VIOLENZA TRA GANG: A PIACENZA L’ENNESIMO EPISODIO

di Claudia Boddi

Violenza tra gang: a Piacenza l’ennesimo episodio

Giovedì 15 marzo 2012, all’interno del programma Le Ieneè andato in onda un servizio su una rissa avvenuta a Piacenza, nella centralissima via Roma, tra due bande latinoamericane rivali: i Ñetas e i Latin Kings.

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Da questa feroce lite, scoppiata il 29 febbraio scorso, come spesso capita, per futili motivi – uno sguardo più prolungato all’indirizzo sbagliato o un’espressione male interpretata sul volto di qualcuno -, si sono sviluppate conseguenze pesantissime. Sono stati arrestati due giovanissimi ecuadoriani con l’accusa di tentato omicidio, individuati grazie anche all’approfondimento della trasmissione satirica di Italia Uno. Ciò che è degno di maggior rilievo, è il fatto che una delle vittime dell’aggressione sia stata sfregiata sul viso in maniera pressoché irreparabile. Si tratta di un ragazzo ventenne, appartente alla banda dei Latin Kings che, bloccato da dietro e ferito con una bottiglia rotta, per pochissimo non è stato ucciso. Il gruppo, del quale la vittima faceva parte, è nato a Chicago negli anni Quaranta e, da allora, è acerrimo nemico della banda portoricana dei Ñetas, specializzata nel controllo del traffico di droga e in numerosi altri illeciti sull’isola e in Italia.

Il fenomeno delle gang latinoamericane ha origini lontane, si è diffuso a macchia d’olio a partire dagli Stati Uniti e, ad oggi, ha frange attive in tutto il mondo. Tra le più violente mai esistite, si caratterizzano per una struttura gerarchica molto precisa e rigida e, anche se alcune di queste si sono costituite in nome di un ideale positivo –  per esempio aiutare gli immigrati ad avere un futuro migliore -, le degenerazioni che nel corso degli anni hanno subìto, le hanno portate a essere considerate tra le più temibili, in assoluto. Alla base, queste formazioni hanno l’obiettivo di gestire azioni devianti e delinquenziali di vario tipo (dallo spaccio di sostanze, alla ricettazione, alla prostituzione) ma ciò che più le anima e alimenta la loro sete di sangue e barbarie è il codice d’onore che ognuno dei suoi membri deve rispettare. Per entrare a farne parte, è necessario superare prove terribili: i membri più anziani (maschi per gli uomini, femmine per le donne) sottopongono i nuovi arrivati a vere e proprie torture, bruciature, percosse, umiliazioni e vessazioni di ogni tipo, atte a testare la resistenza psicofisica del candidato. Scene terrificanti, di una crudeltà inaudita.

Intervistati dall’inviato de Le Iene, i due imberbi aggressori, con piglio fiero, hanno dichiarato di essere stati loro a ridurre il ragazzo in quelle condizioni. Dimostrare che si è più forti, che non si ha paura di nulla e di nessuno, questo il Diktat che vige e che dev’essere osservato in tutti i gruppi. Poco importa se si ha veramente paura, poco importa se si viene arrestati per tentato omicidio a vent’anni, rovinandosi definitivamente l’esistenza, e poco importa se si sfregia un coetaneo, infliggendogli sofferenze atroci, e se lo si rende prigioniero a vita dell’incubo che gli si è fatto vivere.

Viene da chiedersi se il tessuto sociale che ospita gli immigrati abbia qualche responsabilità in merito a queste vicende, o se sia mai possibile attivare dei dispositivi di sicurezza che tutelino i giovani. La trama culturale che intesse la storia di queste etnie resta comunque un elemento di enorme importanza che continuerà, a fronte di qualsiasi tentativo politico-sociale, a determinare modi di agire, priorità e sistemi di significato.

2 Comments

  1. Giovanni Agnoloni 22/03/2012
  2. CLAUDIA 22/03/2012

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