GERMANIA-GRECIA, QUANDO IL TIFO SUPERA IL CALCIO

di Alberto Giusti

da sportfantasy.org

Stasera, ore 20.45, si giocherà Germania – Grecia, la seconda sfida dei quarti di finale dei Campionati Europei 2012. Ma questa sembra essere una di quelle partite che va ben oltre la competizione sportiva: l’incontro infatti riassume un po’ la dicotomia dei nostri ultimi anni, rigore contro finanza allegra, nord contro sud Europa, Merkel contro tutti.

La cronaca sportiva di queste settimane fa da contorno a quella politica (o viceversa, a seconda dei punti di vista): domenica scorsa infatti si sono tenute in Grecia le nuove elezioni parlamentari, e la sera prima la nazionale ellenica aveva sconfitto la Russia con un’impresa a dir poco omerica, il che non ha comunque influito sull’entusiasmo nei greci nell’andare alle urne, con l’affluenza che si è fermata al 60% circa, come un mese fa, quando si era votato ma non si erano ottenute maggioranze tali da formare un governo. Oggi, grazie alla vittoria più forte del partito conservatore Nuova Democrazia (“Νέα Δημοκρατία”), che ha raggiunto il 30%, si è già formato un governo, pur in coalizione con i socialisti del Pasok, pur ulteriormente ridimensionati (13%) a gudagno delle sinistre di Siryza (25%).

Il nuovo premier Samaras ha subito lanciato la proposta di diluire le misure di risanamento del paese prolungando i termini di due anni: posizione questa che mira ad evitare la spirale distruttiva per cui l’abbattimento repentino della spesa pubblica causa danni all’economia e ne impedisce la ripresa, come effettivamente è accaduto finora. Praticamente subito è arrivato da Berlino, con dichiarazione della cancelliera, il monito a tenere fede ai patti e l’assicurazione che questi non sono modificabili.

È dunque per questa inflessibile miopia, per questa testardaggine avulsa dalla realtà, e per tutte le volte che dal 2008 la Germania si è schierata contro il salvataggio immediato della Grecia, contro l’aumento dei poteri della BCE, contro gli eurobond, contro progetti di risanamento che guardassero anche alla crescita e non solo al rigore, è per tutti questi motivi e per un po’ di simpatia per un popolo distrutto che stasera in Europa saranno in molti a tifare Grecia.

Comunque vada questa partita, è innegabile che le si possa attribuire un significato simbolico, più alla sfida in sé che al risultato, e se vincerà la Grecia forse ciò potrà significare che anche altre sfide, non calcistiche, possono essere vinte. Se invece vincerà la Germania, pazienza: c’è ancora la possibilità che incontri, tra semifinali e finali, qualcuno dei poco seri paesi mediterranei, che avranno la chance eventuale di vendicare la loro cugina più bisfrattata.

Guardiamoci dunque ancora per qualche settimana le partite degli europei, aspettando il vertice UE di fine mese, in cui veramente potrebbe decidersi il destino dell’Unione, e speriamo che per una volta, visto anche il cambio di marcia in Francia, il volere di un paese non condizioni quello di un intero continente.

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