di Simone Provenzano
L’ottimismo può essere imparato o è una qualità con cui si nasce? Francamente non penso neanche che sia in assoluto una qualità!
Ma andiamo per gradi, una cosa alla volta. L’ottimismo non è solo pensare sempre positivo: questo lo considererei più stupidità o essere ottusi;
l’ottimismo per essere utile deve essere ancorato alla realtà per come la percepiamo, ed incredibilmente la realtà influirà sull’ottimismo e questo influirà sulla realtà in modo reciproco.
Essere ottimisti è un modo di sentire ed un modo di pensare, è una modalità che permette l’attribuzione di senso. In pratica sto dicendo che chi è ottimista vive meglio.
Abbiamo scoperto l’acqua calda!
Ma allora perché non siamo tutti ottimisti? Giriamo la domanda: perché ci sono così tanti pessimisti nel mondo?
La prima risposta che mi sovviene come pessimista è che il mondo è un postaccio in cui accadono un sacco di cose spiacevoli; siamo ben lontani dal paradiso terrestre: qualunque cosa vogliamo dobbiamo sudarcela, dobbiamo faticare, sudare e soffrire per ottenerla. Questa è la realtà. Essere vivi ci espone alla sofferenza.
Ma da ottimista quale sono vedo, sento e penso alla soddisfazione ed al piacere che la vita mi pone di fronte. Come un ciliegio carico di frutti su cui mi posso arrampicare con fatica e paura di cadere per godere del gusto delle succulente ciliegie. O come un roveto di more in cui tra un frutto e l’altro può capitare di bucarsi tra le tante spine. Sofferenza sì, ma non solo quella per fortuna.
Questa è la realtà. Essere vivi ci espone alla gioia.
Il modo in cui immaginiamo la nostra vita è anche il modo in cui ci apprestiamo a viverla.
Il modo in cui ci diciamo cosa sta accadendo è il modo in cui gli avvenimenti diventano esperienza.
Essere ottimisti ci permette di vivere meglio, lo abbiamo già detto e lo ribadiamo aggiungendo che è un modo di sentire e di pensare che si può apprendere.
Iniziamo con il capire che gli accadimenti spiacevoli non sono quasi mai permanenti, non pensiamoli tali. Tutto scorre, tutto cambia, quindi anche le situazioni brutte.
Ricordiamocelo.
Bene e male sono concetti relativi. Immaginiamo la nostra vita come un romanzo in cui siamo il protagonista, che ha bisogno di affrontare delle disavventure. Accadimenti anche drammatici attraverso cui crescere e diventare ciò che siamo.
Mia nonna diceva sempre che nessuno nasce imparato.
Le battute d’arresto sono momenti importanti in cui la vita diventa esperienza, occasioni di crescita e maturazione. Il vecchio Jung parlava di individuazione, Maslow di autorealizzazione, e chissà in quanti altri modi è stato chiamato questo misterioso processo che ci porta a vivere pienamente e consapevolmente.
Questo è quanto. Rendere funzionale tutto ciò che ci accade, dentro e fuori.
È come un processo di scrittura creativa, possiamo provare a costruire una narrazione della nostra vita, inserendo tutti i fatti in una storia che ci conduca proprio lì dove siamo arrivati. A pensarci bene le psicopatologie non sono altro che pagine strappate da questo libro. Pagine che abbiamo bisogno di reinserire nel nostro contesto narrativo, ricreando quel filo conduttore che ci permette di andare avanti, che niente avviene a caso.
“Ogni cosa è infinite cose”
Ci dice Borges. E di queste infinite cose noi possiamo prendere ciò che più ci è utile. Questo è l’ottimismo che si può apprendere, quello in cui possono accadere cose che non ci piacciono o che ci fanno star male, ma a partire da queste si ha l’occasione di andare a stare meglio, si può crescere e diventare migliori.
Possiamo essere gli autori della nostra vita.
Possiamo.
Facciamolo.



Anche il sesso migliora la vita…ma proprio tanto!!!
Sei ottimista tu? Apprezzo i tuoi post, lucidi. Sono pienamente d’accordo che l’ottimismo sia più una direzione, che una condizione.
si, mi sento un ottimista funzionale. grazie per i complimenti e per aver commentato. in pochi lo fanno. invece, per me, il dialogo è molto divertente e costruttivo.