di Ferdinando Cocciolo
“Finora lo spettacolo del Tour de France si chiama Peter Sagan. Le nostre maggiori speranze sono riposte in Vincenzo Nibali per la classifica generale e l’intramontabile Alessandro Petacchi per le volate”. Questa la sintesi dei primi sei giorni di corsa in terra d’Oltralpe.
Cronoprologo allo specialista Fabian Cancellara, prima tappa con strappo finale a Seraing a Peter Sagan, prima frazione per velocisti al Campione del Mondo Mark Cavendish, ancora Sagan, altra tappa per ruote veloci a Greipel, con il nostro Alessandro Petacchi al secondo posto, Greipel concede il bis a Saint Quentin, a Metz ancora il fenomeno Sagan completa una prima settimana da sogno.
Ecco le prime giornate agonistiche di un Tour de France che si è già annunciato impegnativo, spettacolare e che in attesa dell’ingresso in scena dei grandi per la classifica, ha praticamente visto alzare le braccia a quelli che sono considerati i migliori rappresentanti nel cronometro, negli strappi secchi, nelle volatone di gruppo.
Ma tutti si sono dovuti inchinare al corridore che più di ogni altro ha lasciato la sua impronta, lo slovacco Peter Sagan, 22 anni, uno dei tre capitani, insieme a Vincenzo Nibali e Ivan Basso, di una Liquigas che vuole assolutamente lasciare il segno nella Grande Boucle. Un corridore, sia pur giovanissimo, che ha già vinto in carriera 35 corse (16 in questa stagione) e dimostrato di avere doti, tecniche e non solo, non comuni. Una tripletta in sei giorni e l’aver battutto, tra gli altri, corridori come Cancellara, Boasson Hagen, Gilbert ed Evans, regalano prestigio alle sue performances. Nella seconda tappa vinta, ha staccato tutti, “incantando” su una rampa al 7% per la facilità di pedalata, e anche per il modo di festeggiare, che ha entusiasmato tutti, alla Forrest Gump.
Soprattutto in questa stagione si stanno sprecando i paragoni, i confronti; c’è chi lo accomuna a Beppe Saronni, chi parla di Moreno Argentin, chi scomoda anche Sean Kelly. Certo, gli scatti su salite brevi ma impegnative ricordano in un certo senso le gesta di Saronni e Argentin, tra l’altro grandi interpreti delle classiche, ma vogliamo ricordare che ogni corridore ha la propria tipologia e dunque appartenenza alla propria epoca.
Stiamo comunque parlando di un corridore che, molto probabilmente, non ha ancora espresso tutto il suo clamoroso potenziale, con gli addetti ai lavori che si stanno comunque stropicciando gli occhi per qualità e completezza.
Sagan ha già dimostrato di andare molto forte nelle grandi classiche del Nord, basta vedere i piazzamenti nella primavera 2012 : secondo alla Gand-Wevelgem, quarto alla Milano-Sanremo, quinto al Giro delle Fiandre, terzo all’Amstel. Naturalmente, per il definitivo salto di qualità, tutti attendono le vittorie in queste grandi corse, che non tarderanno ad arrivare.
Ma le tre vittorie sinora nella corsa francese hanno anche evidenziato la sagacia tattica dello slovacco e la capacità, confermatissima, di essere leader in una squadra che attende le imprese in montagna di Ivan Basso e Vincenzo Nibali. Una Liquigas che, a detta dei suoi dirigenti, è la squadra migliore per organico e lo sta dimostrando attraverso i primi obiettivi raggiunti.
Ivan Basso l’aveva detto, sarebbe venuto in Francia anche per se stesso, ma soprattutto per aiutare per la classifica Vincenzo Nibali e lo stesso Peter. Prima della dura rampa finale che ha visto lo scatto vincente di Sagan, Ivan ha dato una decisa “sgasata” al gruppo e, ma potrei naturalmente anche sbagliarmi, confermato una condizione fisica superiore a quella di un Giro d’Italia abbastanza deludente.
Il discorso su Basso, che sino a prova contraria non è uomo da alta classifica in quanto “aiutante” del capitano Nibali, ci introduce inevitabilmente alle considerazioni sul Tour degli Italiani.
Il redivivo Alessandro Petacchi, reduce da una prima parte di stagione molto sfortunata a causa di problemi fisici, è il nostro miglior rappresentante per le volate ed è giunto secondo nella prima tappa vinta da Greipel: un bel segnale per il nostro ciclismo.
Se da una parte, con le sue convocazioni olimpiche, il ct della Nazionale Paolo Bettini dimostra di aver fiducia, in previsione dell’ormai prossima corsa su strada che presenta un circuito impegnativo ma tutto sommato veloce, in un giovane sprinter come Modolo, dall’altra Petacchi, 38 anni, è l’esempio di come, nonostante l’età, l’impegno, la passione e la professionalità non tramontano mai.
“Sono un grande professionista, metto il 110% di quello che ho e vale la pena prendere rischi qui al Tour”. Parole che fanno piacere ai tifosi italiani che sperano soprattutto nel colpo grosso, nel “botto” di Vincenzo Nibali, il “protagonista italiano dichiarato”, colui che ha puntato tutto sulla Grande Boucle, colui che punta a contrastare sino all’ultimo i grandi favoriti, Cadel Evans e Bradley Wiggins.
Vincenzo ha disputato un ottimo cronoprologo (anche se la distanza breve dei sei km non è molto indicativa), sempre attento nelle prime posizioni del gruppo ben scortato dai compagni di squadra e a ridosso dei primi nelle tre tappe vinte da Peter Sagan. Il leader della Liquigas, consapevole del proprio potenziale e naturalmente anche del fatto di avere in squadra un’ottima spalla come Ivan Basso, dovrà “inventarsi” qualcosa di superbo sulle grandi montagne, sfruttando anche quelle doti di discesista che possono mettere in difficoltà Evans e Wiggins.
E Michele Scarponi? Lui ha dichiarato di voler puntare a qualche successo di tappa, obiettivo plausibile, considerando la superiorità degli altri e inevitabilmente le fatiche e delusioni sopportate nell’ultimo giro d’Italia.
Le prossime tappe sono particolarmente adatte agli sprinter, in attesa dei primi, importanti verdetti sulle montagne che, ce lo auguriamo soprattutto per il nostro ciclismo, possano sorridere ai nostri Nibali, Basso e Scarponi. Per il momento, continuamo a confidare nell’eterno Alessandro Petacchi e a sognare “lo spettacolo Peter Sagan“.


