GASPAROTTO RIPORTA IN ALTO L’ITALIA IN UNA GRANDE CLASSICA

di Ferdinando Cocciolo

Finalmente. Il ciclismo italiano torna ad alzare i propri, nobili vessilli in una grande classica, grazie al trionfo di Enrico Gasparotto nell’Amstel Gold Race, una corsa che spesso ci ha sorriso negli ultimi anni.

Gasparotto trionfa nell’Amstel Gold Race – teladoiolamerica.net

Finalmente. Dopo l’ottimo secondo posto di Pippo Pozzato al Fiandre – battuto solo dal mostro Boonen – ed il terzo gradino del podio di Alessandro Ballan sempre al Fiandre e alla Roubaix, si iniziava a nutrire seri ed angoscianti dubbi sul valore di un ciclismo italiano messo sotto accusa anche tatticamente. Successo che il movimento tricolore merita, ma ancor più se lo merita Enrico Gasparotto, 27 anni, alfiere della straniera Astana e, ammettiamolo, atleta tutto sommato snobbato dai media per non dire proprio sottovalutato.

Primo Gasparotto, secondo Vanendert e terzo un arrabbiatissimo e deludente Peter Sagan, corridore di una Liquigas Cannondale che non sta riuscendo ad “intascare” neppure una grande classica. Questo il podio di un’Amstel Gold Race che, come sempre, non ha deluso le attese degli appassionati sotto il profilo dello spettacolo e della combattività.

256 km e 32 cotes, tra le quali le più temute e difficili, il Keutenberg – con pendenze sino al 14% – e il Cauberg – in pratica la salita finale del prossimo mondiale di Valkenburg – concentrate negli ultimi 20 km. L’Amstel inaugura “il ciclo delle Ardenne” ed ovviamente presenta caratteristiche completamente diverse dal Giro delle Fiandre; come sempre è molto complicata da interpretare tatticamente e per questo potrebbe essere paragonabile alla Milano-Sanremo per la difficoltà nel decifrarne la strategia di corsa.

Scenario fantastico e suggestivo che si sviluppa tra stradine strette e pericolose da affrontare sempre nelle prime posizioni del gruppo se si vuol vincere; una grande classica che nel recente passato ha sorriso ai nostri Davide Rebellin, Michele Bartoli, Danilo Di Luca e, per ultimo, quel Damiano Cunego che proprio nelle Ardenne è seriamente intenzionato a prendersi grandi rivincite.

L’edizione 2012 vede, tra gli altri, la partecipazione di Cadel Evans – che a circa cinquanta km dalla conclusione si ritirerà per mancanza di condizione – e di un Philippe Gilbert sinora “oggetto misterioso” in questo inizio di stagione. Ed i corridori si danno subito battaglia. Dopo circa 40 km e numerosi tentativi, si sganciano in sette: lo spagnolo Bilbao, Bardet, il francese Pineau, il nostro Simone Stortoni, Caethoven, Kreder e Howes. A questi, in seguito, si aggiungeranno Lietaer e Delfosse. Il vantaggio arriva a sfiorare i 13 minuti ed il gruppo reagisce, sotto l’impulso della Katusha di Rodriguez e Oscar Freire, la BMC di Gilbert e la Radioshack. Tra i nostri, da segnalare un Cunego sempre nelle prime posizioni, un Vincenzo Nibali a centro gruppo ed Oscar Gatto – reduce dalle fatiche del pavè – un po’ in difficoltà.

Ai meno 50 la corsa entra nel vivo con la squadra russa della Katusha a svolgere un gran lavoro nel tentativo di operare una prima, importante selezione a favorire il capitano, Joaquim Rodriguez. I fuggitivi, man mano, vedono assottigliarsi il loro cospicuo vantaggio e così il primo appuntamento delle Ardenne si appresta a vivere la sua fase più calda. Sul Kruisberg si infiamma la corsa, la BMC con Mauro SAntambrogio forza il ritmo mentre Samuel Sanchez, altro favorito della vigilia, perde contatto per un problema meccanico ed è costretto ad inseguire. Si entra così negli ultimi 20 km, che decideranno la corsa…ed il bello deve ancora venire.

Sulla salita “delle Antenne“, Terpstra aumenta l’andatura e mette in fila il gruppo. Ai meno 14 si muove Boasson Hagen – Team Sky – , con un attacco deciso che fa subito il vuoto mettendo tra se e il gruppo già qualche centinaio di metri. I due ultimi superstiti della  uga di giornata, Bardet e Howes, iniziano con qualche secondo di vantaggio il Keutenberg. Damiano Cunego è subito dietro a Peter Sagan e Philippe Gilbert che tra i campioni sembrano quelli più in palla. Ai meno 10 attacca Enrico Gasparotto, sempre in prima linea; ai meno 7 parte, clamorosamente, Oscarito Freire che avrebbe potuto tranquillamente aspettare la volata. L’altro leader della Katusha arriva ai 3 chilometri ancora con una decina di secondi di vantaggio, ma non è tranquillo e sente sul collo il fiato del plotone. Dietro, in un gruppo ristretto che purtroppo non comprende più Vincenzo Nibali, i grandi si guardano e pensano già al Cauberg, teatro dello “scontro finale”. Ci siamo. Philippe Gilbert cerca di riportarsi rabbiosamente su Freire e un Terpstra davvero encomiabile nei suoi attacchi. Una caduta mette fuori gioco Cunego, Gilbert riesce quasi a riportarsi su Freire ma paga lo sforzo. Appena dietro, Sagan sembra il favorito, ma ecco spuntare Enrico Gasparotto. Non ci sembra quasi vero. Non ci illudiamo, ma siamo lì a giocarci finalmente una vittoria in una grande classica, dopo l’ultimo acuto di Rebellin alla Freccia Vallone 2009. Ma gli ultimi 60 metri di una giornata da ricordare sono suoi ed Enrico si aggiudica l’Amstel Gold Race dopo il terzo posto di due anni fa.

Il ciclismo italiano rialza la testa, proprio laddove tra pochi mesi andremo a giocarci il Mondiale. Un segnale, una speranza, una certezza.

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