AMORE, MATRIMONIO E MUTEVOLEZZA

di Simone Provenzano

Questa settimana ho avuto difficoltà a scegliere l’argomento da trattare. Allora mi sono rivolto al mio oracolo delle ispirazioni:

mia moglie.

Lei mi ha suggerito una quantità di temi interessantissimi, che spaziano dalla FELICITÀ all’illuminazione interiore, passando per la consapevolezza e la depressione.  Ma in realtà mentre LEI mi parlava, IO prendevo consapevolezza di ben altre cose.

Il matrimonio mi ha cambiato, il rapporto con questa donna mi ha profondamente mutato.

Ovvio, ma non così lampante ai miei occhi. Non è cosi semplice riconoscere l’influenza nella nostra crescita personale di chi abbiamo scelto come compagno/a di viaggio.

Alcune volte una relazione ti può cambiare, altre sei tu che cambi per mantenerla.  In ogni caso la relazione muta, si evolve, muore e si rigenera ciclicamente in un turbine di emozioni o in deserti aridi di affetto.

Un certo Maxwell, un matematico e fisico scozzese mi viene incontro con una teoria di fisica, la teoria del campo. Inutile stare a descrivere i dettagli della teoria. Utile invece ripensare a qualcuno dei suoi assiomi. Uno in particolare ci spiega che qualsiasi cosa modifichiamo all’interno di un sistema finirà per modificare tutto il sistema stesso (chiedo scusa in anticipo a chiunque si intenda di fisica per la banalità dell’esposizione).

Prendete un sistema complesso, prendete una relazione sentimentale, un matrimonio, un rapporto con una persona speciale; nel momento in cui una delle due persone che compongono questa relazione cresce, si evolve, si modifica, finirà inevitabilmente per far crescere, evolvere, modificare anche il rapporto e l’altro nella coppia.

È ancora una cosa abbastanza scontata e anche banale. Eppure è una implicazione straordinaria. La nostra relazione sentimentale può diventare strumento di individuazione, mezzo attraverso il quale scoprire chi siamo e cosa vogliamo, esserlo e farlo.

Una coppia può scoppiare per un milione di motivi. Tra quelli più frequenti c’è la distanza tra ciò che diventa uno e ciò che resta l’altro. L’amore finisce semplicemente perché viene a mancare ciò che si amava e chi lo amava. Si diventa persone diverse, il vecchio amore, quello iniziale, deve poter morire e rinascere dalle proprie ceneri più forte e più fresco che mai, come la mitologica Araba Fenice.

Non è adeguarsi, non è un fare compromessi.

È amare, è crescere.

È capire e sentire.

È coniunctio oppositorum.

Un mio caro amico e collega, Marco, mi fece scoprire un libriccino bastardo: “Matrimonio. Vivi o morti”,  di Adolf Guggenbühl Craig. Consiglio caldamente di leggerlo a chiunque stia intraprendendo l’impresa titanica del matrimonio, a chiunque stia navigando nelle acque del sentimento e della relazione.

Questo libretto, specchio anch’esso del matrimonio, per tutta la sua prima parte non fa altro che tentare di distruggere in noi il pensiero di poter condividere la vita con qualcuno, di dissuaderci da esso.

Ma nella seconda parte ci mostra la forza, la passione e la profondità dell’esperienza coniugale o di relazione in genere.

Io vivo il mio matrimonio in modo molto simile: superficialmente mi scontro con tante difficoltà.

Profondamente, godo dell’esperienza di condivisione e crescita comune con una persona che amo e che mi ama a sua volta.

Concludo con un ammonimento:

non date l’amore per scontato, non pensate mai che se una cosa è andata bene in un determinato modo per tanti anni debba continuare ad andare bene per altrettanti.

L’amore è una rivoluzione continua, un fiume incandescente fucina di gemme,  è rinnovamento perpetuo e continuo.

Non cedete all’abitudine.

Non addormentatevi ma non perdete il sonno:

CONIUNCTIO OPPOSITORUM.

One Response

  1. Cosimo 06/03/2012

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