di Valentina Castelli
Perché le nostre nonne si sono innamorate del loro primo amore e noi siamo ancora qui a chiederci se valga la pena sposare il quarto? Non credo sia possibile ricondurre tutto al famoso “uomo di una volta”. Certo mio nonno era una persona meravigliosa, ma il fatto che lui e mia nonna si siano innamorati, probabilmente è stato un evento incidentale. Con questo non voglio sminuire il grande sentimento da cui la mia famiglia trae origine e in cui io stessa affondo le mie radici.
Quello che mi domando è quanto mia nonna abbia potuto scegliere. E se avesse avuto la possibilità di continuare a guardarsi intorno, avrebbe scelto ancora il suo Peppe?
Accade che gli esseri umani si diano un tempo limite entro il quale prendere una decisione e di frequente l’uomo/donna ideale, guarda caso, è proprio quello che ci sta accanto nel momento esatto della vita in cui ci sentiamo vicini alla scadenza, come fossimo un qualunque prodotto sullo scaffale di un qualunque supermercato che aspetta di essere acquistato da una persona qualunque per prendere vita.
Certo oggi la zitella è stata dignitosamente sostituita dalla single per scelta, condizione che non ha un limite di tempo né tantomeno un’età. Ai tempi di Peppe, invece, il confine tra “normalità e patologia”, in termini relazionali ovviamente, era segnato da età anagrafiche sconcertanti, se viste con gli occhi delle nuove generazioni; bisognava dunque affrettarsi per prendere le distanze dall’etichetta e fugare i dubbi su un’eventuale anomalia del prodotto.
Quello a cui assistiamo oggi invece è probabilmente frutto della libertà di scelta che abbiamo guadagnato nel salto generazionale e che ci aiuta a scandagliare il nostro compagno/compagna fin dentro le ossa. Tanto cercare, però, porterà sempre a conclusioni infelici. Difficilmente, infatti, ci troveremo di fronte all’ultimo esemplare di uomo o donna vicini alla perfezione.
Mi chiedo però se questa precarietà dei rapporti, la costante inquietudine, gli amori assaggiati e poi scartati, la diffusa instabilità di relazione, possa essere legata ad un senso più ampio di incertezza che ad oggi riguarda svariati ambiti della vita di molte persone. Forse la mancanza di progettualità che respiriamo ogni giorno, l’abitudine che abbiamo fatto nostra, cioè quella di non chiederci più dove saremo l’anno prossimo, perché non è dato saperlo, ci ha fatto automaticamente credere che sia impossibile dare risposta anche ad un’altra domanda: “con chi saremo?”
E se stessimo disinvestendo sulle relazioni, schiavi come siamo di un’ottica tarata sulla flessibilita e la mobilità? Se il nostro scegliere quasi sempre l’ambizione non fosse necessariamente un bene? C’entra qualcosa la paura che abbiamo di accendere un mutuo, con la nostra difficoltà a creare relazione stabili e durature?



L’altro giorno ho letto una paradossale dichiarazione di Vittorio Messori, saggista cattolico, per certi aspetti divertente. Messori diceva che il matrimonio, come esito dell’amore romantico e/o passionale (di chiara invenzione ottocentesca) non può reggere di fronte all’impegno “finché morte non vi separi” perché i due concetti sono inevitabilmente in contraddizione. Conviene allora – sempre secondo Messori – se si vuole mantenere l’idea del matrimonio “full time”, di tornare al vecchio sistema per cui i matrimoni venivano decisi dalle famiglie sulla base di convenienze, tradizioni ed utilità sociali. Ovviamente questa è una cosa che ci fa orrore, ma allora non converrebbe svelare una volta per tutte l’ipocrisia del matrimonio eterno ed introdurre il matrimonio a tempo, unico forse realizzabile nella nostra società? Se poi, dura per tutta la vita, meglio così 😉
Mi piace sempre ricordare il diritto romano, dove il matrimonio non nasceva dalla cerimonia, ma dalla consuetudine dell’unione di vita.
Per il resto, mi viene in mente il film “L’amore è eterno finché dura”.
Il problema è la consapevolezza e l’onestà dei sentimenti, non la cerimonia.
Messori, se non usava un linguaggio volutamente paradossale, farebbe bene a fare una partita a briscola (dove infatti io sono negato).