GUERNICA, QUADRO E CITTÀ SIMBOLO DELLA “GUERRA TOTALE”

di Emiliano Morozzi

Il 26 Aprile di settantacinque anni fa, nei cieli di Guernica, “città santa” dei baschi, fecero la loro apparizione i bombardieri tedeschi della “Legione Condor”: la Germania nazista, che ufficialmente si era tenuta fuori dal conflitto, sosteneva i ribelli franchisti con l’invio di uomini e mezzi, per annientare la Repubblica spagnola e allo stesso tempo per affinare le tecniche di combattimento in vista di quella guerra che di lì a poco avrebbe infiammato l’intera Europa.

Guernica, il famoso dipinto realizzato da Pablo Picasso dopo il bombardamento aereo dell’omonima città basca (elapsus)

Le immagini della città semidistrutta, devastata dalle bombe e dagli incendi che ne seguirono, divennero presto un simbolo: il simbolo dell’orrore prodotto dalla “guerra totale”. Anche se l’arma aerea era già stata abbondantemente sperimentata durante la prima guerra mondiale, prima della Guerra Civile Spagnola la popolazione non combattente (se si esclude la zona del fronte) non era stata coinvolta direttamente nel conflitto. Questo evento segna uno spartiacque: l’aereo sostituisce l’artiglieria, è un mezzo più versatile e può colpire il nemico nelle retrovie, non risparmiando nessuno. Può essere utilizzato per colpire le linee di comunicazione e di rifornimento nemiche, può colpire la sua capacità produttiva e può fiaccare la resistenza della popolazione civile portando con sé morte e distruzione. Durante il conflitto in terra iberica, c’erano già stati bombardamenti sulla popolazione civile, sia da parte repubblicana che da parte nazionalista (l’Aviazione Legionaria, spedita da Mussolini a sostegno della ribellione franchista, a Durango uccise nel corso di un bombardamento circa 200 civili), ma fu l’episodio di Guernica ad entrare nell’immaginario collettivo: per il valore simbolico della città, per la discussa importanza strategica e soprattutto per la propaganda di entrambe le parti che tese a ingigantire l’episodio, da parte repubblicana per suscitare il raccapriccio dell’opinione pubblica mondiale, da parte tedesca per far capire al mondo di cosa era capace la Luftwaffe.

La storiografia attuale discute sul “mito” di Guernica, ma quello che ci interessa è il valore simbolico di questo bombardamento: le immagini della città devastata divennero profezia di quello che sarebbe successo pochi anni dopo in moltissime città d’Europa. Entrambi gli schieramenti ricorsero al bombardamento contro la popolazione civile, e spesso questo avvenne al solo scopo di ridurre la manodopera disponibile per il nemico e fiaccarne il morale con il terrore che il bombardamento aereo provocava in chi lo subiva. Guernica, Varsavia, Rotterdam, Coventry: su queste quattro città, il cupo rumore d’elica degli Heinkel e gli ululati degli Stukas in picchiata annunciavano morte e distruzione. Se a Guernica, a detta degli avieri tedeschi, il bombardamento della città era stato un errore di calcolo, a Rotterdam l’attacco fu compiuto allo scopo di terrorizzare la popolazione civile, e lo stesso accadde a Coventry, che fu rasa al suolo per rappresaglia dopo un attacco aereo a Berlino. Amburgo, Berlino, Kassel, Dresda: sulle città tedesche gli inglesi decisero di scatenare l’inferno, per far provare ai tedeschi sulla loro pelle il terrore che avevano vissuto durante la battaglia d’Inghilterra. Se ad Amburgo la tempesta di fuoco che devastò la città fu un evento non preventivato dal comando alleato, il bombardamento di Dresda avvenne invece con lo scopo di dare il colpo di grazia al morale della popolazione civile e fu pianificato per generare quella stessa tempesta di fuoco che aveva distrutto la città portuale tedesca.

Anche le foto della “Firenze sull’Elba” hanno fatto il giro del mondo e insieme a quelle di Guernica, sono diventate il simbolo della distruzione portata dalla guerra aerea: una “guerra totale” che diventerà anche distruzione totale quando gli statunitensi decideranno di collaudare sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki l’arma più terribile, la bomba atomica.

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