ITALIA-GERMANIA, FRAULEIN ANGELA TI RAMMENTO…

di Nicola Pucci

Non si illuda fräulein Angela: sarà dura per i suoi figli di Sigfrido venire a capo della resistenza italica. Italia-Germania, il talento mediterraneo a contrapporsi alla solidità metallica dei teutonici: per il calcio europeo la classica fra le classiche. Angela, vuoi che ti rinfreschi la memoria? Detto, fatto, con l’accortezza di prendermi una pesante responsabilità: se per noi sarà sconfitta, sarò marchiato per sempre con i segni del porta-sventura.

1962: mondiali in Cile. Giusto 50 anni orsono Italia e Germania incrociarono i loro destini per la prima volta. Erano i tempi di Buffon Lorenzo, parente alla lontana di Buffon Gianluigi, di Maldini padre e di un giovane Rivera, degli oriundi (allora si chiamavano così) Sivori e Altafini…in maglia bianca con pantaloncini neri si muovevano Schnellinger, che prima o poi segnerà la storia del calcio, Haller e tracagnotto Uwe Seeler, bomber tra i più grandi del calcio tedesco. Finì 0-0 tra gli sbadigli e per noi la divisione della posta costò l’eliminazione.

Italia-Germania 1970 - da sport.panorama.it

Italia-Germania 1970 – da sport.panorama.it

1970: stadio Azteca. Mondiali del Messico, 17 giugno, semifinale. Ancor oggi all’entrata dell’impianto c’è una targa a memoria di una sfida leggendaria. Nando Martellini racconta con inconfondibile stile ed eleganza l’1-0 di Boninsegna, il pareggio in pieno recupero di Schnellinger (eccolo!) regala i supplementari più famosi della storia del calcio. Gerd Muller, cannoniere se ce n’è uno, sorpassa, Burgnich fa 2-2. Ecco Riva, che segnava per davvero, non come Balotelli, che trafigge Sepp Maier, ma ancora Gerd Muller infila tra Albertosi e Rivera appostato sul palo. Siamo 3-3, si riparte e l’affondo di Boninsegna sulla sinistra serve a Rivera l’occasione del riscatto per il 4-3 che il telecronista celebra cantando, lui sì, “che meravigliosa partita ascoltatori italiani“.

1978: otto anni ancora e siamo sempre in Sudamerica, stavolta nella sporcizia militare di Buenos Aires. Fase a girone numero 2 e ricordo l’incontro che gli azzurri dominarono senza però riuscire a battere l’immenso Sepp Maier. Che negò la rete a Zaccarelli con un prodigio, il palo respinse la pennellata di Cabrini e un salvataggio sulla linea di “Manni” Kaltz suggellò lo 0-0 a referto. Bugiardo.

1982: 11 luglio, il “Santiago Bernabeu” di Madrid vestito di biancorossoverde. La finale che tutti portano nel cuore, il presidente Sandro Pertini in tribuna a fianco di Re Juan Carlos di Borbone e una squadra che cito a memoria: Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati,  Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Bergomi, Graziani. Al timone un uomo vero, Enzo Bearzot. Emozioni rare, quelle che si condensano nei novanta minuti. Dall’infortunio di “Ciccio” Graziani che lascia il posto ad Altobelli privando la finale di tracce fiorentine con Antognoni già out in semifinile col piede pesto, al rigore fallito di Cabrini e alla zampata da rapace d’area di “Pablito” Rossi…e poi l’urlo più famoso, altro che Munch, Tardelli che firma il 2-0 e abbatte i panzer. C’è leggerezza nella cavalcata di Conti, l’immenso Conti di quell’estate magica, che serve ad Altobelli il tris, non c’è più preoccupazione ormai al gol del “barba” Breitner. Il nostro presidente ammonisce “non ci prendono più“, poi Nando Martellini, un altro a cui abbiamo voluto bene, proclama “campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo“. Ciao ciao Germania, Zoff alza al cielo la Coppa del Mondo e Madrid si tinge d’azzurro.

1988: ci spostiamo a casa loro, Dusseldorf, Campionati Europei che si aprono con lo scontro diretto. E’ l’Italia di Azeglio Vicini, costruita con i ragazzi dell’Under 21 che da anni sciorinano calcio-champagne un po’ ovunque. Una ventata di gioventù nell’era del dopo-Bearzot, Zenga e Maldini, Baresi e Donadoni, Vialli e Mancini. E il gioco espresso è scintillante, il Mancio sblocca il punteggio nella sua miglior giornata in maglia azzurra, Brehme pareggia nel finale. Finisce 1-1 e per Italia e Germania il cammino si protrarrà fino alle semifinali, ad interromperlo l’ultima grande URSS del colonnello Lobanovski e la splendida Olanda di Van Basten e Gullit.

1996: siamo in tempi moderni. La terra d’Albione fa da teatro neutrale per la sfida che vale la qualificazione ai quarti di finale. Dobbiamo vincere ma l’illusione si spenge con l’errore dal dischetto del piedino fatato del “tamburino sardo” Franco Zola, Koepke lo ipnotizza ed un altro 0-0 ci condanna al ritorno anticipato a casa. La Germania proseguirà la sua corsa fino al titolo.

Germania-Italia 2006 - da calcioweb.eu

Germania-Italia 2006 – da calcioweb.eu

2006: ultimo capitolo della serie. Ancora Mondiali, e anche stavolta la combiniamo grossa. Il palcoscenico per il delitto perfetto è il Westfalenstadion di Dortmund, una muraglia umana che incita i calciatori tedeschi alla vittoria che spalanchi loro la porta della finale. La sfida è avvincente ma bloccata sullo 0-0 fino al minuto 119, stavolta sì mi sovrappongo all’urlo liberatore lanciato dai microfoni Sky dal buon Caressa al gol di Grosso. L’estasi è completa un minuto dopo, Cannavaro recupera palla, Totti se ne va in contropiede, Gilardino lo appoggia e l’ultimo tocco, bellissimo, di Alex Del Piero inganna Lehmann. 2-0. Germania intera in ginocchio, “andiamo a Berlino” e sarà un’altra serata mondiale.

Mi piace far di conto, per concludere. 50 anni di confronti calcistici, leali e appassionanti, tre successi per noi e quattro pareggi, il che significa che i germanici ancora attendono di batterci negli appuntamenti che significano qualcosa. Succederà, prima o poi, per la legge dei grandi numeri, ma spero proprio non stavolta: altrimenti, la rigidissima Angela, sai come se la ride. E la cosa proprio non mi andrebbe giù.

2 Comments

  1. Emiliano 28/06/2012
  2. Francesco 28/06/2012

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