di Emiliano Morozzi
È un Giro d’Italia senza padroni quello dell’edizione 2012. Un Giro sulla carta dal tracciato spettacolare, ma dal copione spesso scontato: attacco da lontano di un manipolo di gregari, spesso risucchiati dal gruppo, e gara decisa nei chilometri finali, con distacchi tra i big di pochi secondi. L’unico tra i corridori di alta classifica ad averci provato è Pozzovivo con la stoccata di Lago Laceno, ma nelle due tappe di alta montagna di questo fine settimana ci si aspettava dai favoriti qualcosa di più. La due giorni a spasso sulle Alpi poteva portare sconquassi in classifica ed invece il tatticismo l’ha fatta da padrone: la paura di perdere ha prevalso sulla voglia di andare all’attacco per saggiare la resistenza degli avversari. Sono lontani i tempi in cui ogni salita si trasformava in spettacolo per gli scatti di Pantani: lo spettacolo in questo Giro d’Italia latita, e la corsa per ora vede i big divisi da pochi secondi.
Sabato era in programma la prima tappa di alta montagna: da Cherasco a Cervinia, 206 chilometri con due salite impegnative, il Col de Joux e la lunga ascesa verso la stazione sciistica valdostana. Una frazione che poteva creare sconquassi in classifica, ma nessuno dei favoriti ci ha provato: a due chilometri dalla fine, ad accendere la miccia ci pensa l’uomo che non ti aspetti, la ex maglia rosa Ryder Hejsedal. Il gigante canadese, che aveva perso la maglia ad Assisi dopo la stoccata di Rodriguez, con una violenta accelerazione ha salutato la compagnia ed ha conquistato quei secondi necessari per riconquistare il simbolo del primato.
Nella successiva tappa, con l’arrivo a Pian dei Resinelli (una sola volta il Giro è arrivato lassù, nel 1962), è Cunego a movimentare la corsa: dopo il tentativo fallito di Cervinia, il corridore veronese parte da lontano, andando con una decina di compagni d’avventura all’inseguimento del combattivo Rabottini (già protagonista a Rocca di Cambio). A lungo il veronese indossa la maglia rosa, ma sulla salita finale viene risucchiato dal gruppo degli inseguitori. La corsa si accende a pochi chilometri dal traguardo, quando Scarponi rompe la dittatura Astana-Liquigas. Il suo scatto fa fuori proprio il leader del team kazako Kreuziger, la sorpresa Pozzovivo e la maglia rosa Hejsedal, che cerca di salire del proprio passo. Basso e Rodriguez rimangono incollati al corridore della Lampre, e ai meno due dal traguardo, Rodriguez con una impressionante accelerazione pianta gli altri big e aggancia il fuggitivo Rabottini. Lo spagnolo riconquista la maglia rosa, gli italiani masticano amaro, Kreuziger limita i danni ma dei quattro favoriti è il meno brillante. “Purito” sulle brevi distanze in salita è il più forte, ma se non fosse stato per la cavalcata di Rabottini e per l’assalto di Cunego, anche questa giornata sarebbe stata soporifera. Senza contare che uno di quelli che potevano infiammarla con azioni da lontano questa corsa rosa, Domenico Pozzovivo, ha preso una bella batosta. Non era la sua salita, c’erano vento, pioggia e freddo, ma due minuti sono davvero troppi.
LE PAGELLE
MATTEO RABOTTINI: 10. Protagonista già a Rocca di Cambio, con una fuga partita da lontano, ci riprova a Piani dei Resinelli, anche stavolta con un’azione solitaria e temeraria. Tiene benissimo fino all’erta finale, quando dietro si scatena la bagarre. Agganciato a pochi metri dal traguardo da Rodriguez, ha il grande merito di stringere i denti e resistere al ritmo dello spagnolo, battendolo allo sprint. Coraggio da vendere!
JOAQUIM RODRIGUEZ: 9. Se a Cervinia si fa soffiare la maglia da Hejsedal, il giorno dopo se la riprende con una imperiosa progressione al termine della salita di Piani dei Resinelli. Dimostra di essere in grande forma in salita anche se il vantaggio che ha sugli avversari è molto esiguo.
DAMIANO CUNEGO: 6. Alla fine di questa due giorni d’alta montagna, accumula altro ritardo in classifica ma almeno prova a far saltare il banco con azioni temerarie in discesa. Il problema è che quando la strada si impenna, ormai da anni non ha più il passo dei migliori.
BASSO, SCARPONI E KREUZIGER: 5. Quelli che dovevano essere tre dei possibili candidati alla vittoria finale, escono dalle prime montagne limitando i danni, ma non sembrano avere lo smalto per poter tenere le ruote di Rodriguez in salita. Certo, lo spagnolo a cronometro è una frana, ma ha già un vantaggio di 1’30” quando mancano ancora le salite delle Dolomiti, la doppia ascesa all’Alpe di Pampeago e soprattutto il terribile tappone dello Stelvio, e se lo portano in carrozza fino all’ultimo chilometro, non andrà mai in crisi.
DOMENICO POZZOVIVO: 4. Poteva essere la grande sorpresa di questo Giro, invece ritorna nei ranghi del comprimario. Aveva l’attenuante del freddo e della pioggia, ma due minuti da Rodriguez in una salita del genere per uno scalatore puro come lui, che non ha possibilità di recupero a cronometro, sono davvero tanti. Sono le avvisaglie del naufragio, o lo scalatore della Basilicata si riscatterà sulle Dolomiti con una impresa alla Pantani?



