di Alberto Giusti
Domenica e lunedì scorso gli elettori di centinaia di comuni italiani hanno conferito a questa tornata elettorale una forza epocale. Le amministrative del 6 e 7 maggio hanno travolto tutti, o quasi, i rapporti di forza fra soggetti politici che ancora stanno caratterizzando le dinamiche parlamentari e di governo, che oggi, visti i risultati usciti dalle urne, ci paiono fuori dalla realtà.
Il vero, grande sconfitto di queste elezioni è il Pdl di Angelino Alfano. Colpito e affondato, ovunque, dagli anni di governo inconsistente, dall’appoggio conflittuale a Monti, dalla poca credibilità del nuovo segretario e del suo mentore, Silvio Berlusconi, che conoscendo a menadito i sondaggi come sua prerogativa, se n’è volato in Russia prima che qualche giornalista potesse chiedergli conto dei risultati. In molti comuni il Pdl non riesce nemmeno ad andare al ballottaggio, battuto a volte clamorosamente dal Movimento 5 Stelle, come a Parma, altre volte da liste civiche, e in un caso, quello di Palermo dove il centrodestra possedeva, fino a pochi anni fa, una formidabile macchina macina-voti, addirittura vanno al ballottaggio due candidati entrambi riconducibili all’area di centrosinistra. In molti casi, poi, il Pdl è sostituito nei ballottaggi dal Terzo Polo, che pure non ride.
Il gruppo eterogeneo di partiti e liste capitanato da Casini, infatti, non ha sfondato. Un po’ per la sua ambiguità, per cui non ha rinunciato a presentarsi un po’ col Pd un po’ col Pdl, un po’ perché a quanto pare la Dc vorrebbero ricostruirla, ma agli italiani non gusta proprio l’idea, e il Terzo Polo, futuro Partito della Nazione, non riesce a imporsi, tranne in quei pochi casi di radicamento storico e di debacle del centrodestra, come a Lucca, dove sarà un candidato Udc a sfidare il candidato di centrosinistra fra 10 giorni.
Il centrosinistra, forse non può proprio festeggiare, ma ha di che essere soddisfatto. Non ha guadagnato, è vero, ma era legittimo aspettarsi, col tipo di politiche portate avanti da Monti, che fosse il Pd a subire grossi danni, e invece il partito di Bersani ha tenuto, riuscendo ad andare quasi ovunque al ballottaggio, il che, in questa situazione e con la Caporetto degli avversari, è praticamente una vittoria. Soprattutto se si considera che al secondo turno, tranne in alcuni casi particolari come Palermo, il centrosinistra potrebbe vincere a mani basse.
Il vero vincitore, che può proclamarsi tale senza remore, è il Movimento 5 Stelle, e il suo leader Beppe Grillo. Il secondo turno di Parma potrebbe essere, nel caso di vittoria, pur difficile, del M5S, un dato storico per il nostro sistema partitico. Un nuovo soggetto si è imposto sulle macerie della Seconda Repubblica. Come scriveva mercoledì Roberto D’Alimente sul Sole 24 Ore, “la fine del ciclo berlusconiano ha aperto il mercato elettorale”. Il Movimento 5 Stelle si è dimostrato capace di intercettare una parte della domanda politica. Al centro-nord soprattutto, le analisi del voto riveleranno come abbia preso addirittura voti dalla Lega Nord. Come già scrivevo una settimana fa su questo blog, le affinità fra i due movimenti non mancano, con la differenza che Grillo, in una situazione nazionale così caotica e confusa, non dovrà farsi scrupoli territoriali che limitino l’espansione delle 5 Stelle.
Il sistema partitico italiano è alla frutta. Poche certezze rimangono in piedi, molte sono state distrutte. Il secondo turno di queste amministrative ci dirà di più. Appuntamento al 21 maggio. E chissà che per allora, non sia già cambiato qualcosa nel governo.



