Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni
A volte da un piccolo passo nascono grandi cose. Ammesso che un racconto, e soprattutto un buon racconto, sia un piccolo passo. Neuronica, di Roberto Furlani, laureando in ingegneria e fondatore della rivista di fantascienza Continuum, nonché autore connettivista, è stato pubblicato per la prima volta nel numero 05 di NeXT, bollettino ufficiale del movimento connettivista. Ora è diventato lo spunto per una sceneggiatura, scritta da Furlani a quattro mani insieme al regista Gabriele Calarco, già scenografo Rai, che con lui ha presentato a Milano il 31 marzo, al Fanta Festival MoHole, il video di pre-produzione di quello che presto diventerà il film Neuronica (con Luca Di Giovanni nei panni del protagonista Defrag). Riportiamo i testi dei loro interventi, insieme alla clip filmata della pre-produzione e ad alcune illustrazioni di Tommaso Ragnisco, della cui collaborazione Gabriele e Roberto si avvalgono (e potete qui vedere, tratte dal sito Neuronicamovie.com, alcune sue immagini).
Seguiranno delle mie domande ai tre creatori di questo interessantissimo lavoro.
—
Roberto Furlani “Neuronica”. Dalla genesi del racconto all’incontro col cinema
Buonasera a tutti. Sono Roberto Furlani e sono presente a questo evento in qualità di autore del racconto Neuronica, da cui Gabriele Calarco intende trarre il suo progetto cinematografico. Sono attivo nella fantascienza sin dagli anni ’90, e nel 2000 ho fondato Continuum, rivista web che ad oggi vanta oltre 10 anni di vita e 36 numeri pubblicati. Qualche anno più tardi ho aderito al Connettivismo, che mi era stato presentato da Giovanni De Matteo e da Sandro Battisti, e nel quale intravedevo molte potenzialità di sviluppo per la science fiction italiana.
Fa particolarmente piacere parlare di Neuronica proprio in questo contesto, dove al Connettivismo è riservato uno spazio ampio e importante, perché Neuronica è di fatto il racconto con il quale ho aderito al movimento. Il racconto, infatti, è nato su spinta di Giovanni De Matteo e Sandro Battisti, che mi chiedevano una storia da pubblicare sul bollettino del movimento; seguendo suggestioni risalenti a qualche anno addietro ed enfatizzando gli aspetti più in linea con il Manifesto, ho scritto appunto Neuronica che è poi stato pubblicato su NeXT Iterazione 05.
A parere dei curatori della rivista, però, il racconto appariva sotto-utilizzato rispetto a quelle che erano le potenzialità della storia, così mi hanno proposto di pubblicarlo anche sul blog di Supernova Express. Non sarebbe comunque stata l’ultima pubblicazione per Neuronica, visto che diversi anni dopo ho ricevuto una mail da parte di Carmine Treanni, direttore di Delos, che mi chiedeva se avessi alcuni racconti disponibili per la sua rivista. Così ho deciso di mandargli quelli che consideravo due dei miei migliori racconti, scegliendo dal mazzo due storie (guardacaso) entrambe connettiviste, una delle quali era appunto Neuronica (l’altra era Principio di induzione). Neuronica è così finita sulle prestigiose pagine di Delos, e qualche tempo dopo avrebbe conosciuto anche la pubblicazione su NeXT-Station, il punto di riferimento web del Connettivismo.
Ma di cosa parla Neuronica? È la storia di Defrag, nome in codice del miglior hacker sulla piazza, che viene contattato da una grossa impresa di costruzioni per realizzare una joint-venture lampo con un altro colosso industriale, per realizzare una transazione illecita finalizzata all’acquisizione a titolo definitivo del Tunnel della Manica. Non mi addentro nei dettagli e nei motivi dell’operazione, ma vale la pena sottolineare che Defrag è munito di un innesto neurale che potenzia enormemente le sue performance (i dati vengono trasferiti con un elevato bit-rate, con enorme sicurezza e via dicendo). D’altra parte, Defrag è anche un fuorilegge che nel corso della sua carriera ha fatto perdere a compagnie private e statali capitali enormi, motivo per il quale si ritrova con i Servizi Segreti alle calcagna. E questo non è nemmeno l’unico problema che il protagonista deve affrontare, visto che deve vedersela anche con la gamma di marginalità, cioè l’alterazione della percezione sensoriale entro un limite di non-pericolosità (in altre parole, l’innesto permette all’innestato di vedere gli alberi fosforescenti, se così gli piacciono, però non di vedere come verde un semaforo che invece è rosso). Un’opzione simpatica, che però presenta qualche controindicazione…
La trasposizione cinematografica di Gabriele Calarco cambia qualcosa a livello di trama, com’è inevitabile, visto che cinema e narrativa sono due linguaggi diversi, ma rispetta splendidamente gli elementi cardine del racconto. Elementi cardine che sono: un forte risvolto spionistico; uno scenario affaristico, torbido, dove si muovono quartieri alti della finanza che si cimentano in scalate di potere al fine di ottenere egemonie economiche; infine (aspetto più propriamente connettivista) la questione della realtà aumentata, dove mondo fisico, sogno e rete si compenetrano dando luogo a un’interferenza tra tre dimensioni originariamente distinte.
Gabriele Calarco ha letto Neuronica sulle pagine di Delos e mi ha contattato tramite Facebook per chiedermi l’autorizzazione a trasformare la mia narrazione in un film. Potete immaginare la mia sorpresa nel ricevere una simile richiesta, tanto più che, onestamente, in precedenza non avevo minimamente pensato a una trasposizione cinematografica di Neuronica, e che è stato il cinema a venire da me anziché viceversa. Sorpresa ed entusiasmo con cui ho anche accettato la richiesta di collaborare alla sceneggiatura del film, che stiamo completando. Per quanto riguarda la seconda vita di Neuronica, quella cinematografica, passo la parola a Gabriele, vero ideatore del progetto.
—
Gabriele Calarco
Era il 21 ottobre 1977 e avevo appena 6 anni, quando nelle sale italiane uscì il film Guerre Stellari. Il giorno in cui mio padre mi portò al cinema, appena cominciò la proiezione un’enorme emozione riempì il mio animo, e quella stessa sera, uscendo dalla sala, ho capito che la fabbrica del cinema sarebbe diventata parte della mia vita. Questo è il primo ricordo che ho di quella meravigliosa esperienza che ha accompagnato ogni istante della mia esistenza, e rinnova la suggestione ogni qual volta mi reco al cinema, quando si spengono le luci e la magia si rinnova. Questo stesso impulso mi ha spinto, all’età di 21 anni, ad abbandonare la facoltà di Architettura, a partire per gli Stati Uniti con i pochi soldi guadagnati facendo il cameriere in un ristorante e ad atterrare a Los Angeles nella torrida estate californiana per studiare cinematografia al Santa Monica College. La fantascienza e il fantasy hanno da sempre alimentato il fuoco di questa passione che negli anni ha portato alla febbrile ricerca dell’ispirazione per il soggetto giusto… L’ho cercato a lungo (quasi 30 anni), e alla fine l’ho trovato!
Ecco come nasce Neuronica come progetto per un film: Un anno fa quasi per caso cercando nei motori di ricerca “racconti brevi di fantascienza” mi sono imbattuto in Neuronica, su Fantascienza.com. Ricordo che a colpirmi è stato proprio il titolo, perché sono sempre stato appassionato del genere cyberpunk, fin dai tempi di Blade Runner passando per il role playing, i fumetti di Nathan Never e sopratutto gli scritti di William Gibson e Philip K. Dick. Allora mi sono detto che forse valeva la pena di leggere quel racconto dal titolo bizzarro, ho seguito l’ispirazione e da allora è stata una continua evoluzione di idee, anche grazie all’apporto di Roberto e dell’illustratore Tommaso Ragnisco. Non intendo dilungarmi nella narrazione di quanto finora fatto a livello produttivo per il raggiungimento del risultato ultimo, ossia la produzione e la distribuzione del film. Ci sarà tempo per soddisfare queste curiosità nei blog o su Facebook, se lo vorrete. Il contributo filmato che vedrete tra qualche istante è il frutto di questa evoluzione; dopo il filmato vorrei raccontarvi invece come quest’esperienza stia cambiando la percezione che abbiamo maturato rispetto a Neuronica come racconto.
Quando ho conosciuto Roberto tramite Facebook, mi ha spiegato che il racconto da lui scritto era un omaggio al “Connettivismo”. Ricordo di essere rimasto perplesso di fronte a questa parola e da bravo navigatore della rete quale sono, ho trovato il sito Next-station e il “manifesto” del movimento connettivista. Dopo averlo letto, nel profondo del mio cuore e della mia anima ho aderito a quel manifesto e ho capito che il film di Neuronica sarebbe stata una testimonianza vibrante di quel pensiero che in fondo è anche padre di questo progetto cinematografico. Da quel momento l’evoluzione della sceneggiatura, che nel frattempo stavamo scrivendo con Roberto, ha subito una drastica svolta. Inizialmente Neuronica avrebbe dovuto essere un fanta-film d’azione dal ritmo adrenalinico, ma questo non bastava più… bisognava andare oltre, sviscerare le suggestioni suggerite dal concetto e dalle tecnologie alla base della “realtà aumentata”, le possibili dinamiche di un mondo avvolto dalla rete wireless e le prospettive di scenari generati dall’attuale crisi economica.
Ad aiutarmi in questo processo è stato determinante il lavoro svolto da uno dei più bravi Visual Artist del nostro paese: Tommaso Ragnisco, che col suo personale contributo (come fu quello di Giger per Alien), attraverso i suoi concept, frutto di interminabili ma fruttuosi brain-storming, ha creato meravigliose suggestioni che avete potuto apprezzare nel filmato [e nelle immagini qui riportate, come quella qui accanto, n.d.r.] e che hanno migliorato il vivido immaginario intorno a cui ruota il film. Queste suggestioni hanno dato nuovo impulso alla storia, creando substrati narrativi e uno stimolo a sondare le reali o immaginarie profondità della Rete, e cosa o chi queste profondità potessero nascondere, partendo da un concetto che da tempo riempiva i miei pensieri e accarezzava la mia fantasia: la costante quanto sistematica falsificazione di informazioni provenienti dalla Rete, e la facilità con cui queste informazioni manipolano le coscienze collettive, anche a causa della difficoltà oggettiva di verificarne l’origine. Ma cos’è un dato nella sterminata rete, se non una sequenza di bit, ossia una sequenza di uno e di zero?
Tutto questo ci conduce su un sentiero disseminato di rischi, dove il déjà vu potrebbe nascondersi dietro ogni scena del film, tanto che a lungo ho combattuto contro la tentazione di un ossequioso quanto (forse) doveroso omaggio a Matrix, genitore di un genere nuovo e vecchio allo stesso tempo. Ma alla fine la battaglia interiore è stata vinta… Noi vogliamo scrivere un nuovo capitolo nella storia del cinema, o forse questa è solo e la sola nostra ambizione, ma potremo riuscirci solo grazie al contributo di un pensiero nuovo e genuino, e a tal proposito queste le parole di un articolo trovato giustappunto in rete: “Il Connettivismo è la nuova avanguardia italiana, e forse l’unico vero movimento letterario (e non solo) presente in questo momento nel nostro paese.” (come ha scritto Giovanni Agnoloni sul blog “Poesia” di Luigia Sorrentino).
….l’avanguardia! Come furono la Bauhaus o il Futurismo a suo tempo, oggi potrebbe essere il Connettivismo, o per lo meno questo è il mio auspicio. Un nuovo modo di narrare di sperimentare, e soprattutto di rappresentare la realtà e l’immaginario. Questo spirito ci trattiene dall’abbandonare la strada della produzione indipendente, per non essere costretti a snaturare lo spirito e la libertà che contraddistingue le nostre scelte artistiche e stilistiche. Vi lascio con un contributo filmato che questo gruppo di produzione ha realizzato in tema Neuronica per il Fanta Festival Mohole in omaggio al Connettivismo.
—
Domande per Roberto Furlani:
– Come lavora in te l’ispirazione letteraria? Qual è il tuo metodo di scrittura?
Non so dirti se il mio modo di scrivere sia “strano” rispetto alle modalità con cui nascono le storie di altri autori, ma quello che posso affermare con sicurezza è che la genesi di un mio racconto non è mai lineare, fluida e agile. Non riesco a scrivere un racconto partendo da un’idea e seguendola a ruota mentre essa rotola fino al traguardo. Di solito, capita che mi venga l’intuizione per una storia, così scrivo una piccola sinossi (molto vaga, approssimativa e grezza) su un file Word dove raccolgo tutti gli spunti per i prossimi eventuali racconti, e la lascio decantare lì per mesi o anni. Nel frattempo, l’ispirazione mi regala un’altra bozza di trama per un racconto completamente diverso e indipendente rispetto a quello di prima, così riapro il solito vecchio file Word e scrivo anche questa nuova sinossi. La cosa si ripete più volte, cosicché quando mi decido finalmente a fare le cose sul serio, ho davanti a me qualcosa come 15-20 sinossi di racconti che non riuscirei mai a scrivere. Allora prendo due o tre trame particolarmente affini tra quelle scritte in precedenza e cerco di fonderle con un’operazione di mero linking… Insomma, qualcosa di non troppo diverso dal gioco “Unisci i puntini” della Settimana Enigmistica. È un approccio forse bizzarro, ma che ha il pregio di dare luogo a trame articolate e complesse, non fosse altro perché mette insieme in modo (almeno nelle intenzioni) logico cose che originariamente non c’entravano nulla tra di loro.
Anche Neuronica è nato così.. I primi vagiti della storia risalgono a 10-15 anni fa, durante una passeggiata serale con un amico. Per qualche ragione finimmo a fare delle costatazioni, affatto lusinghiere, circa il valore estetico di un edificio di dubbio gusto davanti al quale eravamo passati. “Ti immagini come sarebbe bello se ognuno potesse vedere la città come piace a lui?” gli dissi. Una boutade, niente di più, ma che anni più tardi si sarebbe tradotta nella gamma di marginalità. In seguito, nel corso dei miei studi, mi imbattei in un circuito chiamato comparatore con isteresi, che genera una commutazione quando un segnale analogico sale sopra una certa soglia o scende sotto un’altra, in modo tale che un disturbo all’interno di questo intervallo non venga avvertito e quindi non generi commutazioni accidentali. E se provassimo ad antropomorfizzare questo disturbo? Potrebbe essere un hacker, che non dev’essere intercettato dalle due soglie: i Servizi Segreti e la gamma di marginalità. La salsa connettivista (e quindi la singolarità tecnologica, la pervasività di un high-tech che diventa sempre più un tutt’uno con l’utente) è stato l’ingrediente decisivo che mi ha permesso di arrivare a Neuronica nella forma in cui si presenta.
– Il tuo approccio con il Connettivismo s’increntra sul processo che porta dall’intuizione tecnologica di fondo alla realizzazione del prodotto finito. Qual è il segreto di questo procedimento in divenire?
Non c’è un vero e proprio segreto, se non una constatazione da un lato elementare e dall’altro incredibilmente poco sfruttata: che la scienza applicata si presta a una speculazione ortodossa quanto la scienza teorica. La storia della nostra letteratura ci ha regalato (e continua a regalarci) capolavori dell’hard sf incernierati sugli orizzonti che ci vengono offerti dalla fisica quantistica, dalla biologia o dall’astrofisica. Dagli anni ’80 si è sviluppata una corrente (quella hi-tech) che ci proietta in un immaginifico futuro dove il progresso dell’informatica, della cibernetica, delle telecomunicazioni ha raggiunto un livello tale da disegnare uno scenario fantastico e una nuova concezione di umanità.
Quello che manca è un anello di congiunzione tra questi due tipi di narrativa, che per quanto correlati rimangono di fatto dicotomici: l’approccio metafisico con cui viene trattata la scienza teorica da una parte, il prodotto tecnologico inteso come gadget dall’altra. In altre parole, trovo che nella fantascienza ci sia una zona d’ombra che a oggi rimane poco esplorata e proprio per questo straordinariamente fertile: quella dell’elettronica, della meccanica, dell’informatica e dell’idraulica trattate con gli stessi crismi con cui vengono trattate la fisica, la chimica e la biologia. Chiaramente non è una cosa semplice, in quanto la scienza applicata si muove a una velocità enormemente maggiore rispetto a quella teorica, però le potenzialità di questa nicchia mi sembrano talmente elevate che vale la pena fare uno sforzo.
—
Domande per Gabriele Calarco:
– L’obiettivo è fare di questo film un portabandiera del movimento connettivista?
Questo dipenderà dal movimento connettivista; quello che posso dire è che Neuronica ha aderito al Manifesto, ne riconosce le linee guida e si ispira ad esso, sicuramente è negli obiettivi del film portare i valori del Connettivismo al grande pubblico e farli conoscere. Per quanto mi riguarda, come co-autore del testo è cercare di realizzare un film nuovo rispetto al solito film di fantascienza; se il movimento poi si riconoscerà nel film, non posso prevederlo.
– A ottobre porterai il progetto al festival del cinema indipendente negli Stati Uniti. L’obiettivo è farne un progetto di respiro internazionale?
Come per tutti i progetti cinematografici, quello che più di tutto serve sono i soldi per realizzarlo. Un film di genere come la fantascienza richiede budget maggiori dei normali film. Inoltre, la distribuzione italiana predilige alcune categorie di film. Nel caso di Neuronica, non è solo una scelta ma una necessità. Il panorama del cinema indipendente statunitense offre prospettive eccezionali ad un progetto come Neuronica; bisogna giocare bene le carte che abbiamo in mano.
—
Domande per Tommaso Ragnisco:
– Le tue illustrazioni hanno una forte impronta rinascimentale. Ti sei ispirato a certe suggestioni aeree di Leonardo da Vinci? In che modo la misura classica si può combinare con l’intuizione del futuro?
Vedo i grandi artisti del rinascimento come gli artisti che oggi costruiscono immagini per il cinema, vedo le chiese come le multi sala del passato, vedo la prospettiva di Piero Della Francesca come l’avvento della videografica 3d, vedo l’arte al servizio di una storia. Quello che è classico per noi oggi, era il futuro per altri popoli, creando così degli archetipi estetici che riconosciamo oggi come elementi di futuro, progresso, modernità.
– Quale dev’essere il “tocco” speciale di un concept artist, per trasmettere l’esatta suggestione che sta alla radice delle idee fondanti del Manifesto del Connettivismo?
Quando Gabriele Calarco mi ha parlato di Neuronica non conoscevo il Connettivismo. Ho lavorato a questo progetto come faccio di solito, e durante il suo svolgimento mi ha raccontato del movimento connettivista. Con molta probabilità i legami che ci possono essere tra il mio lavoro e quello espresso nel manifesto sono inconsapevoli e forse per questo più interessanti?….. La questione entusiasmante però è la volontà di agire nel fantastico e di farlo con gli strati della storia di questa amata penisola.



E’ possibile essere contattato per una proposta culturale?
In attesa di una cortese risposta colgo l’occasione per fare i migliori auguri al film, al regista ed allo scrittore.
Antonio De Cristofaro
Buon giorno, non so se voleva essere contattato da qualcuno dello staff di Neuronica oppure da qualcuno di Postpopuli.
In ogni caso qualora volesse un contatto del team del film può scrivere anche a me su gabcalit@hotmail.it.
Grazie per gli auguri e buona giornata
Gabriele Calarco
Per qualsiasi chiarimento da parte di Postpopuli, Sig. De Cristofaro, può scriverci a info@postpopuli.it. Grazie per il Suo interessamento.