di Ferdinando Cocciolo
Mark Cavendish, Peter Sagan, Goss, Greipel, Tom Boonen, Fabian Cancellara, Boasson Hagen, Vincenzo Nibali. Questi alcuni dei maggiori favoriti (tutte ruote veloci, a parte Cancellara e Vincenzo) che non sono saliti sul podio della prova olimpica in linea di ciclismo su strada, che si è svolta in uno scenario suggestivo. Gara combattuta e spettacolare.
L’aveva detto Paolo Bettini alla vigilia, il problema per diverse nazionali sarebbe stato quello di “incastrare” il favorito numero uno Cavendish, il velocista principe e lo squadrone britannico, attaccarlo, soprattutto sullo strappo di Box Hill, quello, tanto per intenderci, su cui avrebbe puntato il grande assente, Filippo Pozzato, purtroppo appiedato da un deferimento che ha lasciato molti dubbi e perplessità.
Ebbene, qualcuno ci è riuscito, grazie anche alla “solita” combattività dei nostri che, tuttavia, come è accaduto purtroppo negli ultimi appuntamenti internazionali, non conduce al massimo risultato. È stato il giorno, la vittoria di un grande, di un’icona del ciclismo, di un personaggio amato, ma anche odiato, che coltivava il “grande sogno” di fine carriera. Ha trionfato Alexandre Vinokourov, sì il “padrone” dell’Astana, colui che aveva già da tempo annunciato che la gara olimpica su strada sarebbe stata l’ultima scommessa di una significativa ma anche sfortunata carriera. Il kazako ha prevalso in una fuga a due sul colombiano Roberto Uran , uno scalatore, con una spallata alla sua maniera, che lo ha fatto conoscere ad un pubblico del ciclismo che, a parte qualcuno, ha sempre apprezzato la sua determinazione ed intelligenza. Terzo posto, a pochi secondi dalla fuga vincente, per il norvegese Alexandre Kristoff, che ha regolato il gruppo dei trenta che nella parte finale di una corsa abbastanza imprevedibile ha praticamente tagliato fuori Cavendish e compagni.
Niente da fare dunque per il britannico, l’uomo più atteso, così come per gli azzurri, che portano a casa solo un nono posto con Luca Paolini, protagonista comunque insieme a Vincenzo Nibali. Delusione, naturalmente, in casa Italia, soprattutto alla luce di una gara di attacco prevedibile di cui si avrà tempo e modo di discutere.
Ma vale la pena raccontare una corsa che rimarrà nel cuore di appassionati e tifosi di ciclismo. I primi chilometri di trasferimento verso il circuito di Box Hill ad andamento praticamente turistico fino a quando Stuart O‘ Grady, insieme a Westra non porta via la fuga buona che comprende, tra gli altri, l’azzurro Marco Pinotti, confermando l’obiettivo del ct Bettini, quello di sfiancare sin dalla fase iniziale della corsa gli avversari, in un progetto che da lì a poco avrebbe visto anche l’entrata in scena di Vincenzo Nibali. Il tentativo, dopo aver raggiunto i cinque minuti, è stato ben controllato da un gruppo tirato dal “treno” Wiggins, Froome, David Millar, Stannard.
La battaglia vera si accende al quarto dei nove passaggi sul Box Hill, quando Vincenzo Nibali ha allungato, seguito tra gli altri anche da Philippe Gilbert, Greg Van Amermaet, e Robert Gesink. Il gruppo tuttavia non si scompone e nel tratto seguente la salita annulla la fuga. Ma l’attacco di Vincenzo ha rappresentato solo “l’antipasto” di quello che sarebbe avvenuto in seguito nel corso del quinto passaggio sulla salita. In questa occasione, sulla ruota dello “squalo dello stretto”, oltre al solito Gilbert, si sono portati Luca Paolini, Roman Kreuziger, Jakob Fugslang, Lars Boom, Chavanel. Trovato subito l’accordo, questo gruppetto è riuscito nel giro di pochi chilometri a riportarsi sulla testa della corsa, mentre dietro il “solito treno” inglese tira per Mark Cavendish. Il campione del mondo conta ancora di tenere la situazione sotto controllo, ma all’ultimo giro salgono in cattedra la Spagna con Luis Leon Sanchez e Valverde e la Svizzera con Fabian Cancellara e Michael Albasini. Un forcing che ha subito messo in difficoltà Cavendish e permesso la formazione di un gruppetto che avrebbe posto la parola fine alle ambizioni dell’iridato. Un minuto il vantaggio e Cancellara fa lavorare i suoi a fondo per preparare poi l’affondo nel finale. Ma lo svizzero non fa i conti con la sfortuna che in questa stagione, nei momenti più importanti, lo sta perseguitando. Sbagliando una curva a poco più di dieci km dal traguardo, è costretto ad alzare bandiera bianca per una caduta (che potrebbe a questo punto compromettere la prova a cronometro). Saltata la Svizzera, è stata l’Italia a prendere in mano la situazione, con Vincenzo Nibali che si mette a disposizione di Luca Paolini, uno degli uomini più veloci del gruppo di testa. Ed ecco l’azione decisiva a circa 5 chilometri dalla conclusione con Uran che piazza l’allungo e dietro a lui si muove abilmente Alexandre Vinokourov. I due guadagnano quei dieci secondi che sono sufficienti per lottare in volata per l’oro.
Ed allora il destino aspetta il kazako, la sua esperienza più che ventennale in un ciclismo che ora, a fatica, accetterà il suo ritiro. Vino approfitta di un attimo di esitazione del rivale per piazzare la zampata vincente, magari per rispondere anche a chi non lo ha messo nel lotto dei favoriti.
A corsa conclusa un Nibali deluso, che si chiede se al posto di Vinokourov poteva starci benissimo lui, in un percorso che alla fine non ha premiato i velocisti. È uscita fuori una corsa dura, emozionante, che ha premiato il più determinato e coraggioso, che ha visto purtroppo la sfortuna di Cancellara, che ha scompaginato i piani di Cavendish e compagni. Una gara che traccia la linea conclusiva di una grande carriera, vissuta con passione e orgoglio, tra successi e sfortune, ma tremendamente vissuta.

Giornalista pubblicista e web writer. Da sempre lo sport è la sua prima, grande passione. Non solo calcio, ma anche tennis, golf e motori.
L’amore per la scrittura lo porta poi verso tutti gli altri territori.



