RAP E DISABILITÀ: UN’IDEA NUOVA

 di Marco Locci

“Rimpiangi i vinili al battello a vapore io Pasolini ‘de Andre’ Falcone”
(Fedez-Parli di rap?)

La voglia di rinnovarsi e di trovare qualcosa che possa essere d’aiuto per le persone con disabilità porta sempre a fare studi di alti livelli o a cercare di migliorare quelli precedenti, cercando di avere dei risultati empirici che permettano di dare valore al lavoro fatto. La ricerca di qualcosa di nuovo prende in considerazione la vita di tutti i giorni, guardando come si sviluppa la società e che direzione sta prendendo. Se non si vive in mezzo alla gente, faccia a faccia con le difficoltà che si possono riscontrare, queste ricerche hanno però poca valenza pratica, in quanto esclusivamente teorica. Ascoltando i discorsi delle persone al bar davanti al caffè o che per strada passeggiano tra i negozi, si può dire che la musica e lo sport sono due punti solidi, argomenti di conversazione continui che fanno riflettere chiunque, perché in qualche modo entrambi ci rappresentano.

In questo periodo di forte crisi dobbiamo abituarci a trovare tutte le soluzioni a costo zero, nel caso delle persone disabili spetta a chi lavora nei vari settori sociali trovare quelle sempre più fresche e nuove. La musica è uno strumento molto forte che ha sempre dato dei risultati importanti, basti pensare che è stata creata una materia come la musicoterapia.

Bisognerebbe trovare il modo per riuscire a coniugare anche la musica più attuale come ad esempio il rap o il pop che rappresentano la società di adesso, soprattutto la fascia dei più giovani. Ascoltando le canzoni rap, si intuisce che l’idea è quella di descrivere il tempo che viviamo ogni giorno, ed è proprio questo che aiuta a sentirsi più vicino a questo stile musicale.  L’idea potrebbe essere quella di usare il rap anche per raccontare la società alle persone con disabilità, per permettere di avvicinarle ai cosiddetti “normodotati”, un termine che non mi piace usare ma che viene spesso utilizzato.

Quello che mi domando è se una musica come il rap, o qualunque altra musica contemporanea, possa essere d’aiuto per far apprendere ciò che sta accadendo nel mondo, se può essere uno specchio dell’attualità e del futuro per l’integrazione dei disabili. Oppure se va presa come qualcosa di superficiale e passeggero. Forse entrambe le risposte sono corrette e l’età di chi se lo domanda ha sicuramente un grosso peso nella scelta. Ma la voglia di migliorarsi deve passare avanti a semplici pregiudizi sulla scarsa qualità di una musica rispetto a un’altra. L’integrazione passa anche dalle piccole cose, dai piccoli segnali che ci manda la società, e spetta a noi prenderli e adattarli per far sì che possano essere un’arma a proprio favore.  Usare le canzoni a questo scopo può essere un modo per far capire i cambiamenti repentini e continui che avvengono ogni giorno, la semplicità delle parole e la musicalità che essi acquistano è sicuramente qualcosa su cui lavorare.

Ma tutto questo serve per comunicare che ognuno di noi si deve mettere in gioco, cercando e usando quello che il mondo di oggi ci offre, osando, anche se il risultato non sempre è positivo.

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