di Nicola Pucci
Se è vero che al sapore afrodisiaco della vittoria non ci si abitua mai… beh, questa Spagna in quanto a ingordigia è tra le più peccaminose. Calcio, ciclismo, basket, tennis, le Furie Rosse da anni razziano quanto di meglio c’è da conquistare, stavolta mettono in bacheca, ed è la quinta volta dall’anno del Signore 2000, pure la prestigiosa Coppa Davis.
Siamo a Siviglia, in terra andalusa, e nella bolgia dell’Estadio Olìmpico de la Cartuja più di ventimila gasati aficionados, fasciati di vessilli e camisetas a comporre un’unica marea giallorossa, per tre giorni hanno incitato a pieni polmoni i quattro moschettieri armati di racchetta. Spagna-Argentina, ultimo atto 2011 per aggiudicarsi l’insalatiera d’argento, cronaca di una festa annunciata. E così è stato… ma attenzione, di tutto si è trattato fuorché di una marcia trionfale.
Il fine settimana di passione si apre con la sfida tra il Rafa nazionale uscito malconcio dal Master e Juan Monaco, onesto mestierante da anni sul circuito, scelto dal capitano-non giocatore Vazquez al posto di Nalbandian. Di esecuzione trattasi, Nadal sull’amata terra rossa non può conoscere incertezza e come d’incanto ritrova energie e profondità dei colpi per imporsi con un 6-1 6-1 6-2 che imbarazza più il povero argentino che il vostro cronista: compito facile da commentare, 1-0 Spagna e catino andaluso parente stretto di una polveriera sul punto di esplodere. Speriamo in Delpo, si mormora sulla panca sudamericana. E per tre set almeno Del Potro sciorina tennis come pochissimi sono in grado di fare, Ferrer pedala da una parte all’altra del campo rimanendo aggrappato al match ma sotto nel punteggio. Disdetta, in Coppa si gioca sulla lunga distanza dei tre su cinque, l’autonomia del buon Del Potro è limitata e al termine di una battaglia di 4 ore e 46 minuti esce distrutto ma trionfante l’iberico che col punteggio di 6-2 6-7 3-6 6-4 6-3 regala il 2-0 alla Spagna. E sarà il punto decisivo.
Sabato si pensa che l’opera possa arrivare a compimento, di scena sono i doppisti, Verdasco e Feliciano Lopez a duettare sotto gli occhi di Sua Altezza Re Juan Carlos, Nalbandian e Schwank a tener viva la fiammella della spe biancoceleste. Troppo belli per essere pure vincenti i due spagnoli si sciolgono come neve al sole, capitan Albert Costa inorridisce alla controprestazione dei suoi due eletti e incassa amaro il 6-4 6-2 6-3 che vale l’1-2 Argentina.
Domenica, il giorno del non-ritorno. Estasi o delirio per chi si siede sulle roventi gradinate del Cartuja. Ancora una volta el hombre del destino si chiama Rafael Nadal, è di Maiorca ma mai come stavolta gli andalusi l’hanno adottato come figliol prodigo. Pronti, via ed è Del Potro a cannoneggiare col dritto che fa male, la sfida è lanciata e dopo un’ora il primo set è per il gigante di Tandil. Una sola chance per lui, fare più in fretta possibile con la speranza che la maratona di due giorni prima non abbia lasciato scorie in un fisico da granatiere sì ma dagli ingranaggi delicati, ahimè troppo delicati. Nadal arranca, si accende a intermittenza ma come fighter non è secondo a nessuno, coglie il primo momento di nebbia dell’avversario e incamera la seconda manche. Terzo set senza storia, le palpitazioni arrivano in abbondanza al quarto, un su e giù nel punteggio vietato a chi soffre di tachicardia. Conclusione inevitabile al tie-break e qui, sia fatta la volontà della storia tennistica, a Nadal non trema il mancino: game, set e match España, la Coppa Davis prende la strada di Siviglia.




Bel pezzo, Francesco, che sottolinea la bellezza quasi erotica dello sport, dell’agòn che conduce alla vittoria. Splendida metafora della lotta per la vita.
grazie giovanni…a primavera ti voglio con racchetta e brache alla Nadal…!!!
Naturalmente i complimenti erano per Nicola! Ho fatto casino tra autore del post e autore dell’articolo!
Cè da riflettere seriamente leggendo questo bel pezzo del collega ed amico Nicola Pucci. C’è da riflettere sull’intelligenza e la lungimiranza mostrate dai vertici dello sport iberico che hanno fatto della programmazione e della valorizzazione dei vivai, un “credo” a mio avviso irrinunciabile per ogni nazione.
I successi lo dimostrano. Occorre lavorare per anni, apprendendo, affinando tecniche di allenamento e di gioco ma soprattutto, valorizzando le “cantere” come loro hanno fatto in molte discipline sportive (calcio, ciclismo e tennis, insegnano).
Per capire questo, basta prendere spunto da quanto scrive Nicola e fare un parallelismo col nostro tennis.
Mentre la Spagna programmava, faceva crescere i giovani e poi raccoglieva i frutti vincendo trofei a ripetizione, il movimento italiano sprofondava in un tenebroso oblìo fatto di lotte intestine, giocatori senza cuore che hanno addirittura rinunciato sovente a partecipare alla Coppa Davis e retrocessioni indegne ed inopinate che hanno fatto sprofondare la nostra rappresentativa nella serie C del tennis mondiale.
ah.. come sono lontani i tempi in cui Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli espugnavano Santiago del Cile, facendo vivere al movimento italiano della racchetta una pagina indimenticabile di storia dello sport. Come spesso ci accade poi, ci siamo cullati sugli allori, smettendo di curare i nostri virgulti ed ecco che le piantine si sono seccate senza dar frutti oppure, son morte prematuramente senza poter esprimere tutto ciò che di buono avevano in sé (è d’obbligo un pensiero al toscanissimo Federico Luzzzi).
Nico…ma conosci il tennis alla grande!!!E la tua analisi è lucidissima…oltrechè azzeccata…
Sei veramente forte, Nicola, la tua recensione mi piace un frego!
Leonardo