di Simone Provenzano
Alcune volte veniamo trascinati in un abisso nero e profondo chilometri di disperazione.
Non è facile descrivere il sapore della morte in sé. La putrefazione dei pensieri e l’orrore delle emozioni che ne scaturiscono.
Vecchi DEI cadranno sotto i colpi della routine quotidiana.
Cosa in queste lande desolate, deserti privi di felicità, cosa può spingere una persona ad andare oltre? A nutrire una speranza?
Credere in ciò che non c’è! Credere in ciò che ancora non esiste, ma che esisterà!
Credere!
Fermamente, ottusamente, caparbiamente.
Credere!
Aggrappati a quella che alcuni chiamano FEDE.
E non importa che sia riposta in un qualsiasi Dio o religione, non importa la forma che assumerà per essere riconosciuta, quello è solo un contenitore.
È il contenuto ciò che ha valore. Proprio come l’acqua rimane tale sia che sia dentro un bicchiere piuttosto che in una bottiglia o in un secchio. È l’acqua che disseta, non certo il bicchiere!
A volte serve più disperazione che coraggio per compiere un balzo verso l’ignoto, il nuovo e la speranza.
Allora che ben venga la disperazione se servirà a raggiungere questo prezioso traguardo.
La fede non è qualcosa che riponiamo in qualcosa di “altro da noi”.
È l’opposto.
È qualcosa che abbiamo dentro e che ci spinge a fare, non ad aspettare.
Muoviamo il culo, un passo alla volta. La direzione è giusta.
Tutto serve nella vita.
Fate che sia così.
Abbiate fede.




hai ragione!
dobbiamo fare non parlare. dobbiamo cercare la speranza, dobbiamo.
Buona Fortuna
Hai ragione, Iman, “cercare la speranza” e “fare”, hai trovato le parole-chiave.