A Cracovia mi affaccio da una finestra che dà su cortili interni dai muri sbrecciati. Verde trascurato, cancelli semiaperti. Rami di alberi protesi come dita moribonde verso il cielo. In fondo si vede una casa dalla facciata fiamminga, che sembra una di quelle di Amsterdam. L’aria sa di foglie morte, in quest’autunno iniziato da poco. È una fragranza che mi invoglia ad uscire.
Mi inoltro lungo una strada nei pressi del Wawel, il castello della città, e a sud del Most Dębnicki, uno dei non tanti ponti di qui. Finisco così in Plac Dębnicki, dall’irregolare forma triangolare, con al centro il mercatino nelle casette in legno. Mi avvio sul lungofiume, lento e calmo, costeggiando la Vistola: Wisła, un nome che è un sussurro. L’aria pare sospesa da secoli su questa parte di Cracovia, a due passi dal centro storico e a mezzo dalla campagna. Sa di affresco e, quando gli uccelli si levano in volo, di sinfonia.
Il profilo sagomato del Monastero dei Norbertani, sull’altra riva, sembra voler suggerire un invisibile percorso, cosparso di segnali rivelatori. Mi inoltro lungo la striscia asfaltata sopra l’argine, accompagnato da qualche cane che abbaia in lontananza, mentre mi avvicino alla svolta in fondo a Ulica Tyniecka, che è il nome della strada sottostante. Le case che la bordeggiano sono villette in stile per lo più neoclassico, alcune rimesse a nuovo, altre abbandonate a una vecchiaia progressiva.
Ad un tratto, accanto a quella col numero 10 vedo un cartello bianco a caratteri dorati. Con quel poco di polacco che conosco, decifro la scritta: qui, tra il 1938 e il 1944, visse Karol Wojtyła, quando era studente dell’Università Jagellonica, e poi seminarista. Resto spiazzato dalla notizia.
Ripenso a quel che so della vita del futuro Giovanni Paolo II. Quelli furono gli anni decisivi della sua vita. Era arrivato qui col padre dal paese natale, Wadowice, 50 km a sud-ovest di Cracovia, per seguire i corsi della Facoltà di Lettere e Filosofia, ma da queste stanze si trovò a dover affrontare il terribile flagello dell’occupazione nazista, la resistenza nel teatro clandestino degli studenti, il duro lavoro in una cava di calcare e poi nella fabbrica della Solvay, per evitare la deportazione, e infine la morte del padre. E fu qui che iniziò a germogliare, in lui, il seme di una vocazione religiosa che affondava le sue radici nelle meditazioni di San Giovanni della Croce e nel tema dell’Amore universale.
Guardo questa casa, una villetta a due piani, grigia, piccola, ma con un giardinetto intorno che sa di pace e di cure infinite. Ora ci vivono altre persone: non è un museo. C’è una macchina rossa parcheggiata nel vialetto. Mi rendo conto che dev’essere proprio qui che il giovane Karol riuscì a evitare di essere catturato dai nazisti nascondendosi dietro a una porta, nel ’44. E il mistero di quei momenti aleggia ancora su questo scorcio di città. Lo prendo come un indizio, come se da qui dovesse cominciare un mio itinerario di ricerca.
Torno indietro, seguendo il percorso che forse anche lui, a piedi o magari in bicicletta, faceva quando andava all’università. Riguadagno il ponte, lo attraverso e scendo i gradini che portano all’acqua. Cammino, seguito dai cigni e dalle anatre, che sperano dia loro da mangiare. Davanti mi si spalanca la vista del Wawel, caldo come un pane appena uscito dal forno e luminoso come un volto desiderato. Il castello di Cracovia, fino alla fine del ‘500 residenza dei re polacchi e sede della Cattedrale del Wawel, dove Wojtyła veniva a pregare fin da quando era studente, e dove più e più volte, in occasioni ufficiali, avrebbe fatto ritorno, da vescovo e poi da cardinale e da papa. Lo vedo, nella sua mole rossastra e nel fulgido rilucere delle sue cupole verdi e dorate. È una specie di gioiello, che ha resistito a tante brutture, nel corso della storia, che mi viene da pensare sia destinato a non morir mai.
GIOVANNI AGNOLONI



beh, tanto di cappello Giovanni…l’affresco di Cracovia da te descritto trasmette incanto a piane mani…
ops…volevo dire piene mani…errore di digitazione…
un bellissimo affresco che ha mi fatto rivivere il ricordo di questa incantevole città… sei un poeta!! 🙂
“ops” pure io per il refuso..
Grazie, ragazzi, sapete quanto quel luogo abbia significato e significhi per me, nell’intimo.
Ottimo post. Frasi ben strutturate e mai prolisse, paragrafi separati ad arte per conferire leggerezza all’impatto visivo.
I miei complimenti: scrivi davvero bene e leggerti è un piacere. Vien voglia di partire subito!
Grazie, Federico!
Se vai a Cracovia, ti resterà impressa dentro, è un posto magico.
cracovia è una città dolcissima….