di Nicola Pucci
A bruciapelo, sfido chiunque a localizzare nella loro esatta successione geografica le tre repubbliche che si affacciano sul Mar Baltico, Lituania, Lettonia ed Estonia. Non appagato, domando al lettore se associa al volo le rispettive capitali, Vilnius, Riga e Tallinn. Il dubbio vi assale? Poco importa, mettetevi comodi, abbandonatevi alla seduzione della scoperta e ve le farò conoscere in un breve percorso in tre episodi.
Mi preme debuttare oggi con Tallinn, non a torto considerato il salotto del Baltico. Un diamante incastonato in un paesaggio le cui suggestioni nordiche non mancano di attrarre turisti che qui giungono da ogni dove; col ripristino dell’indipendenza nazionale dal giogo dell’oppressione sovietica durata mezzo secolo la città sembra aver ritrovato un’insospettata energia vitale. La capitale estone illustra un passato medievale fatto di frenetici traffici di mercanzie se è vero, e non ne dubitiamo, che Tallinn era centro commerciale e porto principale dell’area anseatica.
La Città Vecchia, divenuta Patrimonio Unesco nel 1997, nonché Capitale Europea della Cultura nel 2011, si raccoglie intorno a Raekoja Plats dove ha sede il palazzo del Municipio che non può mancare di incuriosire il visitatore per lo stile gotico, unico esempio del Nord Europa, e per la singolare banderuola segnavento (“Vecchio Tommaso”) che appare sulla guglia più alta, simbolo della città, raffigurante un soldato che avrebbe il compito di avvertire la popolazione in caso di attacco dal mare. Qui, dove è tradizione sorseggiare birra all’aperto anche quando le temperature scendono, e di parecchio, sotto lo zero, prende avvio la nostra camminata che può orientarsi verso la “Collina della Cattedrale”, Toompea in lingua ugrofinnica. Si sale di buona lena per ammirare la panoramica che associa in un perfetto incrocio cromatico le tonalità cupe e scure delle acque del Mar Baltico che si scorgono in lontananza con i colori vivaci dei tetti che subito sotto di noi sembriamo poter toccare con mano. Sull’asperità diamo una rapida occhiata al castello medievale; non troppo lontano contempliamo rapiti la linea ortodossa della Cattedrale di Alexander Nevsky, di recente costruzione (fine 800), che con le caratteristiche cupole a cipolla si contrappone alle sfumature rosa della facciata del Parlamento estone a cui presta il fianco.
Scendiamo nuovamente da basso per addentrarci nel dedalo di stradine tra cui si snoda la Città Vecchia. Passiamo davanti alla Casa Rosa, neanche fosse un confetto, per poi deviare per Pikk Tanav, la via più battuta del centro storico; percorrendola annotiamo sui nostri taccuini di viaggio gli originali portoni d’ingresso ai palazzi delle antiche Gilde, le corporazioni di mercanti e artigiani, così come non di rado può capitare di imbattersi in abitanti del luogo che sfoggiano le tradizionali vesti medievali anche se la cosa, ad onor del vero, tanto profuma di innocente tentativo di spillare qualche spicciolo al turista pollo e generoso di portafoglio. Non possiamo non scorgere lo slancio verticale della torre gotica della Chiesa di Sant’Olav, un tempo la più alta d’Europa, che dalla sommità dei suoi 123 metri regala una veduta a 360° sull’ampia insenatura baltica che accoglie Tallinn. Potremmo aver voglia di conoscere qualcuno dei tesori artistici che la città può vantare, avviamoci allora verso la Chiesa di San Nicola che conserva la straordinaria “danza macabra” del pittore tedesco Bernt Notke. Raggiungiamo infine, in una sorta di camminamento all’incontrario, la porta d’ingresso alla zona medievale che compone la cinta muraria in cui troneggiano 5 vecchi bastioni.
Da qui noi usciamo non distanti dalla zona nuova e dal porto in cui attraccano e si avviano battelli per Helsinki e San Pietroburgo; il programma di viaggio a questo punto concede una doppia opportunità: fare un salto alle spiagge di Piriri, ma questo solo se siamo giovani ed arditi, oppure, ed è l’opzione che preferiamo, salire a bordo di un vecchio filobus con destinazione la residenza estiva di Pietro il Grande, Palazzo Kadriorg. Anche qua, in terra estone, lo zar ebbe dimora e fece costruire dall’architetto italiano Niccolò Michetti un edificio che in tutto e per tutto, seppur in dimensioni ridotte, ricorda il Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo per la facciata in stile barocco. L’esplosione floreale del magnifico giardino che recinta la casa e il verde intenso dei prati sono sentinelle di pace e solitudine: ecco forse cosa cercò secoli addietro il principe russo in questo spicchio di terra che salutiamo con gratitudine.




Gran pezzo, degno di una rivista di viaggio di primo piano.
Giovanni mi fai arrossire…se ti è piaciuto il pezzo probabilmente è perchè sono riuscito a trasmettere le emozioni che provo quando mi avventuro a spasso per il mondo…grazie