalato la vittoria più ambita sulla pista della leggenda, la Streif.

Lindsey Vonn – it.eurosport.yahoo.com

Lindsey Vonn. Cosa aggiungere ancora della pin-up bionda che trionfa incontrastata e scatena desideri inconfessabili un po’ovunque? Quarta Coppa del Mondo in saccoccia, la barriera dei 2000 punti in classifica avvicinata come mai nessun’altra, 2 successi in gigante, 5 in discesa, 4 in supergigante, 1 in supercombinata. Avanti così. Coppetta di discesa? Vinta. Coppetta di supergigante? Vinta. Coppetta di supercombinata? Vinta. Manca solo il numero delle vittorie complessive in carriera, siamo a quota 53, e poi anche i numeri diranno che è già la più forte ogni epoca.

Alle altre non è rimasto granchè; Marlies Schild ha colto sei vittorie in slalom, la Rebensburg 4+1 tra gigante e superg, le italiane hanno recitato da comprimarie con due futuribili che lasciano ben sperare, Federica Brignone e Irene Curtoni. Anche tra le donzelle un arrivederci importante, abbandona la scena Anja Paerson, svedesona che di medaglie e coppe ha piena la bacheca.

Con la neve chiudiamo qui, già si respira aria di primavera e del bianco delle piste torneremo ad occuparci a ottobre. Per chi ancora ne ha voglia, buon sci a tutti.

One Response

  1. luca h. 19/03/2012

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