LA POETICA DI GIOVANNI PASCOLI, UN ETERNO FANCIULLINO

di Marco Vignolo Gargini

Siamo ancora qui, a un secolo dalla scomparsa, a chiederci come hanno fatto tanti critici, docenti e interpreti a manipolare, adulterare, dissolvere la poesia di Giovanni Pascoli (nella foto, da Wikipedia). Tra letture eseguite con sufficienza e imperizia, lezioni scolastiche tediose e monotone, pubblicazioni e conferenze autoreferenziali, la sorte del poeta di San Mauro di Romagna è stata segnata dal punto di vista estetico e non solo.

I ricordi dei vecchi studenti ripercorrono la noia suscitata dalla solita, stereotipata selezione della poesia del Pascoli fatta dagli insegnanti: la cantilena irritante e irridente del X agosto, de La cavalla storna, de L’aquilone, l’azzeramento della varietà tonale e timbrica interna ai versi del poeta, la fissazione maliziosa e morbosa che ha trasformato il Pascoli in un triste, malinconico, monocorde, rassegnato e un po’ psicotico cantore della propria tragica vicenda familiare. Che farsene dell’inscatolamento di un poeta in una o più definizioni, come se bastasse appiccicare la targhetta decadente” per riconoscere tutta o quasi la produzione da Myricæ ai Nuovi poemetti?

Quando verremo fuori dalle discariche degli “ismi”, questi raccoglitori ingombranti che finiscono per divorar se stessi? Come uscire dall’impasse di questo eterno Fanciullino e provare ad avvistare un’originalità anche e soprattutto nella ricerca fonetica e linguistica del Pascoli? Italy potrebbe essere un’idea… Ma, senza ripercorre tutto il poemetto del 1904, basterebbero da soli i tredici versi finali de La bicicletta, da Canti di Castelvecchio del 1907, per dimostrare quanto da me affermato precedentemente e documentare uno spirito meno tetro e più lieve presente nell’opera pascoliana:

Mia terra, mia labile strada,
sei tu che trascorri o son io?
Che importa? Ch’io venga o tu vada,
non è che un addio!
Ma bello è quest’impeto d’ala,
ma grata è l’ebbrezza del giorno.
Pur dolce è il riposo . . . Già cala
la notte: io ritorno.
La piccola lampada brilla
per mezzo all’oscura città.
Più lenta la piccola squilla
dà un palpito, e va. . .
dlin… dlin…

Eppure non tutto è perduto, vi sono analisi e studi di Barberi Squarotti, di Garboli, dello stesso Pasolini, quando se n’è occupato, che ci lasciano scorgere un Pascoli su cui poter dirigere la nostra attenzione presente e futura. Sì, dopo un secolo dalla sua scomparsa, forse è nuovamente possibile partire da zero e riconsegnare Pascoli a Pascoli stesso.

Per questo invito tutti l’11 aprile alle ore 17.00 a Lucca, almeno quelli che possono venire, ad ascoltare il tentativo ch’io faccio da tempo di “ripulitura” della poesia del Pascoli, in occasione del pomeriggio organizzato dall’Associazione Culturale “Cesare Viviani”, presso la Casermetta di Porta Santa Maria delle Mura Urbane di Lucca.

Opere di Giovanni Pascoli

1891 Myricae (prima ed. della fondamentale raccolta di versi)

1895 Lyra (antologia di scritti latini per la scuola superiore, ultima ed. 1911)

1896 Giugurta / Iugurtha (poemetto latino)

1897 Il fanciullino (scritto pubblicato sulla rivista Il Marzocco)

Epos (antologia di autori latini)

Poemetti

1898 Intorno alla Minerva oscura (studi danteschi)

1900 Sul limitare (antologia di poesie e prose per la scuola)

Sotto il velame. Saggio di un’interpretazione generale del poema sacro

1901 Fior da fiore (antologia di prose e poesie italiane per le scuole medie)

1902 La mirabile visione (abbozzo d’una storia della Divina Comedia)

1903 Canti di Castelvecchio (dedicati alla madre)

Myricae (edizione definitiva)

Miei scritti di varia umanità

1904 Primi poemetti

Poemi conviviali

1906 Odi e Inni

Canti di Castelvecchio (ed. definitiva)

1907 Pensieri e discorsi

1909 Nuovi poemetti

Canzoni di re Enzio

1911-1912

Poemi italici

Poemi del Risorgimento

Carmina (poesie latine)

La grande proletaria si è mossa

1912 Poesie varie (a cura della sorella Maria; ed. accresciuta 1914)

1914 Patria e umanità (pensieri e discorsi)

1922 Nell’anno mille (dramma incompiuto)

1925 Antico sempre nuovo (scritti vari di argomento latino)

Marco Vignolo Gargini, nato a Lucca il 4 luglio 1964, ha al suo attivo numerosi impegni teatrali sia nella veste di attore che in quella di regista; è assiduo traduttore di testi di autori come Rimbaud, Skakespeare, Wilde. Ha già pubblicato i romanzi Bela Lugosi è morto, Fazi editore e Il sorriso di Atlantide e Oscar Wilde – Il critico artista, entrambi per Prospettiva editrice.

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  1. roberto greggi 09/06/2019

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