di Francesco Gori
Alex Schwazer e il doping. È il caso che ha investito i mass-media in questi giorni. L’olimpionico di Pechino 2008 sospeso dal CONI e allontanato dai Giochi di Londra 2012 per esser risultato positivo all’EPO. Poco da dire sul fatto in sé e sul doveroso epilogo: doparsi è pratica illegale e antisportiva e in questi casi c’è da pagare il prezzo della furbizia. Sospensione, squalifica, radiazione, qualunque punizione di tipo sportivo è più che legittima. Barare non è sport, simbolo da sempre di fatica e abnegazione.
Ma quello che non è accettabile è la gogna mediatica a cui è stato sottoposto l’ormai ex marciatore. Come sempre succede in casi eclatanti come questo, quello di un atleta di punta dell’atletica azzurra, è troppo facile puntare il dito del giudizio. Sulle televisioni più comuni, sul web, è un tam-tam continuo di sentenze, accuse e infamate nei confronti dell’untore. Spuntano come funghi i moralizzatori, coloro che non sbagliano mai, immortali perfezionisti. No, no, no. Alex Schwazer sta già pagando per l’errore compiuto. E pagherà il dazio per molto tempo. Dentro di sé, innanzitutto, come mostrato ieri in conferenza stampa, con gli occhi bassi e le mani sul volto, ritratto di un uomo che si vergogna. La vergogna, giustappunto. E il probabile allontanamento delle persone che lo circondavano, l’addio al lavoro che gli dava il pane. Un’esistenza da ricostruire. Ipocrisie e insulti a bocca aperta non aggiungono niente e sono solo di cattivo gusto, così come la riproposizione televisiva dell’intervista concessa dal biondino di Vipiteno alle “Iene”, in cui dichiarava il proprio disgusto alle pratiche di doping. Come se nella vita ciò che detto o fatto in passato, non potesse mai, mai essere messo in dubbio. Attenzione. Nessuno giustifica il gesto dell’atleta in cerca di nuova gloria dopo quella in terra asiatica. Qui stiamo parlando dell’uomo Alex Schwazer, capace come la maggior parte degli umani – non i superuomini, quelli non sbagliano mai, già – di cadere in una trappola mentale, stiamo parlando di un ragazzo che in un momento di estrema fragilità ha infranto delle regole. Facendo del male, in primo luogo, a se stesso.
“Non vedevo l’ora che finisse tutto” ha detto alla stampa: frase che la dice lunga sull’incubo in cui si era autocondannato, procurandosi la sostanza illecita in Turchia. Allenamenti massacranti quelli della marcia, aspettative sociali, condizioni psicologiche dure da mantenere quotidianamente. Alex Schwazer poteva anche rifiutare il controllo anti-doping, ma è evidente che inconsciamente, come poi ammesso con queste parole di dolorosa accettazione, voleva dire basta alle pressioni. Ormai ingestibili.
Alex Schwazer ci ha messo la faccia, non dimentichiamocelo. Non ha negato l’evidenza, come tante volte abbiamo visto in altri casi. La sua confessione ne fa ancora un uomo. Lasciamo perdere sciacallaggi, scandalismi che non fanno informazione, gossip sulla fidanzata Carolina Kostner, stroncamenti di una vita che deve continuare. Perché non accada ciò che è accaduto (caso comunque diverso, peraltro senza ammissione di colpa) con Marco Pantani.
Parliamo delle Olimpiadi “belle”, delle fiorettiste azzurre, di Campriani, dei 47 anni di Josefa Idem, degli ori che fanno luccicare gli occhi, invece di dar luce sempre al negativo. Del resto si sa, l’informazione pubblica vive del “brutto”, è forse anche per questo che l’Italia è “in crisi”. Perché ha perso il gusto estetico che l’ha sempre contraddistinta.
“Le responsabilità sono mie perché, se si vede un figlio che durante tutto l’anno è stato male, si deve capire e si deve cercare di parlargli: gli chiedo perdono” ha detto il padre Josef. Queste le parole più belle dopo tante porcherie mediatiche.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.




Mi ha fatto una gran pena, lo confesso, come me la fanno tutti gli uomini in crisi. Ha sicuramente bisogno di aiuto, e spero che ne riceva e si riprenda velocemente. Ma mi fanno più pena gli atleti onesti che, per non doparsi, accettano di perdere anche da chi bara come lui, e alla fine si ritirano; così come mi fa pena chi, sapendo che nei concorsi pubblici c’è quasi sempre la magagna, partecipa e boccia a ripetizione, e alla fine si rassegna a fare un lavoro non adatto al suo talento. Non che si debba “infierire sul cadavere” (mediatico), in questo come in altri casi. Ma nessuno lo ha costretto a fare quella conferenza stampa. Se avesse avuto la faccia di bronzo e il carattere e l’aspetto da stronzo impassibile di certi calciatori, adesso non staremmo a usargli tanti riguardi. Perché il comportamento che ha tenuto è sostanzialmente lo stesso, qualunque ne sia la motivazione.
Adesso comunque silenzio e “tutti dentro”, anche chi sta dietro questa vicenda, che mi sembra molto strano che coinvolga soltanto lui. E finalmente gli sportivi (ma tutti, non solo loro) capiscano che nella vita c’è sempre un bilancio, e che le furbate, come il male fatto, a sé e agli altri, tornano sempre indietro. Vincere non significa nulla, se passa attraverso il tradimento dell’imprescindibile rispetto di sé (e degli altri).
Non credo che gli atleti onesti perdano da quelli dopati, ormai i controlli ci sono e ti beccano… Mi sembra una condizione diversa dai concorsi, dove invece vince chi “bara”… che lui abbia barato non c’è dubbio, ma il fatto che abbia indetto una conferenza stampa, a mio modesto modo di vedere, è indice di dignità e voglia di metterci la faccia nonostante l’errore. Non mi sono sembrate lacrimucce per generare pena, io ho visto un uomo in crisi, tutto qua
Ho visto che sul suo profilo, molti gli hanno scritto.
L’ho fatto anch’io…
“Alex…sono solo una persona qualsiasi che ha seguito in TV la tua vicenda.
E’ ovvio che hai sbagliato, però non ti disperare. Guarda…nella vita proprio nei momenti più difficili in cui tutto sembra crollare si trovano le energie e le ragioni per rinascere; anche se adesso queste energie semplicemente non le vedi, ma stanno già cominciando a germogliare. Rifletti sul fatto che tutto ciò forse era necessario per “liberarti” da una vita non del tutto tua…Doveva succedere. Adesso è successo e puoi ricominciare. Superato questo primo momento, guarderai questo evento come il punto di partenza di un nuovo uomo. E un uomo nuovo è molto molto più importante di qualsiasi medaglia.
ciao
Luca”
Infatti Luca, “si è fatto beccare” per “liberarsi” come dici te… è evidente che non ne poteva più di quello stile di vita che, nel caso dei marciatori, è veramente massacrante, come la disciplina stessa, che ti devasta il fisico
Forse la riflessione più generale dovrebbe essere sullo sport e quello che è diventato: non più “palestra” per corpo e anima, ma “sala macchine”, “catena di montaggio”, allevamento di campioni rovinati nel corpo e nell’anima.
Ma, ricordiamoci, c’è sempre la possibilità di scegliere. Anche di dire no. E di denunciare medici complici, laddove ci sono, esattamente come chi ha il coraggio di dire di no alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, agli usurai, dove si rischia molto di più della fine di una carriera.
Comunque, il fatto che si sappia che ti possono beccare non vuol dir molto. La gente, sotto sotto, pensa comunque che lei la farà franca. Nel suo caso, certo, potrebbero essersi innescate anche dinamiche psicologiche del tipo “voglio essere scoperto”. Ma questa è al massimo una circostanza attenuante. Io comunque l’avevo già visto in crisi umana dopo gli ultimi Europei (mi pare), quando si ritirò per crampi. Ma vale la pena di fare questa vita?
Sicuramente no, Giovanni, non ne vale la pena fare questa vita; ma credo che il problema sia porprio lì: l’essere cosciente di stare dentro ad un ingranaggio e sapere però che per liberarsi da esso ti viene richiesta un’energia spaventosa, proprio nel momento in cui sei più debole.
Ad ogni modo quello che dici è vero: ci sono persone che dicono di NO. Ma infatti non credo che qui nessuna voglia giustificare Alex, ma semplicemente, come dire, valutarlo nell’ambito di un ambiente terribile, che ben poco ha a che fare con lo sport.
Credo che la tua sia una conclusione sensata, Luca. Somiglia (con tutte le debite distinzioni) a quella relativa alla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, che partiva appunto dal contesto degli eventi. E comunque è vero: bisogna una buona volta criminalizzare il sistema. Arrivo a pensare che certe conferenze-stampa servano a qualcuno per coprire se stesso, facendo convogliare l’attenzione sull’atleta-burattino, che in effetti dev’essere per forza sincero (almeno nelle lacrime, posto che non siano solo uno sfogo isterico da “coscienza sporca”), altrimenti sarebbe da Oscar. Qualche “eminenza grigia”, magari, se la sta ridendo.
Adesso bisogna vedere a quanti converrà questa messa in discussione globale. E un po’ come la “vexata quaestio” del ridurre stipendi e privilegi dei parlamentari. Ma quando mai ci staranno?
Io concordo con l’analisi dell’articolo e con l’accento posto sull’aspetto umano della vicenda più che su altri aspetti più generali. L’altro siamo noi, non ce lo dimentichiamo 🙂
Comprendere sì, confondere no. E cortesemente, ricordiamoci di questo aspetto umano anche per persone con la faccia meno a “bravi ragazzi” di Alex Schwazer. L’aspetto umano conta un po’, ma i fatti contano di più. Sennò si rischia di arrivare, larvatamente, a una giustificazione e a un’assoluzione collettiva, tanto “l’altro siamo noi”. Carezza e aiuto all’uomo in crisi, ma anche sacrosanta sanzione a chi, con tutte le giustificazioni (eventuali), ha frodato e imbrogliato.
Poi le lacrime commuovono sempre. Io mi sto ancora riprendendo dallo shock di quelle della Fornero…
Oggi su Il Secolo XIX di Genova c’era una vignetta con raffigurate due persone che dicevano.
– Alex Schwazer, piangeva in conferenza stampa
– Beh però almeno lui non mi ha fottuto la pensione ;-))
Questa è veramente buona.
dico la mia…non ritengo accettabile, come dice francesco, la gogna mediatica…ma per favore alex, fuori dall’atletica e per sempre: della serie, poche chiacchiere e squalifica a vita per chi bara…
Credo sia una storia triste sotto tutti i punti di vista. Io sono il classico tipo che ogni 4 anni tifa anche per l’azzurro che lotta per la medaglia d’oro nel lancio del tappo. Nel senso che il bello delle olimpiadi è che, quando puoi, segui qualsiasi sport, segui i tuoi colori sentendo come fratelli tutti quelli che vestono d’azzurro e apprezzi in generale “lo spirito olimpico”; che bene o male continua a resistere. Quattro anni fa gioii come molti penso per la finale di Alex. E poi diciamocelo: sti montanari che quasi faticano a parlare italiano, a rilasciare interviste, a mettersi in mostra delle due l’una: o stanno sulle palle o fanno simpatia. A me istintivamente fece la seconda, con sta nota romantica di un rapporto nato con un’altra atleta importante della nazionale. Poi ovviamente finita l’Olimpiade chi l’ha più seguito Alex (salvo nelle pubblicità) ma quando è venuta fuori questa notiziaccia ci sono rimasto veramente male. Insomma, al solito te l’aspetteresti da tutti, ma non da questo tipo di personaggio. Le sue dichiarazioni a caldo e poi la famigerata conferenza stampa mi hanno dato la sensazione della disperazione. Anch’io ritengo d’aver visto una persona vera in conferenza, che non vuol dire che abbia per forza di cose detto tutta la verità (la storia di come abbia acquistato il doping e di come ne abbia fatto uso solleva parecchi dubbi). Però nel suo dolore e nella sua disperazione pareva vero. E che ansia m’ha preso nel seguirlo e nel pensare che quattro anni (o quasi) d’inferno deve aver passato. Senza peraltro mi risulti che nel frattempo si sia arricchito, abbia cambiato donne su donne e fosse sempre sulle copertine delle riviste. Passati invece a marciare e marciare e marciare. CI mancherebbe, è, era, la sua vita. Oneri e onori. Ma gli oneri lo hanno schiacciato. Ecco, mi ha impressionato di come un motivo d’orgoglio (una medaglia d’oro olimpica) si sia poi trasformata in una spada di damocle. E poi quella frase sulla fidanzata: lei sopporta tutti i sacrifici perchè ama il suo sport, io no. Insomma, se arrivi praticamente ad odiare ciò che dovrebbe pur sempre restare una tua passione vuol dire che davvero siamo al paradosso. Ci mancherebbe, lui dovrà pagare e pure pesantemente, come peraltro lui stesso auspica. Però la sensazione che sia stato lasciato solo in questa sua lotta in pratica contro se stesso colpisce. Il padre di fatto lo ha ammesso (altro aspetto che mi ha colpito), forse federazione e suo entourage dovrebbero altrettanto ammetterlo. Possibile che nessuno davvero si fosse accorto del suo animo mutato? Il peso delle aspettative lo ha schiacciato e se un marciante (non un Ibrahimovic della situazione) alla fine ti viene a dire che vuole solo una vita normale, beh, la cosa davvero dovrebbe far riflettere. E discutere. Ma tra poco Alex sarà già storia e la sua vicenda accantonata, in un paese che legge avidamente il nuovo fidanzamento dell’estate: Corona-Minetti…
Sottoscrivo in pieno le tue parole Alberto, che completano al meglio l’analisi della vicenda