di Nicola Pucci
È notizia di questi giorni della condanna a 50 anni di carcere – il massimo della pena – di Jorge Rafael Videla, per sequestro di desaparecidos. Dopo l’ergastolo inflittogli nel 1985 per omicidio, vanificato dall’indulto concesso da Menem nel 1990, dopo il secondo ergastolo comminatogli nel 2010 sempre per omicidio, la sentenza riveste un valore storico assoluto: l’artefice della tragica, triste, angosciante storia dei figli strappati alle madri naturali ha finalmente un volto, ed è un volto diabolico.
Facciamo un salto indietro negli anni. Il 24 marzo 1976, in Argentina, una giunta militare guidata dal generale Jorge Rafael Videla, e con lui Leopoldo Galtieri, Emilio Massera e Orlando Agosti, si impossessa del potere con un colpo di stato, destituendo Isabelita, seconda moglie del presidente Peron, ed instaurando di fatto una torbida e violenta dittatura.
“Il rispetto dei diritti umani non deriva per noi unicamente dal dettato delle leggi o dalle dichiarazioni internazionali, bensì si basa sulla cristiana e profonda convinzione che la dignità umana rappresenti un valore fondamentale. Assumiamo poteri assoluti per proteggere i diritti naturali dell’uomo e non per opprimerne la libertà, ma per esaltarla, non per piegare la giustizia, ma per imporla“…discorso programmatico di Jorge Videla dopo il golpe… impostore.
La combriccola di manigoldi avvia il “processo di riorganizzazione nazionale“, niente di diverso da una persecuzione su vasta scala che si abbatte principalmente sulla gioventù intellettuale del paese, “pericolosa e sovversiva per l’ordine costituito“. Diviene tristemente famosa la ESMA, Escuela Superior de Mecanica de la Armada, dove segretamente entreranno per non uscirne mai più tante giovani teste pensanti dell’Argentina di quegli anni; si inizierà a parlare di desaparecidos, figli dell’Argentina spariti nel nulla, come nel nulla spariranno neonati strappati alle puerpere madri per venir affidati ai complici dell’orrore consumato; i cieli notturni sopra il Rio de la Plata conosceranno un insolito traffico di Electra, Skyvan e Hercules, i “voli della morte“, che scaricheranno nelle acque il loro fardello omicida di giovani donne drogate da medici che niente hanno a che spartire con la dignità umana.
Le madri di Plaza de Mayo, le “abuelas” dei bimbi di cui non si hanno più traccia, che dal 1983, quando terminò il regime degli assassini, hanno lottato per ritrovare chi poteva essere ritrovato; che hanno lottato per dare risposta ad interrogativi rimasti insoddisfatti a lungo; che hanno lottato contro le menzogne e contro il muro dell’omertà eretto a difesa di chi alla difesa morale non aveva alcun diritto; finalmente queste donne che simboleggiano il coraggio hanno trovato il conforto della giustizia.
Sì, dopo gli anni del dolore, è giunto il momento per i carnefici di pagare il conto al giudizio della storia: Videla e non solo, Bignone, Acosta detto “el tigre“, il defunto Massera, e quanti altri hanno sequestrato, torturato, ucciso, condannato famiglie intere alla disperazione da dietro le quinte siano marchiati per l’eternità con i segni dell’infamia.



….per le madri coraggio..per tutti coloro che non ci sono più…per chi ha lottato sofferto…è arrivata la giustizia…uniamoci un una silenziosa preghiera per…amore !!!!