di Caterina Pardi
IN A MARY POPPINS MOOD
riflessioni acritiche sulla tata volante
Non importa costruire un nuovo mondo, basta prendere una borsa, un graffito, una lettera strappata in un caminetto spento, e farli diventare oggetti magici; ed ecco a voi: un black-hole sputa-oggetti travestito da valigia, una campagna da favola celata sotto un velo di gesso colorato, una missiva celeste che non ha bisogno di messaggeri — tanto c’è il vento, che agisce sugli eventi come più gli piace.
Quando penso a Mary Poppins (1964) di Robert Stevenson non so quale parte del film preferire: il volo delle tate, spazzate via dall’improvviso turbine poppinsiano? Il parkour danzante degli spazzacamini sui tetti di Londra? Anche loro, sì, rifunzionalizzano con plastiche mosse tetti, comignoli e caminetti, trasformandoli negli elementi scenici di una coreografia a cielo aperto.
E poi c’è il volo a propulsione-risata sul soffitto, la scena dei giocattoli che si mettono a posto al battito di mani di Mary, Jane e Michael. Ed è tutto, continuamente, sorprendente.
È proprio difficile scegliere la scena più riuscita, perché M.P. è un film «praticamente perfetto sotto ogni punto di vista» e la protagonista, mimetizzandosi dietro a una patina perbenista, veicola un messaggio dall’irresistibile fascino anarchico, come rileva acutamente Leonardo Romano:
“dietro l’apparenza conformista della tata canterina (…) si nasconde una forza eversiva difficilmente controllabile: solidarizza con un proletario (lo spazzacamino Bert, Dick Van Dyke nel suo ruolo giustamente più famoso), dinamitarda dall’interno la borghesissima sicurezza di un bancario (…) riempie una casa onorata di spazzacamini danzanti e scatenati (tra l’altro con suo sommo divertimento), ma riesce comunque a riportare nella famiglia Banks la giusta scala di valori.”
Se proprio dovessi decidermi, forse, su tutte vincerebbe la passeggiata danzante di Mary (Julie Andrews) e Bert (Dick Van Dyke), capace di restituire quell’esaltante attitudine empatica tipica dell’infanzia: Bert imita il volo di un uccello di passaggio, è capace di far rannuvolare (e poi risplendere) il cielo, instaura un dialogo con gli animali che incontra (con tutte le difficoltà del caso!).
È una caratteristica del ballerino di musical quella di saper generare attorno a sè ciò che Deleuze chiamava movimento di mondo, un campo energetico avvolgente che trascina ciò che lo circonda in un’irresistibile fluttuazione onirica; e qui la forza di gravità indebolita consente anche di nuotare nell’aria, prolungando i gesti in modo imprevisto.
Accanto alla bravura di Julie Andrews, che ha reso inimitabile il personaggio di Mary, è doveroso sottolineare il talento di Van Dyke, capace di far diventare un bastone da passeggio un essere dotato di volontà propria e di trasformare sé stesso in un pinguino ‘più pinguino dei pinguini animati’ (e forse anche più dei pinguini stessi?) — vette equiparabili a quelle toccate da Stanley Donen in Singing in the rain!
Qualche nota da Wikipedia:
Van Dyke è stato a lungo lontano dalle scene, per poi riapparire nella serie tv Un detective in corsia. Mary Poppins fu pluripremiato agli Oscar del 1965 (Miglior attrice protagonista, Miglior Montaggio, Migliori Effetti Speciali, Miglior Canzone, Miglior Colonna Sonora).
La colonna sonora del film , composta da Richard M. Sherman, Robert B. Sherman e Irwin Kostal, vinse un Grammy Award nel 1965. Supercalifragilistichespiralidoso e le altre canzoni, in originale cantate da Julie Andrews, in italiano furono cantate da Tina Centi e sono da molti ritenute una rivisitazione bella quanto l’originale.




Adoro Mary Poppins e tutte le volte che lo guardo è come se fosse la prima volta. Non mi stanca mai 🙂
Supercalifragilistichespiralidoso!
Per grandi e piccini, lo spazzacamin più famoso…
http://www.youtube.com/watch?v=V3u0JOuMVRM