di Claudia Boddi
Per parlare di relazione, è opportuno fare un piccolo inciso su un argomento di cui avrete di sicuro sentito parlare, qualcuno a grandi linee e senza definizioni scientifiche, altri forse anche più tecnicamente, ovvero della COMUNICAZIONE.
La comunicazione è un processo fondamentale nella vita sociale e il suo studio è stato affrontato sotto vari punti di vista. Nel linguaggio corrente si utilizzano frasi o modi di dire quali: “Fra quei genitori e il loro figlio non c’è comunicazione”; “Quella coppia non comunica”; “La nostra équipe non funziona, si dovrebbe comunicare di più”. Si dà per scontato che comunicare equivalga a parlare e parlare di cose “intime”, “profonde”, “impegnate”.
Ma la comunicazione è un atto molto più complesso, è un processo di interazione che dà origine a una relazione significativa tra le persone che vi sono coinvolte. Il primo assioma della comunicazione afferma, infatti, che “È impossibile non comunicare”. Partiamo dal presupposto, o meglio da una proprietà intrinseca del comportamento: non è possibile non comportarsi e poiché abbiamo visto che ogni comportamento, in una situazione di interazione, è comunicazione, ne discende che è impossibile non comunicare. Il fatto di non parlare, di ignorarsi reciprocamente, di isolarsi, non indica “non comunicazione”. Non so se vi è mai capitato: se a voi per qualche motivo non va o non ve la sentite di entrare in una precisa stanza, per mille legittimi motivi, quella vostra scelta di non entrare comunica, comunque qualcosa. Oppure vi è capitato di farlo o notarlo, magari, in treno o in una sala d’aspetto, quando qualcuno tiene dei comportamenti atti a “ proteggersi” o “ nascondersi” dietro un libro o un giornale: quelli sono messaggi che comunicano la volontà di non entrare in relazione con gli altri.
“Ogni persona, pianta, animale, oggetto emette segnali che, quando vengono percepiti, trasmettono un messaggio a chi lo riceve, il messaggio muta l’informazione del ricevente e può quindi modificare il suo comportamento“ (Bateson, 1951).
Nel prossimo post vedremo l’applicazione del concetto di comunicazione nell’approccio relazionale con le persone diversamente abili.

In qualunque situazione in cui ci si trovi credo che la comunicazione non verbale sia sempre la più efficace.
Certamente, è efficace, e sicuramente quella che sfugge maggiormente al controllo razionale… Grazie Marco
Che ognuno di noi sia un trasmettitore continuo di messaggi (verbali, gestuali ecc.) è vero, così come è vero che siamo contemporaneamente antenne che captano messaggi provenienti da qualunque fonte (umana, animale ecc.): il problema sta nel mezzo, nella totale impossibilità della corretta relazione tra mittente e ricevente, dove spesso il destinatario è assente o sconosciuto al portalettere.
Il messaggio inviato non è quasi mai quello ricevuto, almeno fra gli umani.
“Alone comunicativo”. Si chiama così, Vilma, il fenomeno che descrivi ovvero la mancata aderenza perfetta tra il messaggio inviato e quello ricevuto. Ed è imprescindibile.