di Simone Provenzano
Distruzione e creazione. Così vanno le cose.
Il ciclo non può essere interrotto ed osservandolo non se ne può non rimanere intimoriti. Un timore reverenziale nei confronti di ciò che non può essere capito fino in fondo. Come al solito può solo essere vissuto.
La vita è un esperienza fenomenologica.
Per questo motivo per parlare di morte e rinascita mi appoggerò al mito, alla religione e all’archetipo che ci permetteranno la comprensione attraverso il simbolico.
Il nostro viaggio attraverso la distruzione non può che iniziare con Shiva, divinità induista dalle molte sfaccettature.
Shiva distrugge, assorbe, annulla. Tutto.
Eppure gli induisti, continuano a chiamarlo con i nomi di “luogo di felicità”, piuttosto che “il favorevole” o il “propizio”!
Tutto passa tra le mani di Shiva prima o poi. Tutto ha un tempo, tutti hanno una storia, che prima o poi si concluderà. È difficile osservare Shiva che compie il suo lavoro, distruggendo interi universi e pensare che anche tu dovrai capitare tra le sue grinfie. È un po’ come essere un agnello che per Pasqua aspetta paziente di essere accolto dal macellaio.
Tutti sappiamo cosa significa aver timore della morte; tutti noi lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle. Eppure Shiva viene considerato benevolo. Questo perché la distruzione è intimamente legata alla creazione e proprio questa poliedrica divinità ne è l’esempio perfetto.
Distruggere per creare.
Nella stasi, nella staticità, nella cristallizzazione non c’è vita. La vita è dinamismo, morte e rinascita: è cambiamento. Shiva è per metà maschio e per metà femmina e quando si accoppia con la sua compagna dalla foga che ci mette scuote l’intero universo!
Questo è il principio di Shiva, per cui non ci può essere creazione se non nella mutevolezza. Questo è il principio della vita: non è qualcosa che si acquisisce e si mantiene.
La vita è più qualcosa che brucia alimentandosi di se stessa.
Badate che non sto parlando di religione e filosofia. Sto parlando di disturbi psicologici, di depressione, anoressia, disturbi di personalità, attacchi di panico… metteteci dentro ciò che preferite. Molto spesso ci fermiamo per paura, per non perdere ciò che pensiamo di aver conquistato, per non andare avanti.
È un po’ come cercare di rimanere nello stesso punto quando si è sulle scale mobili: si impiega più energia, ci si stanca molto velocemente e si rimane con un bel po’ di frustrazione tra le mani.
Nel fiume che è la nostra vita alcune volte conviene seguire la corrente, col rischio di affrontare le rapide, piuttosto che nuotare controcorrente e aspettare di svenire in acqua e essere trascinato senza coscienza verso quelle pericolose rocce!
La distruzione è anche smantellamento di vecchi princìpi psicologici. Princìpi che governano il nostro modo di affrontare il mondo (interno ed esterno). Solo quando i vecchi saranno morti potranno nascerne di nuovi. Nuovi princìpi di coscienza, perché non si smette mai di crescere, non si finisce mai di imparare:
basta continuare ad andare avanti, in modo naturale.
Come il fiore di loto, su cui tante volte Shiva viene ritratto seduto, che non può nascere se non affonda le proprie radici in uno strato di melma putrescente.
Pasqua è passata da poco, ma per chi è cattolico il messaggio è il medesimo: il vecchio principio muore e dopo tre giorni rinasce come nuovo.
Non abbiate paura del nuovo, accoglietelo e comprenderete le nuove possibilità.
Non è una scelta che si può compiere, restare o andare avanti.
È più un atto di fede.
Nei confronti della vita stessa.
P.S.
Tutto ciò scaturisce dalla riflessione intorno ad una sorpresa che mi ha fatto la vita. Presto potrei diventare padre. Mia moglie ha scoperto di essere incinta. Dal momento in cui l’ho saputo non faccio altro che pensare alla continuità che questa nuova vita darà al mio mondo.
Ed un giorno io, vecchio principio, lascerò spazio a lui, nuovo principio.
E non ho timore.
Non più.




grazie !