di Nicola Pucci
Il doping non risparmia Alberto Contador. La bomba, attesa, è scoppiata fragorosamente, e la detonazione si sentirà a lungo: lo spagnolo (nella foto, da Wikipedia) è stato giudicato colpevole di positività al Tour de France 2010 (vinto, tra l’altro) e condannato dal Tribunale arbitrale Sportivo di Losanna a 2 anni di squalifica. Dopo Roberto Heras, vincitore per tre volte della Vuelta, dopo Alejandro Valverde, numero uno del mondo, il ciclismo spagnolo mostra ancora una volta il suo lato più marcio: quello legato al doping. La sentenza del TAS, slittata a più riprese, è infine arrivata in seguito al ricorso presentato da Uci e Wada dopo che il corridore spagnolo era stato assolto, e arresta bruscamente la carriera sportiva di Alberto Contador, incontrastato numero uno del mondo per le grandi corse a tappe, gettando per l’ennesima volta una lunga ombra sul ciclismo.
Il campione iberico fu trovato positivo al clenbuterolo il 21 luglio nel secondo giorno di riposo del Tour de France 2010, quello vinto dopo un’accesa battaglia in montagna con Andy Schleck. A suo tempo Contador si difese sostenendo che la contaminazione fosse sopravvenuta per colpa di una bistecca, ma la tesi, approvata dalla Federazione spagnola, che mai si è segnalata per una chiara e decisa lotta al doping, oggi è stata rigettata da un Tribunale, quello di Losanna, che chiude finalmente una vicenda che andava trascinandosi da troppo tempo.
I due anni di squalifica, già in corso e che termineranno il 6 agosto 2012, impediranno a Contador di partecipare alla Grande Boucle, che partirà il 30 giugno, e alle Olimpiadi di Londra, i due massimi appuntamenti di questa stagione. Lo spagnolo viene privato anche del successo al Tour de France in cui è stata commessa l’irregolarità e al Giro d’Italia 2011, due trionfi che avevano suggellato il talento assoluto del ragazzo di Madrid.
Che dire? Il ciclismo da troppo tempo ha perso credibilità a causa dei tanti, troppi, campioni che prima si sono fatti ammirare per le loro imprese su due ruote, ma poi hanno conosciuto la vergogna della frode sportiva: Pantani, Riccò, Di Luca, Rebellin, Basso, solo per rimanere in terra italica, dove la scure della sezione antidoping non ha risparmiato nessuno. Eppure gli appassionati sono milioni, e tra questi trova posto anche il sottoscritto: continuiamo a pensare che c’è speranza, può esistere un ciclismo pulito dove chi ha gambe migliori vince con le proprie forze, senza ricorrere ad additivi chimici. Io ci credo, con o senza Contador, a cui lancio un messaggio: torna ad agosto e dimostra a tutti che si può vincere senza barare.




Qui il problema è ostico e pare che il ciclismo non riesca a venirne fuori. Ho la ferma convinzione che andare così forte, soprattutto nei grandi giri, per tre settimane, ogni giorno per ore e circa 200 km, alcuni di salite, sia umanamente impossibile. E qui arriva il doping, che forse nasce nel momento stesso in cui questo sport diventa da iron-man. Probabilmente il doping c’è sempre stato, anche ai tempi di Coppi – di Merckx di sicuro -, è insito nel ciclismo stesso, è cosa comune di tutti i ciclisti, poi si prendono i grandi come capri espiatori, adesso Contador, un tempo il grande Pantani (che a parità di doping, se così è stato, aveva cmq una marcia in più nelle gambe).
Il problema del ciclismo, come di tutti gli altri sport, è che si cerca il risultato a tutti i costi e tutto ciò porta inevitabilmente a provarle tutte per affermarsi. Il vecchio detto di De Coubertin si è rovesciato, adesso l’importante non è partecipare, ma vincere. Il ciclismo è diventato purtroppo il capro espiatorio della lotta al doping, così come certi ciclisti diventano capri espiatori delle colpe di tutto il gruppo: come mai Contador è stato “pizzicato” e un Armstrong è sempre uscito pulito dai controlli antidoping quando poi si è scoperto che tutti i suoi compagni di squadra si dopavano?
Emiliano ha ragione, la massimizzazione del risultato sportivo porta queste conseguenze… Armstrong non è stato beccato perché politicamente ben appoggiato, lui doveva essere il primo
dico la mia…c’è chi non crede nel ciclismo pulito…ok, forse vivrò nel mondo dei sogni che mai si realizzano ma, qui lo dico e qui lo nego, se avrò un figlio e vorrà fare ciclismo dovrà farcela con le sue forze, solo con quelle…non ce la farà?sarà un perdente?se rispetta le regole e gli avversari, sempre, sarà un vincente…altrochè…
Nicola, il problema non è che ti devi dopare per vincere, ti devi dopare pet tenere il passo degli altri…viaggiare in pianura a 50 di media per sei-sette ore non è umano…nonostante la frequenza di pedalata e il rapporto che usi…