SARA TURETTA: SAVE THE DOGS, UN PROGETTO DI SPERANZA

di Evi Mibelli

Non è un tema facile, è giusto che lo sappiate.
Sono tante le emergenze e le tragedie che feriscono questa Terra. Toccano gli indifesi, gli animali e l’ambiente. Ognuna di queste tragedie ha pari dignità. La sofferenza è intollerabile ogni volta che infligge, per mano dell’uomo, un’offesa alla vita.
Vorrei dedicare queste righe al coraggio di una ragazza italiana e al suo progetto visionario. Straordinariamente concreto. Come la sua vocazione, che non ha potuto ignorare. Ne parlo perché l’ho conosciuta e la seguo, ormai, da dieci anni. Un’amica e una formidabile donna.

“A volte la vita ti porta in posti che non avresti mai pensato di attraversare. Ti porta a guardare negli occhi persone e animali di cui non pensavi di dover, un giorno, incrociare lo sguardo. E allora cambia qualcosa, che t’impedisce di tornare alla tua rassicurante quotidianità, anche se fai di tutto perché ciò non avvenga. È quello che è successo a me. Nulla di straordinario nella mia scelta, ci tengo a precisarlo: nel fare ciò per cui si ha passione non c’è alcun merito, solo la capacità di aprire gli occhi di fronte a un segnale che ti indica la direzione da prendere. E anche se la meta è piena di dolore – è inutile nasconderlo –, le soddisfazioni che ne verranno sono più grandi della miseria e della sofferenza che mi circondano e mi continueranno ad accompagnare nella vita. Ne sono certa”.

Sara Turetta (da savethedogs.eu)

Lei è Sara Turetta, classe 1973. Una donna controcorrente, fedele alla sua natura passionale e visionaria. Tutto comincia nel 2001, quando, giovane pubblicitaria in carriera in una delle più prestigiose agenzie del mondo e attiva nel volontariato cattolico, riceve una serie di email disperate dalla Romania. Cosa stava succedendo? L’allora Sindaco di Bucarest Traian Basescu – attualmente contestatissimo Presidente della Romania insieme al suo esecutivo – aveva dato il via alla campagna di sterminio dei cani randagi.

Uno sterminio legale, perpetrato con crudeltà inaudita: bastonate, avvelenamenti, iniezioni di benzina (neppure i farmaci previsti per le eutanasie) direttamente al cuore con lunghe e atroci agonie, morte per fame e sete… oltre alla morte, ogni giorno a migliaia, per le strade del Paese o nei canili statali – autentici gironi infernali – in una mostruosa catena di orrori. Tutto alla luce del sole. Uno scempio ampiamente documentato e oggetto, in Europa, di numerosissime campagne di protesta. Ancora oggi è questa la realtà di Bucarest e di tutta la Romania. Il randagismo, autentica emergenza nazionale, è il risultato della dissennata politica del dittatore Nicolae Ceaușescu, che obbligò intere comunità contadine all’inurbamento, secondo il suo aberrante progetto socialista, costringendole ad abbandonare i propri animali.

“Che fare?” si chiede Sara. Decide di trascorrere le sue vacanze, nell’agosto del 2001, a Bucarest e, caricato il suo furgoncino di provviste e materiale medico, parte, pensando di tamponare le emergenze più gravi. Tornerà sotto shock e con un senso d’impotenza insopportabile. Corre in Romania altre sei volte, poi la decisione: lasciare la carriera, il marito e la vita agiata per trasferirsi a Cernavoda, a 150 Km da Bucarest, l’unica città il cui sindaco di allora, George Hansa, decide di accettare il suo progetto: la sterilizzazione a tappeto dei cani come unico strumento per arginare il dramma dei randagi e salvarli dall’orrore dello sterminio. Per convincere le autorità locali porta argomentazioni statistiche, economiche e pratiche. Non ultimo il documento ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – l’OMS – in cui si dichiara la validità incontrovertibile di questa pratica come l’unica applicabile per combattere il fenomeno del randagismo endemico.

Alla fine del 2002, con il solo aiuto economico di privati e di associazioni animaliste in Italia e all’estero, parte la ristrutturazione di un edificio fatiscente, a Cernavoda. Volontà di Sara è avviare quanto prima le sterilizzazioni, procedendo alle catture con metodi non violenti e al rilascio nel territorio dei cani sterilizzati, resi riconoscibili attraverso marcatura auricolare. Scopo del rilascio è garantire il presidio delle risorse alimentari, allo scopo di impedire che si possano insediare nuovi soggetti non sterilizzati, facendo barriera territoriale e creando aree, in progressione, a crescita zero.
Nasce il rifugio, che accoglie gli animali in condizioni di gravissima difficoltà. E nasce la clinica veterinaria, dando lavoro a giovani veterinari rumeni e a maestranze – operai, addetti amministrativi e personale paramedico – che, finalmente, trovano uno stipendio dignitoso per vivere. Sono più di 40, oggi, le famiglie che vivono serenamente grazie al lavoro svolto presso le strutture di Sara Turetta a Cernavoda e a Medgidia. Una fortuna, nella povertà dilagante in tutta la Romania.

Da allora Sara non si è mai fermata. In dieci anni di incessante impegno, ha sterilizzato 19.000 cani, fermando la crescita demografica dei randagi del territorio di Cernavoda, e altri Comuni hanno accettato – dopo estenuanti trattative – il suo progetto di controllo ‘non cruento’ del randagismo. Contemporaneamente ha portato avanti, con volontà d’acciaio, la campagna per le adozioni internazionali, siglando accordi di collaborazione con le più accreditate associazioni animaliste estere. Nel 2006 ha allestito una clinica mobile che si occupa di sterilizzare i randagi ‘a tappeto’, prelevandoli in zone difficilmente raggiungibili. Per tutti coloro che, poverissimi (e sono veramente tanti), posseggono un animale, offre la sterilizzazione, le cure e l’assistenza veterinaria gratuita. Contemporaneamente, ha avviato un programma di educazione nelle scuole, per avvicinare i bambini e i giovani al rispetto verso gli animali e la ‘vita’: “…perché il futuro della società rumena ha bisogno di speranza e di valori in cui nuovamente credere, seminati in cuori e menti libere dalla paura e dal dolore”.

Sostenuta da una fede incrollabile e da una credibilità costruita sul campo, a costo di sacrifici immensi, oggi raccoglie la fiducia di tanti sostenitori che le consentono – attraverso le donazioni – di portare avanti il suo progetto di civiltà. Così come tanti veterinari – provenienti da tutta Europa – hanno prestato la propria professionalità, a titolo volontario, con soggiorni sul posto. Istruendo e donando esperienza ai veterinari rumeni che si sono affiancati a Save The Dogs and Other Animals Onlus, l’associazione nata proprio da quest’avventura rumena di Sara Turetta (e di cui è fondatrice e Presidente).

Grazie all’impegno, alla tenacia e alla professionalità che sempre più ha caratterizzato il suo operato, Sara Turetta oggi gode del riconoscimento e della collaborazione di partner internazionali del calibro di WSPA, del Dogs Trust, per cui è relatrice in diversi congressi internazionali – solo per citarne alcuni –, e ha ricevuto la membership onorifica da parte del Jane Goodall Institute, dopo l’incontro con la primatologa Jane Goodall, della quale dice: “Jane resterà sempre un faro e un esempio meraviglioso di forza e serenità per chi, come noi, lotta contro la sofferenza di tanti esseri innocenti”.

In dieci anni ha portato avanti campagne di adozioni internazionali collocando felicemente in famiglia oltre 5600 cani rumeni. In Italia, Svezia, Finlandia, Olanda, Svizzera…

Tanti i progetti in corso, come lo splendido centro di onoterapia avviato presso il centro Don Orione a Bucarest in collaborazione con la Fondazione Paideia e la ONG Parada (che lavora nel recupero dei ragazzi di strada rumeni), destinato ad accogliere gli asini maltrattati e salvati da Save The Dogs per svolgere l’importante sostegno terapeutico ai bambini abbandonati e gravemente disabili, accolti in questo ‘paradiso degli indifesi’ condotto da due bravissimi e sensibili sacerdoti. Un esempio di come l’amore per gli animali cammini a fianco della sofferenza umana e del suo riscatto. Nei piani dell’associazione esiste la volontà di ampliare il progetto, estendendolo ai bambini disabili di Cernavoda e Medgidia e di altri centri gestiti da ONG italiane.

E a Cernavoda è in dirittura d’arrivo il progetto “Footprints of Joy” che vede la costruzione, sulle colline acquistate dalla Onlus nelle vicinanze di Cernavoda, di un nuovo rifugio e di una nuova clinica veterinaria. Una struttura che, oltre ad accogliere gli animali per le cure e il transito verso l’adozione internazionale, sarà un punto di riferimento per tutta la Romania sia sul piano educativo sia su quello professionale, per i veterinari rumeni in cerca di un luogo qualificato dove acquisire competenze e capacità che l’unica facoltà del Paese – a Bucarest – non è in grado di assicurare. E sempre sullo stesso terreno a fianco della struttura rifugio sorge (è già operativo) il Santuario degli equini. Per approfondire il progetto di Cernavoda potete visitare www.footprintsofjoy.eu.

È recente la battaglia sostenuta contro il colpo di mano del Presidente Basescu e del suo entourage, a fine 2011, che spingeva per l’applicazione di una nuova legge ‘ammazza randagi’ approvata con una maggioranza risicata dal Parlamento, e fortunatamente bocciata dalla Corte costituzionale per evidenti violazioni al codice. Save The Dogs, insieme ad altre associazioni rumene e internazionali, ha chiesto l’appoggio di Bruxelles per far pressione affinché l’iniqua legge venisse ostacolata. E così è stato. E, nel farlo, ha evidenziato una realtà che è la ‘prassi’ in un Paese che vive di connivenze e corruzione: “L’appalto alle agenzie che si occupano dell’uccisione dei cani nella zona di Costanza – per esempio – prevede un compenso di 80 euro ad animale catturato e soppresso. STD per sterilizzare i cani chiede, invece, solo 20 euro, vaccinazione compresa. Quindi, oltre che immorale, ammazzare queste creature è anche costoso e inutile. Il problema è la riproduzione incontrollata di questi animali. Noi proponiamo al Governo Romeno un approccio scientifico al problema, che non abbiamo elaborato noi, ma è quello consigliato dagli studiosi di randagismo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Indagini hanno inoltre dimostrato che raramente le agenzie che ottengono gli appalti per la soppressione dei randagi utilizzano quei soldi in maniera legale. Cercano di risparmiare il più possibile e quindi i cani catturati vengono stipati in canili in cui non ricevono cibo né acqua. Quanto al metodo per ucciderli, è ancora più crudele: utilizzano un’iniezione di aria per provocare un’embolia, oppure li avvelenano con benzina e altri intrugli. Chiedendo i fondi allo Stato per farmaci che non hanno mai comprato ed emettendo false fatture».

È questa la realtà quotidiana di Sara Turetta. Da dieci anni. Dolore, violenza, corruzione. Ma giustamente osserva che: “… è solo con una visione positiva, guardando a quanto è stato fatto e a quello che di buono si continua a fare per queste creature, per la comunità umana, per i bambini e per le persone che hanno tratto beneficio dal nostro operato, che si deve guardare a un futuro di cambiamento”.

Che dire ancora? A proposito… ho adottato due cagnette rumene. Formidabili testimoni dell’impegno di Sara Turetta. Due dei 6000 messaggeri nel mondo del progetto di Save The Dogs. Tutto ebbe inizio da una ragazza di nome Sara, nel 2001…

Per chi volesse saperne di più: www.savethedogs.eu oppure l’omonima pagina FB.

4 Comments

  1. Rita Briac 25/04/2012
  2. io 03/09/2012
  3. Nicola Pucci 03/09/2012
  4. Evi Mibelli 03/09/2012

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.