Presidenziali francesi – parte I
L’estrema destra di Marine Le Pen al 18%
Ma il secondo turno è quasi scontato
di Alberto Giusti
Il primo turno delle presidenziali francesi è andato. Con un’affluenza leggermente inferiore alla tornata precedente (80%, contro l’83% del 2007), i transalpini hanno decretato quali saranno i candidati che si affronteranno al ballottaggio, che si terrà domenica 6 maggio.
Vittoria di François Hollande, leader del Partito Socialista, che con un punto e mezzo di scarto, al 28,6% (qui la tabella con le percentuali di ogni candidato), ha battuto il presidente uscente Nicolas Sarkozy, 27%. Ma la grande sorpresa di queste elezioni è l’estrema destra di Marine Le Pen, che ha preso in mano il partito del padre, il Front National: 18% per lei, con i primi exit poll di ieri sera che la lanciavano al 20%. Quanto basta ad abbattere le aspirazioni della gauche francese di poter piazzare al terzo posto il candidato più di sinistra, Jean-Luc Melenchon, che si ferma all’11,1%. Il centrista Bayrou, una specie di Casini francese, non tocca nemmeno il 10% e si ferma a quota 8,8%.
Ma il caso del giorno non è Hollande, perché ieri è accaduto qualcosa in Francia, qualcosa che non si era mai visto. Un partito di estrema destra ha preso il 18%, lasciando a bocca asciutta i gollisti, che al primo turno del 2007 avevano raggiunto il 31,18%, e i centristi, che hanno perso 10 punti secchi rispetto alla tornata precedente. La nuova madrina del Front National ha guidato una campagna vincente, ha fatto meglio del padre nel 2002 (16,86%), il quale aveva strappato ai socialisti la competizione con Chirac al secondo turno. Com’è stato possibile un simile rimescolamento di voti? Da quale serbatoio il Front National ha tratto i propri consensi? Due chiavi di lettura possono spiegare questo risultato.
Per la prima, si faccia riferimento a quanto scritto su questo blog (link) esattamente un mese fa. Gli effetti della campagna sulla sicurezza di Sarkozy, con arresti di presunti estremisti islamici in tutta la Francia, con l’annuncio di voler rivedere i patti di Schengen sulla libera circolazione delle persone, col pugno di ferro nell’affaire Toulouse, non ha avuto l’effetto sperato di consegnare ai gollisti una quota dei voti di estrema destra, anzi: ha probabilmente indotto nei cittadini maggiore paura e insicurezza, bisogni che questi non hanno ritenuto soddisfatti col presidente in carica, e hanno guardato a Marine Le Pen (qui sopra, foto fanpage.it), volto rassicurante di una donna colma di valori, tradizione e identità francese.
La seconda è il nazionalismo francese. Sarkozy succube di Frau Merkel, Sarkozy che adegua il sistema francese e l’Europa alle necessità della Germania, Sarkozy che non muove un dito che Merkel non voglia e che sembra abbandonare ogni velleità di grandeur, pur propria della sua fede politica, tolto il bombardamento sulla Libia, non proprio qualcosa di cui andare orgogliosi. In Francia, il sentimento nazionale è particolarmente sentito, la diffidenza per il vicino germanico è dura a morire anche dopo 50 anni di asse Parigi-Berlino, iniziata da De Gaulle e Adenauer nel 1962. Molti elettori di destra non accettano evidentemente questa sudditanza, e non si tratta di moderati che possono andare verso l’Europa più comunitaria promossa a sinistra: sono elettori che quando Le Pen parla di uscita dall’euro e di chiusura delle frontiere, tendono le orecchie, e nelle urne lo hanno dimostrato con forza.
Prima di passare ai pronostici, un altro dato va osservato rispetto al voto di ieri: il grado di accentramento del voto toccato dai primi candidati alla presidenza. Prendendo in considerazione i primi 5 arrivati tra il 1988 e il 2012, il dato di quest’anno è il più forte della serie, con ben il 93% dei consensi fra i primi 5 candidati. Ciò indica una forte polarizzazione del voto, visto anche il crollo dei centristi, che dà conto dello scontro politico in atto. È un’osservazione necessaria per formulare ipotesi sul secondo turno.
Molti danno per aperta la partita, ma io non lo credo. Non è nella mia indole dare un risultato per scontato, ma stavolta credo di poterlo fare. Al secondo turno, vincerà Hollande, per due motivi:
– Il primo è la divisione profonda fra Marine Le Pen e Nicolas Sarkozy. Il Front National ha costruito la sua campagna in funzione anti-gollista, denunciando le mancanze del presidente in carica, puntando a sottrarre più voti possibili all’UMP, il partito del presidente. Con un risultato storico come quello ottenuto, Marine Le Pen può aspirare, se condurrà il suo partito in acque ancora di maggiore credibilità, come già sta facendo, ad essere lei la sfidante dei socialisti alle prossime elezioni, nel 2017. Marine Le Pen, da un eventuale sconfitta di Sarkozy, ha tutto da guadagnare: può lavorare 5 anni nel dimostrarsi la vera forza di opposizione politica alla gauche, e soprattutto arrivare alle legislative di giugno senza che gli elettori abbiano la pregiudiziale di dare al presidente vittorioso una maggioranza parlamentare con cui governare. A giugno, Marine Le Pen potrebbe cambiare la storia della Francia, ma non lo potrà fare se vincerà Sarkozy.
– Il secondo è la mobilitazione a sinistra, che io credo sarà fortissima. Un simile risultato dell’estrema destra avrà l’effetto di muovere tutti gli elettori dal centro all’estrema sinistra verso Hollande, per dare un segnale e per scongiurare un rischio innominabile, ma per qualcuno probabile: che un Sarkozy vittorioso si trovi costretto, dopo le legislative, a nominare presidente del consiglio Marine Le Pen. Quante volte ci sono stati simili scambi di voti nella storia politica francese? E se Sarkozy “sdoganasse” il Front National, accettandolo nel sistema, promettendo un’alleanza politica, la partita del ballottaggio sarebbe davvero aperta. Una mobilitazione a sinistra quindi, in funzione “anti”, un po’ come in Italia per 20 anni molti elettori hanno fatto per il pericolo di vedere Berlusconi al governo, votando non tanto per i candidati di sinistra, ma contro la destra.
Hollande, dunque, non deve fare altro che incoraggiare la mobilitazione in questa direzione. Se sceglierà di chiamare il popolo della gauche a raccolta, per il cambiamento e contro l’odio, per mostrare al mondo che la Francia non è in balia dell’estrema destra, avrà la vittoria in tasca. Sarkozy, dal canto suo, non ha troppe carte da giocare, se Marine Le Pen, come sembra, non ha alcuna intenzione di dargli una chance; il centrista Bayrou, per ora, lascia ai suoi elettori completa libertà di scelta, dopo una campagna nella quale lui stesso ha giudicato negativamente Sarkò, mentre la verde Eva Joly ha già indicato Hollande come il suo candidato favorito.
Saranno quindici giorni al cardiopalma in Francia! Appuntamento al 6 maggio.
Fonti: lemonde.fr, lefigaro.fr, www.france-politique.fr, www.interieur.gouv.fr




In attesa di conoscere quelli che saranno i risultati finali del ballottaggio, ho sempre apprezzato il sistema francese, capace nei decenni di proporre con alterne fortune amministrazioni di schieramenti contrapposti. Hollande rappresenterebbe quella sinistra moderata che ha governato la Francia per due mandati ai tempi di Mitterand cedendo poi il passo prima a Chirac e poi a Sarko complice forse la scarsa personalità di figure come Jospin e Segolene Royal. E’ forse tempo di svolta in Francia…a meno che la “pallina impazzita” Le Pen non rimescoli le carte…
Sono fiducioso che Hollande possa farcela. D’altro canto le mie perplessità sono legate al fatto che alcuni punti programmatici del candidato socialista, come la proposta di revisione del fiscal compact ma soprattutto la tassazione al 75% per chi ha un reddito superiore ad un milione di euro, possano spaventare i mercati (vedi l’odierna chiusura negativa delle borse) contribuendo ad una contromobilitazione dell’elettorato di centrodestra. In questo modo Sarkozy potrebbe attingere a quella percentuale di voti del Front National che gli permetterebbero il sorpasso. Incrociamo le dita.
io non credo che ci siano molti redditi sopra il milione di euro che abbiano votato Le Pen al primo turno, più che altro perchè l’FN professa l’uscita dall’euro, che in paragone al programma di Hollande significherebbe un disastro di proporzioni mondiali. a seguire una retorica simile, populista, o di destra post-industriale, non sono certo i milionari che hanno ben chiaro l’effetto di certi protezionismi professati dalla Le Pen. si tratta di quella massa di elettori disorientati, precari, senza lavoro, diseredati, poveri, afflitti dalla crisi, che non hanno trovato nella sinistra una risposta, ma per i quali sarkozy non rappresenta certo la soluzione, visto che è durante il suo mandato che molti hanno visto peggiorare la loro situazione. è più facile che vadano verso un’hollande che promette forti tasse sulla ricchezza e ritorno alla crescita, piuttosto che verso l’austerity di sarkò.
la quota di elettori della Le Pen per i quali penso sia plausibile un trasferimento a sarkò, è al massimo il 55% (la quota di elettori fedelissimi del padre di 5 anni prima), che equivale ad un 10%, insufficiente, anche ipotizzando un improbabile trasferimento completo dei voti di bayrou, a far conquistare a sarkò la maggioranza assoluta.
Però Sarkò può sempre spendere la carta “immigrazione” per tentare l’elettorato della Le Pen, sensibile a questo tema e aumentare le sue chance di vittoria. Senza contare che, sebbene la prospettiva di uscita dall’euro non sia contemplata da Sarkozy, gli elettori del Front National (o meglio una buona parte di essi) potrebbero “turarsi il naso” e accontentarsi di votare “contro” l’idea di un Europa più forte prospettata da Hollande. Sono due fattori che io non trascurerei. Ma come ben sai, spero sinceramente di sbagliarmi.
Aggiungerei una brevissima osservazione…il presidente ha dimostrato in questi anni il carattere nazionalista e forte che piace all’estrema destra, non creod proprio, seconda cosa, Hollande vedrà consfluire per se stesso tutto quel voto di protesta alla linea politica dell’Europa ormai troppo Merkeliana per gli standard di un qualsiasi partito che guarda verso sinistra ( oserei anche centro-sinistra..