di Alberto Giusti
Come sempre, mentre Monti è in altre faccende affaccendato (lo hanno avvistato in questi giorni a Bruxelles, ad un incontro di box con Angela Merkel) in casa nostra il cabaret la fa da padrona. Felice di avere uno spazio nel palinsesto, è tornato sul piccolo schermo un vecchio telegatto, Silvio Berlusconi, che, nonostante nessuno lo credesse possibile, è riuscito ancora una volta a rinnovare il suo albo di spropositi. Da “usciamo dall’euro” a “la Germania fuori dall’euro” per arrivare a “sarò il leader dei moderati”! ci siamo fatti di quelle risate che ci mancavano da tempo. Chi ha aperto il sarcofago?
La mummia sta perdendo bende in giro per l’Italia, Angelino, per favore, raccogli, magari brucia. Macchè brucia, Alfano nel centrodestra al massimo riuscirà a darsi fuoco da solo, ormai le speranze (se ci sono mai state) che dia una nuova credibilità al suo partito sono scomparse in mezzo alle battute di Silvio. Ma soprattutto, viene da chiedersi: Berlusconi quando dice queste cose, avrà davvero ancora una strategia, come faceva una volta, oppure sta semplicemente annaspando? I suoi vecchi amici industriali, i poteri del nord, ormai lo hanno messo da parte, stanno macchinando oscuri piani per eliminarlo definitivamente e preparare un nuovo soggetto politico, e lui lo sa ma non riesce ad ammetterlo a se stesso, si sente solo, sconfitto, Alfano è un fallimento, Cicchitto non si può senti’, gli ex An sono in rivolta e a qualcuno dei suoi Monti piace. E così vaga, bende penzoloni e braccia tese in avanti come nei migliori cartoni animati, proferendo frasi sconnesse provenienti da un’altra epoca, datate 1000 Avanti Monti, sulla possibilità di ricandidarsi, di rivincere, di fare il presidente di qualcosa.
Uno che non annaspa per niente, anzi sguazza, anzi è talmente incollato alle mura di Montecitorio che le cozze gli fanno un baffo, è Pierferdinando Casini, come sempre il migliore. Anche lui, visti gli impegni di Monti, ha pensato che fosse giusto prendere la palla al balzo e guadagnare quella mezza giornata di visibilità: si è dichiarato disponibile, dopo tante avances del Pd, ad un patto moderati-progressisti per le prossime elezioni. Subito dai vertici del centrosinistra sono arrivate dichiarazioni di sollievo. Bersani stava spendendo un capitale in rose e cioccolatini, e prima di comprare il diamante voleva la prova dell’amore vero. «Un passo importante», lo definisce il segretario Pd, probabilmente verso l’altare, visto che di coppie di fatto ora sarà difficile tornare a parlare. E così scoppia un caos, non si sa se il governo rimarrà in piedi, al Pdl questa cosa mica è andata giù, sono corsi subito dai vecchi amici leghisti. E Sel? E l’Idv? Che faranno adesso? Che ne è della foto di Vasto? Probabilmente da un po’ di tempo, tutti mandano qualche accidente al fatidico fotografo.
E qui viene il bello, perché già da un po’ Bersani ha detto che si candida alle primarie, e già fioccano gruppi, comitati, associazioni a sostegno del segretario Pd. Va riconosciuto a Pierluigi di essersi guadagnato un’immagine più credibile, di aver indovinato parecchie mosse, di aver riscosso qualche successo, nonostante l’impegno dei suoi fedelissimi nel rovinargli sempre le uova nel paniere. Il dubbio di esserci persi una puntata, però, ci viene comunque. Ma le primarie per cosa? Per essere il candidato premier di quale coalizione? Fino all’altro ieri avremmo potuto dire (con parecchi se, ma e altri avverbi sparsi qua e là): ovviamente PD – IDV – SEL. Oggi che dobbiamo pensare? PD – UDC? Oppure sono primarie di partito, come sostengono alcuni, per scegliere il candidato PD per le primarie di coalizione? E se andasse a finire che col PD non si allea nessuno, Bersani che si candida a fare alle primarie? (Statuto PD, CAPO II, Articolo 3, comma 1: Il Segretario nazionale rappresenta il Partito, ne esprime l’indirizzo politico sulla base della piattaforma approvata al momento della sua elezione ed è proposto dal Partito come candidato all’incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri.). Viene il sospetto che l’operazione potrebbe essere stata fatta per far venire allo scoperto qualcuno, uno a caso, tipo Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze continua a fare lo showman, di recente in un’assemblea nazionale degli amministratori locali, in cui ha rinnovato anche lui l’albo delle battute: “Non si ferma il vento con le mani”, citazione colta, Seneca, ma detta da lui ricorda più Bush Junior. Pure Benigni, ricevendo la cittadinanza onoraria del capoluogo toscano, lo ha punzecchiato sul tema più caldo dell’afa fiorentina. Matteo, che ti candidi o non ti candidi? Ma insomma, che bisogno c’è di domandarlo, è sicuro che si candida, praticamente ce l’ha già fatto capire, solo che aspetta il momento giusto. La coalizione, primarie aperte, primarie chiuse, tutto ancora da decidere. Chissà che proprio lui non sia già d’accordo con Casini. E si sa, inoltre, che quanto viene detto d’estate viene presto dimenticato dagli italiani, o viene preso tuttalpiù come tormentone musicale da sentire alla radio mentre si va al mare.
E mentre noi siamo qui a sudare e a cambiare canale, tra l’horror con le mummie, la pesca delle cozze e la lotteria delle primarie, Monti è lassù a Bruxelles, in cravatta e guantoni. Forse è programma di maggiore qualità in questo momento, anche se il finale potrebbe essere drammatico.



