di Maria Gilli
Attraccare a Malta, la splendida isola-fortezza, sbarcare alla Valletta, percorrere le viuzze del suo porto e risalire a piedi fino al Palazzo del Gran Maestro, lasciarsi catturare dal fascino della città sulla quale aleggia la presenza ovunque tangibile dei suoi mitici Cavalieri, diventa l’occasione per un accattivante tuffo nel passato.
Ma chi sono questi Cavalieri di Malta o, per chiamarli con il loro titolo completo, i Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta? Alle origini, a Gerusalemme, vicino al Santo Sepolcro, erano un “ospedale” od “ospizio” , fondato negli anni 1040-1060 da mercanti amalfitani, per accogliere i pellegrini. Infatti, l’Ospedale (chiamato anche “xenodochio” od “hostellerie” di Gerusalemme) non è solo un luogo di cura per i malati e i feriti, è prima di tutto un luogo di accoglienza e di assistenza ai pellegrini, ai forestieri e ai poveri. L’Ospizio era posto sotto la tutela dei Benedettini dell’adiacente convento di Santa Maria Latina. Verso il 1090, i frati ne affidano la gestione ad un certo Gerardo, un laico devoto conosciuto con il nome di “Fra’ Gerardo l’Ospedaliere“. Lo aiutano, nell’ospedale, alcuni altri laici che conducono vita religiosa senza essere monaci e che hanno lo statuto di “Confratelli“.
Con l’arrivo dei Crociati e la presa di Gerusalemme, il numero dei pellegrini a cui dare alloggio aumenta e bisogna inoltre curare i tanti feriti. Gerardo intraprende la costruzione di un ospedale più grande, dedicato a San Giovanni Battista. Goffredo di Buglione, grato per i servizi resi, lo appoggia nella sua impresa e offre a Gerardo la prima donazione: il villaggio fortificato di Hessilia in Palestina e alcune sue terre in Francia. Il suo esempio è ben presto seguito da molti fedeli, sia in Occidente che in Oriente. Inizia così la fortuna dell’ “Ospedale” il quale, in poco tempo, “moltiplicando assai i possedimenti e le rendite“, diventa un importante proprietario fondiario e acquisisce l’indipendenza economica.
Ciò gli consente di sottrarsi alla tutela dei benedettini e, nel 1113, il Papa Pasquale II trasforma la confraternita dell’ ospedale in un nuovo ordine religioso, l’ “Ordine dei Fratelli dell’Ospedale di Gerusalemme” (più conosciuto sotto il nome dei “Fratelli dell’ Ospedale di San Giovanni” o “Giovanniti“), imponendo i voti di obbedienza, povertà, castità e “ospitalità“. L’ordine, posto sotto la diretta protezione del Papa, è indipendente, e sono i Fratelli che eleggono il loro superiore, il “Gran Maestro“. Inoltre gli vengono affiliati i vari “ospizi ” creati in Europa e gli è concesso il diritto di questua.
Verso il 1130, il nuovo Maestro, Raymond du Puy, redige la prima regola dell’ordine, nella quale conferma i voti tradizionali di obbedienza, povertà, castità, e ribadisce il dovere di accoglienza ed assistenza ai “nostri Signori i Malati“ e a “tutte le miserie del mondo“. Inoltre fissa il segno distintivo dei Fratelli: il mantello nero con la croce bianca sul petto.
Nonostante la presenza dei Crociati, la pacificazione della Terra Santa è tutt’altro che reale: le incursioni di bande musulmane armate sono frequenti, l’insicurezza è costante ed è necessario proteggere i pellegrini e i malati. Questo compito viene affidato agli Ospedalieri, i quali costituiscono piccole scorte di cavalieri e, in caso di bisogno, intervengono con le armi. Il soccorso militare s’innesta quindi sul dovere di assistenza. Ma ben presto queste scorte crescono fino a diventare una forza armata potente che combatte efficacemente gli “Infedeli“. Così, i Fratelli Ospedalieri, da “servi dei nostri Signori i Malati e i Poveri” si trasformano in “Soldati di Cristo”.
Necessità fa legge: al dovere di carità, Raymond du Puy aggiunge il dovere di “stare in armi” e riorganizza l’ordine in tre classi:
– i fratelli Cavalieri. E’ l’élite combattente. L’equipaggiamento di un cavaliere costa caro, perciò si accettano solo fratelli che hanno già ricevuto l’investitura e portano con sé cavalli, armi e corazze. Questo contribuirà a dare all’ordine la sua fisionomia particolare di casta nobiliare, caratteristica che, con il passare del tempo, si farà sempre più rigida.
– i fratelli “servientes” o sergenti, i “sergenti d’armi” (quelli che affiancano il cavaliere – gli scudieri, i valletti, i palafrenieri) e i “sergenti di mestiere” (quelli che svolgono i lavori di fatica).
– i fratelli preti e cappellani, quelli che assicurano l’inquadramento religioso.
Tutti quanti devono, in ogni caso, prestare servizio nell’ospedale.
Combattenti valorosi e tenaci – i musulmani li chiamano i “Diavoli neri” -, parteciperanno a tutte le guerre delle crociate, dalla disastrosa battaglia di Hattin (Saladino fa giustiziare tutti i cavalieri ospedalieri e templari catturati), alle crociate di Riccardo Cuor di Leone e di San Luigi fino alla strenua difesa della città di Acri.
Grazie ai loro vasti possedimenti in Occidente – le “commende” e i “priorati” -, gli Ospedalieri dispongono anche dei mezzi economici necessari per il mantenimento e l’ampliamento di tutta una rete di fortificazioni in Terra Santa. Si distinguono, nel campo dell’architettura militare, per l’imponenza e la qualità delle loro costruzioni: massicci torrioni ad Acri, Tortosa, Sidone, Tripoli; castelli come Margat, Belvoir e, soprattutto, il famoso Krak dei Cavalieri, la fortezza più grande e più spettacolare di tutto il Medio Oriente.
Dopo la caduta di Acri nel 1291, gli Ospedalieri superstiti (sono solo in sette) procedono, insieme ai Templari, all’evacuazione dei feriti e si rifugiano a Cipro dove hanno una “commenda”. La loro situazione diventa presto difficile: l’isola è piccola, mancano gli approvvigionamenti; il re di Cipro, in lotta contro il fratello, teme l’ingerenza di questi potenti e ingombranti cavalieri e si mostra sempre più ostile. La proposta del corsaro genovese, Vignolo dei Vignoli, di conquistare Rodi appare come provvidenziale. Il Papa Clemente V, che vede nell’isola una buona base d’appoggio per la riconquista della Terra Santa, approva il progetto. Dopo tre anni di combattimento, gli Ospedalieri occupano tutta l’isola, della quale diventano, per concessione del Papa, i legittimi e sovrani proprietari, e nel 1310 si trasferiscono a Rodi.
Appena arrivati, iniziano la costruzione di un ospedale, rafforzano le fortificazioni del porto e della città e acquistano alcune galere. Fin dalla loro breve permanenza a Cipro, hanno infatti scoperto la loro nuova vocazione: combattere sul mare per proteggere le navi dei pellegrini e dei mercanti in viaggio verso la Terra Santa e l’Oriente, contrastare le scorrerie piratesche e, all’occasione, attaccare le navi turche ed egiziane. È l’inizio di una vera e propria “guerra di corsa”, e gli ospedalieri – diventati i Cavalieri di Rodi – si adattano rapidamente alla vita marinara, ben inserendosi nel contesto di attività corsara che, fino a tutto il Settecento, caratterizzerà il Mediterraneo.
La trasformazione dell’isola in una vasta cittadella, l’organizzazione di una flotta potente e agile, la combattività e il coraggio degli ospedalieri costituiscono una protezione efficace, e per due secoli, nonostante gli attacchi ripetuti (fra cui tre assedi), i Cavalieri riescono a contenere i Turchi, fino al 1522: soltanto il grande esercito radunato dal giovane Solimano il Magnifico riuscirà a sconfiggerli e mandarli via da Rodi.
Il primo gennaio 1523 i Cavalieri lasciano Rodi, in cerca di una nuova sede. Nel 1530 Carlo V offre loro l’isola di Malta in cambio di un omaggio simbolico: il dono annuale, per la festa dei Santi, di un falcone reale. La generosità di Carlo V è tutt’altro che disinteressata: Malta occupa una posizione strategica chiave, è la porta di accesso al Mediterraneo occidentale; perciò, di fronte alla minaccia turca, deve assolutamente rimanere cristiana. Inoltre possiede porti molto favorevoli, in particolare quello sulla costa orientale, noto come “Porto Grande”. Bloccare l’avanzata della potenza ottomana, avversare le scorrerie piratesche dei Turchi e dei Barbareschi, questo è il compito affidato agli Ospedalieri, eterna spina nel fianco dei musulmani.
I Cavalieri riorganizzano la loro flotta e riprendono la guerra di corsa. Sono passati più di quarant’anni dalla conquista di Rodi: Solimano, esasperato dai continui attacchi alle sue navi, decide di sbarazzarsi una volta per tutte, di questi ostinati cavalieri e lancia una nuova grande offensiva. Il 18 maggio 1565 un’enorme flotta giunge al largo di Malta. Iniziano i primi scontri di quella terribile battaglia passata alla storia con il nome di “Grande Assedio”. Sono tre mesi di guerra feroce, durante la quale il Gran Maestro, Jean de la Valette, e i suoi uomini oppongono una resistenza disperata. Avviene il “miracolo“: l’8 settembre l’esercito di Solimano, decimato e allo sbando, si ritira. Malta è salva. La notizia della vittoria si diffonde velocemente, le donazioni affluiscono e, grazie al loro contributo, De La Valette incomincia la costruzione di una nuova città fortificata alla quale viene dato il suo nome.
Così, dalle macerie del Grande Assedio è nata una delle più belle città del Mediterraneo, La Valletta , la quale oggi, per il suo unico ed inconfondibile stile barocco maltese, è patrimonio dell’Unesco.
Con il dominio dei Cavalieri, Malta diventa la base principale del Contro Corso cristiano, nonché un importante mercato di schiavi, e gli Ospedalieri – da monaci a soldati, e da soldati a valenti marinai a corsari famosi – sembrano avere perso la memoria della loro missione originaria. Alcuni storici ritengono, addirittura, che l’ospedale – edificio emblematico dell’ordine – non fosse altro che un pretesto, un’abile manovra di propaganda per giustificare l’esistenza di un’istituzione chiaramente anacronistica. Non è esattamente così: gli Ospedalieri sono dei combattenti ed è necessario curare i feriti, pertanto, o per vocazione o per forza maggiore, l’ospedale sarà sempre al centro della loro attenzione, e ovunque si trasferiscano è sempre il primo edificio che costruiscono, da Gerusalemme ad Acri, a Cipro, a Rodi, a Malta.
I cronisti sono unanimi nel sottolineare lo spirito caritatevole dei Fratelli di San Giovani, il loro impegno e le loro capacità organizzative. Fin dal tempo delle crociate, l’ospedale suscita l’ammirazione, e perfino Saladino, dopo la presa di Gerusalemme, colpito dall’efficienza degli Ospedalieri, trattiene dieci frati per curare i suoi feriti. Il grande ospedale di Rodi, vero gioiello dell’architettura del Quattrocento, è il monumento più importante della città, e chiunque lo visiti rimane colpito dall’accorta gestione dei Fratelli. A Malta, la Sacra Infermeria stupisce per la sua organizzazione, la migliore in tutta Europa, e l’ampiezza delle sue strutture. Gli Ospedalieri si distinguono, inoltre, per la pulizia e l’applicazione rigorosa delle norme di igiene, cosa assai rara a quei tempi: un letto per ogni assistito, cambio frequente delle coperte, i pasti serviti in un piatto d’argento, le ferite lavate con acqua salata; grazie a queste misure, riescono a contenere le epidemie.
Tutti gli appartenenti all’Ordine hanno l’obbligo di prestare servizio nell’ospedale, il Gran Maestro compreso, e questo è un altro dei tanti paradossi dell’Ordine: aristocratici e orgogliosi Cavalieri che “servono” i poveri e i malati. In realtà, il mito cavalleresco del nobile cavaliere che difende e protegge i deboli è ancora molto vivo nell’immaginario aristocratico, e le grandi famiglie nobili accasano volentieri i loro cadetti nell’Ordine di San Giovanni; tanto più che i tre anni di servizio obbligatorio sulle galere dell’ordine costituiscono un eccellente tirocinio militare, e a questo tirocinio faranno seguito importanti incarichi nelle grandi commende e nei priorati. Il giovane postulante deve provare i quattro quarti di nobiltà, per essere accolto come “Cavaliere di Giustizia“, e ostenta con orgoglio questo titolo, il quale, con il passare del tempo, si è trasformato in un simbolo di “Status Sociale”.
Ed è per soddisfare la forte esigenza di autocelebrazione dell’ordine che inizia la lunga stagione dei ritratti di Cavalieri, tradizione piuttosto inconsueta per un ordine religioso, ma che per i Giovanniti diventa uno splendido mezzo di memoria celebrativa. Ricordiamo, solo a titolo di esempio, il malinconico “Ritratto di un cavaliere di San Giovanni” del Franciabigio, oppure il bellissimo e affascinante “Cavaliere Gerosolimitano” del Tiziano, nonché lo splendido ed enigmatico “Ritratto in armatura” dell’imperioso Gran Maestro Alof de Wignacourt e del suo paggio, del Caravaggio.
Con il declino della potenza ottomana, l’attività marinara dei Cavalieri di Malta si riduce, e inizia la decadenza dell’Ordine. Nel 1798, Bonaparte, diretto verso l’Egitto, conquista Malta e scaccia i Cavalieri dall’isola. Dopo varie vicissitudini, nel 1834 i Giovanniti fissano la loro sede definitiva a Roma e si ridefiniscono come istituzione religiosa e caritativa, nota oggi con il nome di “Sovrano Ordine Militare e Ospitaliero di Gerusalemme, di Rodi e di Malta”. Dal 1961, l’Ordine è un “ente sovrano, di diritto internazionale, neutrale ed apolitico” e, sul piano operativo, è un’importante organizzazione di assistenza umanitaria.



