E ADESSO VIA LE BANDIERE

di Francesco Furini e Alessio Sorrentino

A poche ore dalla fine dell’avventura europea della nazionale italiana di calcio, l’euforia che ha caratterizzato le ultime settimane in cui tutti hanno manifestato la loro “ritrovata” italianità svanisce di colpo.  Le maglie e i vessilli che fino a poche sere fa venivano esposte con orgoglio nelle maggiori piazze italiane vengono riposte in un cassetto per rimanerci almeno due anni. E poco importa se tra poco scattano le olimpiadi o se l’anno scorso la nazionale di volley femminile lottava poi vincendo la sua seconda Coppa del Mondo consecutiva: l’azzurro si sfodera solo per il pallone. Un oggetto magico, che riunisce un popolo che anche per la sua storia ha sempre trovato motivi di contrasto interno. E chi se ne frega se in quest’ultima settimana si è tenuto il summit di Bruxelles per risollevare un’Europa sull’orlo del fallimento: l’unica Europa che contava era quella calcistica! Mai un telegiornale o quotidiano che non avesse in prima pagina come titolo centrale le “imprese dell’Italia di Prandelli”. Panem et Ludum si usava dire nell’antica Roma per distrarre dalle questioni politiche. E se il pane scarseggia, il gioco del calcio ora come non mai rappresenta per tanti una ragione di vita. Non è per populismo descrivere così la situazione. Il reale disinteresse per quello che succede nel paese come sistema politico economico si ritrova nella quotidianità. Tutti sanno come Balotelli ha segnato alla Germania, ma quanti cosa Monti è andato a dire a Bruxelles?

Sicuramente non si può vivere solo di angosce o paure, ma non è fuggendo da interessi che potrebbero rivelarsi pesanti per il contenuto, come la politica di adesso, che potremo costruire un qualcosa in futuro. Purtroppo (o per fortuna) sono pochissimi a poter vivere di sport, e ancora meno quelli che guadagnano in maniera esorbitante. L’Italia è un’eccellenza sportiva in molte discipline, ma poche hanno la ribalta e gli sponsor remunerativi del calcio. È sicuramente bello avere interessi che riescono ad accomunare tutti a prescindere da cultura, estrazione sociale o provenienza, ma diventa svilente che ciò accada solamente a intervalli biennali, e solo per 11 tra le decine di atleti che ci rappresentano nel mondo.

Siamo un paese dalle grandi menti, ma troppo spesso ci lasciamo prendere la mano nel nascondere la polvere sotto il tappeto. Come chi ci governa solo oggi si accorge degli sprechi di denaro pubblico, che finché era sostenuto dall’incremento del debito si guardavano bene dall’operarsi in spending review o “tagli” ai propri finanziamenti, non dobbiamo subire passivamente questo momento di crisi sviando il nostro patriottismo verso un campo di calcio. Usiamo piuttosto la voglia di stare insieme, di unirci come paese, nelle situazioni quotidiane, aiutandoci magari con sacrifici per stare tutti un po’ meglio. Se la soglia di povertà per le famiglie è sempre più bassa è anche perché manca molto spesso quell’umiltà di venirsi incontro e guardare oltre i propri interessi proprio come avviene nello sport: è facile avvicinarsi al calcio data la sua elevata praticabilità, che non richiede altro che un pallone, piuttosto che alle arti marziali o la ginnastica, che invece hanno bisogno di strutture specifiche per la loro attuazione. Ciò non vuol dire però che siano scarse di valori o poco spettacolari.

In molte altre nazioni la bandiera viene esposta con orgoglio durante tutto l’anno al di là di eventi occasionali. Il nostro Tricolore riassume i naturali “Diritti dell’Uomo”, le aspirazioni di tutte le genti, la volontà di chi crede nella propria nazione volta al progresso, con leggi adeguate, senza divisioni, stessi doveri e medesimi privilegi. Un paese dove non ci siano discriminazioni, ma ognuno fa del proprio lavoro una cosciente responsabilità. Dove la morale e l’etica siano guida costante per un’esistenza felice e serena.

Questo è scritto nella nostra bandiera, e questo è quanto sognavano quei due studenti che nel 1794 l’hanno ideata e difesa fino a sacrificare la loro vita ventenne al bieco assolutismo despota dei carnefici del potere.

6 Comments

  1. Valeria Bellagamba 05/07/2012
  2. io 05/07/2012
  3. Luca Moreno 06/07/2012
  4. Giovanni Agnoloni 06/07/2012
  5. Nicola Pucci 06/07/2012
  6. Francesco Furini e Alessio Sorrentino 06/07/2012

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