I CAPOLAVORI DI MOZART: NOZZE DI FIGARO, DON GIOVANNI E COSÌ FAN TUTTE

di Leonardo Masi

Se l’attività di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) come compositore di opere si fosse fermata a lavori come l’Idomeneo o il Lucio Silla, il suo apporto al teatro musicale non sarebbe stato maggiore di quello del suo predecessore Gluck.

W.A.Mozart (3.bp.blogspot.com)

Ma i tre capolavori scritti fra il 1786 e il 1790 su libretti di Lorenzo Da Ponte, ossia Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte hanno lasciato nella nostra cultura tracce così profonde da ispirare sempre nuove analisi e interpretazioni; a distanza di anni i personaggi di Mozart-Da Ponte continuano a ispirare filosofi e artisti, sono diventati simboli, miti. Il primo grande commentatore del Don Giovanni, all’inizio degli anni quaranta dell’Ottocento, fu il filosofo danese Søren Kierkegaard, che dedicò al personaggio mozartiano una sezione del suo Aut-Aut. In quegli anni la musicologia si stava formando come scienza e furono proprio la musica di Beethoven e le citate opere di Mozart, con la loro complessità, a spingere gli intellettuali verso una loro analisi.

Mentre i protagonisti delle opere in voga all’epoca, che provenivano dal mondo classico, dalla mitologia, sono stati dimenticati, paradossalmente i personaggi in carne e ossa di Mozart-Da Ponte sono diventati immortali. Ci sono Figaro e Susanna, due giovani che si vogliono sposare; c’è don Giovanni, un cavaliere libertino e bestemmiatore e il suo volgare servo Leporello; ci sono Ferrando e Guglielmo, due ufficiali, intenti a saggiare la fedeltà delle loro fidanzate Fiordiligi e Dorabella.

Non è un caso che siano queste opere le più vecchie fra quelle che hanno un posto fisso nel repertorio di qualsiasi teatro del mondo: esse rappresentano l’inizio di quel nuovo gusto “borghese” e oggi ci appaiono (in una delle mille possibili letture) come figlie degli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione Francese. Per questo furono accolte con entusiasmo a Praga, ma ebbero vita meno facile a Vienna, alla corte dell’Imperatore Giuseppe II, preoccupato ad arginare le nuove tendenze. Lo splendido film di Miloš Forman Amadeus mostra bene quali fossero le dinamiche dell’epoca, così come anche il saggio incompiuto di Norbert Elias Mozart. Sociologia di un genio, nel quale vengono ripercorsi i tentativi del compositore salisburghese per rendersi indipendente. Ma a Mozart della politica e della Rivoluzione non interessava granché: per lui la tematica latente delle Nozze di Figaro non era la Rivoluzione e quella di Don Giovanni non era la ribellione prometeica contro la giustizia divina che alcuni hanno visto fin da subito. Basti ricordare quello che il compositore scrisse al padre anni prima da Parigi, per capire quali fossero le sue posizioni: “Voltaire, quel birbo senza timor di Dio, è crepato come un maiale – ecco la ricompensa!”. Ma, come commenta Massimo Mila nel suo saggio sul Don Giovanni (e il giudizio può essere esteso alle altre due opere della trilogia): “è la più monumentale e formidabile prova dell’espressione artistica: quel fenomeno per cui l’artista crede di dire, e davvero lo dice, con il significato usuale delle parole e dei segni, ma altro dice poi, senza avvedersene, con il potere espressivo dell’arte, nel quale si manifesta la sua personalità profonda, inconsapevole di se stessa, sciolta dal controllo logico della volontà”.

Il libretto del Don Giovanni (raptusassociation.org)

Ci sarebbe tanto da dire su questa trilogia, tanti episodi eccezionali da citare. Ma vorrei soffermarmi (e non sarò certo il primo a farlo) sulla doppia natura di dramma e di commedia in queste opere. Sono lavori nei quali l’ambivalenza è continua, e quando l’ambivalenza non è presente nel testo, è la musica di Mozart a introdurla. Don Giovanni viene definito un “dramma giocoso” e non vi mancano le scene comiche; tuttavia l’opera inizia con un tentativo di stupro e un conseguente omicidio, e si conclude con la morte del protagonista e tutti i personaggi riuniti a cantare il fatto che la loro vita non sarà più la stessa e, sebbene Don Giovanni abbia rovinato le loro esistenze, si avverte nelle loro voci quasi un rimpianto. E nelle Nozze anche la famosa aria Non più andrai, farfallone amoroso non è poi così allegra – anzi, a pensarci bene, questa presa in giro a Cherubino che partirà militare, questo addio all’infanzia cantato ad Figaro, a me sembra piuttosto malinconico, sembra il tentativo del guascone di turno di sdrammatizzare. Quello elegiaco è poi tutto sommato il tono dominante del Così fan tutte – insomma, verrebbe davvero da dire che Mozart non dà molto valore al testo, considerato anche la sua dichiarazione: “nell’opera la poesia deve essere figlia obbediente della musica”. In realtà nelle partiture di Mozart non c’è un accordo, una pausa, un intervento strumentale che non sia funzionale al testo. E quando Giuseppe II, dopo aver ascoltato il Ratto dal serraglio commentò: “Troppe note, caro Mozart, troppe note”, il genio poté rispondere: “Non una più del necessario, Maestà”.

4 Comments

  1. Nicola Pucci 01/04/2012
  2. Nicola Pucci 01/04/2012
  3. Marinette 02/04/2012
  4. Giovanni Agnoloni 02/04/2012

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