di Ferdinando Cocciolo
In questi giorni, alla luce delle ultime vicende legate al nemico numero uno dello sport, ossia il doping, i tifosi, gli appassionati di ciclismo, per l’ennesima volta si chiedono: ma che ciclismo è stato quello degli ultimi venti anni, nel quale abbiamo assistito a grandi imprese e grandi vittorie, quindi alla celebrazione di grandi campioni ma anche a grandi debacle e sconfitte?
Campioni e comprimari: è la regola, ovvia, naturale, dell’evoluzione dello sport ma anche della vita, in cui i successi, al di là del destino, si costruiscono grazie e soprattutto alle proprie capacità, alla forma mentis abilitata alla sofferenza, alla tenacia, alla determinazione.
Chi scrive è soprattutto un grande tifoso e appassionato, da sempre, di uno sport considerato per antonomasia la massima espressione della disciplina, del sacrificio, dell’impegno e della voglia di soffrire. Uno sport che, tuttavia, ha pagato a caro prezzo, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni 90, la “piovra subdola” del maledetto doping, mentalizzato e praticato da gente senza scrupoli che ha anteposto i propri nefasti interessi privati ed economici a quelli degli atleti, vittime e colpevoli di un meccanismo perverso di cui si stanno pagando ancora le conseguenze. La passione per lo sport, inevitabilmente, lievita quotidianamente, o meglio: dovrebbe essere così, grazie alla fiducia nei confronti dei propri beniamini.
Questo vale soprattutto nel ciclismo, dove il tifoso, me compreso, è sempre stato in simbiosi con il proprio corridore . Ma questa fiducia, questo amore “incondizionato” si sta scontrando con le note vicende di questi giorni, davvero torridi sotto tutti i punti di vista, riguardanti Lance Armstrong ed alcuni noti corridori di casa nostra.
C’è un “filo parallelo” tra gli Stati Uniti e il nostro paese, intorno alla figura del dott. Michele Ferrari, da diversi anni inibito dalla Federciclismo per questioni di doping ma, a quanto pare, abbastanza frequentato in questi ultimi anni da alcuni corridori, anche italiani, di un certo livello. Ferrari divenne famoso per aver collaborato, nel 1984, con il prof. Francesco Conconi nella stesura ed applicazione di nuove metodologie di allenamento che permisero a Francesco Moser di conquistare il Record dell’ora.
Ma, purtroppo per lui, il dott. Ferrari è diventato ancora più famoso e conosciuto per quella slealtà sportiva inesorabilmente legata a pratiche illecite e al doping, e al coinvolgimento di atleti le cui vicende nelle ultime ore stanno riempiendo le prime pagine dei giornali, una coda inaspettata proprio alla vigilia delle Olimpiadi.
Certamente il personaggio più importante e “clamoroso” accusato di doping (ma questa è una storia di sospetti già ipotizzata da diverso tempo) è l’americano Lance Armstrong, sì proprio il sette volte vincitore del Tour de France, personaggio controverso, ma sicuramente l’atleta che più di ogni altro ha contraddistinto un’epoca, quella che va dal 1998 al 2010, ultimo anno agonistico del texano che aveva già annunciato il ritiro nel 2005; in pratica quasi tutta la carriera sotto la lente di ingrandimento dell’Agenzia americana antidoping che avrebbe le prove dell’utilizzo di sostanze illecite da parte di Lance e di altri atleti facenti parte della sua squadra.
Le indagini americane si stanno intrecciando con quelle della Procura di Padova, che dunque avrebbe le prove di “strane” email e bonifici con il dott. Ferrari, lo ripetiamo inibito da ogni attività sportiva ormai da diversi anni.
Epo e trasfusioni, insomma sospetti più che inquietanti su un fuoriclasse, Armstrong, che è stato un simbolo della tenacia e della sofferenza, icona per tanti della lotta al cancro che, prima delle sette vittorie al Tour, sembrava ne avesse minato fisico e mente.
Mettiamoci nei panni dell’appassionato che si chiede ora più che mai: “Allora Armstrong ci ha presi tutti per i fondelli? Dove è finito il corridore che aveva suscitato tanto entusiasmo, attenzione e credibilità in un ciclismo che tutto sommato, dalla metà degli anni 90 ad oggi non ha visto, Contador a parte, fuoriclasse assoluti?“.
Ma, questo Michele Ferrari di danni ne avrebbe combinati parecchi, se è vero che, come risulterebbe sempre dalle carte in possesso della Procura di Padova, in questi ultimi anni avrebbe fornito la propria consulenza a molti altri atleti, tra cui anche alcuni big nostrani.
Ed allora, tra una Procura sportiva antidoping del Coni che non perde tempo e la solita Procura di Padova, ecco, tanto per cominciare, spuntare clamorosamente il nome di Filippo Pozzato, sinora mai toccato da nessun tipo di inchiesta, penale o sportiva. Il vicentino, in una intercettazione telefonica del 2009, ammetterebbe di avvalersi della collaborazione del dott. Michele Ferrari.
Pozzato è tra i possibili convocati per la prova olimpica su strada di fine luglio e questa vicenda (a proposito, ci si può chiedere, Armstrong a parte, come mai sia uscita fuori proprio adesso) non ci voleva proprio per un corridore che è reduce dall’ultimo infortunio al Giro ed ha come obiettivo principale l’appuntamento olimpico. Pippo è presente al raduno azzurro in Trentino organizzato dal ct. Paolo Bettini ma già lo scorso 19 giugno è stato ascoltato dalla Procura Antidoping. “ Sì, è vero, mi sono avvalso della consulenza sportiva del dott. Ferrari tra il 2005 e il 2009, ma non ero al corrente della sua inibizione e, appena informato, ho smesso di frequentarlo”. E’ quanto avrebbe dichiarato Pozzato.
Noi vogliamo credere nell’onestà intellettuale del leader della Farnese che, comunque, nella prospettiva sempre più concreta di una sanzione, ha fatto bene ad ammettere nella speranza di una notevole riduzione della pena. Ma, al contempo, ci poniamo il perché di una leggerezza di un ciclista che, evidentemente, deve ancora maturare o forse è mal consigliato.
Al momento, e questo è un paradosso, non ci risulta che il dott. Michele Ferrari (la sua inibizione da parte della Commissione Disciplinare nazionale della federazione è datata 22 febbraio 2002) sia iscritto ufficialmente nella lista dei medici inibiti o sospesi. Piccoli vizi di forma che però la dicono lunga di come siano trattati argomenti di una certa rilevanza e vitalità per lo sport.
E qui, tra l’altro, si può inserire benissimo il discorso relativo all’atleta, nel caso specifico Filippo Pozzato, che è colpevole ma anche vittima. Vittima di un “sistema malato”, di chi vuole approfittare di lui, di chi pensa solo al risultato sportivo e non ad altri aspetti. Pozzato, come detto, è tra le punte di diamante della nazionale azzurra, già in ritiro in vista delle Olimpiadi e in questi giorni, probabilmente, la Procura del Coni deciderà se deferirlo o meno. Lui, intanto, avrebbe pronta una memoria scritta per il Procuratore Torri, che certamente dovrà far luce su una vicenda che non sta facendo bene al nostro ciclismo.
Non ci voleva proprio, in prossimità di appuntamenti molto importanti per la stagione agonistica, e la vicenda di questo signore (ovviamente il dott. Ferrari) che continua a produrre danni si allarga sempre più. Eh sì, perché dalle famose carte di Padova, ma si parla in sostanza di vicenda già emersa tempo fa, escono fuori anche i nomi di altri big che si sarebbero rivolti a Ferrari, cioè Visconti, Scarponi e Bertagnolli.
Insomma, la Procura di Padova , che sta quindi collaborando con l’agenzia statunitense antidoping per incastrare definitivamente Lance Armstrong, vuole, una volta per tutte, fare luce sui rapporti e pratiche illecite con il mondo del ciclismo. Ed il Coni, con una certa solerzia e tempestività, ha già convocato per il prossimo 27 giugno Michele Scarponi.
Si sente aria di temporale, è un altro periodo difficilissimo per uno sport che forse è destinato a non aver pace ma che ha diritto alla verità, anche se non sarà forse una bella verità.




Il primo Tour de France Armstrong l’ha vinto nel 1999: sai che barzelletta se viene fuori oggi, a distanza di 13 anni, che era dopato!!!Già il ciclismo è screditato da anni, sarebbe l’ennesima figura di cacca…