AMSTEL GOLD RACE 2015: KWIATKOWSKI VINCITORE

di Nicola Pucci

La distanza è breve, qualche decina di chilometri o poco più, ma è proprio tutta un’altra storia: dalle Fiandre alle Ardenne, dai muri lastricati di pavè che spezzano il fiato alle côtes in asfalto che addensano acido lattico nei polpacci, dai passisti/velocisti che levigano le pietre agli scattisti/scalatori che si esaltano quando la strada si impenna sotto i pedali.

da olimpiazzurra.com

Michal Kwiatkowski – da olimpiazzurra.com

Signori e signore, benvenuti all’Amstel Gold Race 2015 e il vincitore è… Michal Kwiatkowski.

L’Amstel non ha storia secolare, ma giunge comunque quest’anno all’edizione numero 50; è la classica più amata dai tulipani, il lignaggio è importante e gli italiani le strizzano l’occhio. Si arriva sullo sperone del Cauberg e qui l’uomo da battere è Philippe Gilbert, già re tre volte e quassù fasciatosi pure con i colori dell’iride nel 2012; Valverde e “PuritoRodriguez guidano la pattuglia spagnola, forte anche dell’inventiva di Samuel Sanchez e Daniel Moreno; Matthews è tra i più in forma e adora l’arrivo in quota; Kwiatkowski e Rui Costa hanno vinto gli ultimi due Campionati del Mondo e vorrebbero infine rompere il sortilegio che ancora mai li ha visti vittoriosi in classiche di prima fascia; e poi Gerrans, che ha la sparata per dominare tra queste colline; Tony Gallopin che è la speranza dei francesi di tornare ad essere protagonisti nelle prove che contano; magari i nostri Nibali, Felline, Colbrelli, soprattutto Gasparotto e Cunego se si ricordano di essere stati campioni qualche anno fa, o forse anche il veteranissimo Rebellin, 43 primavere e non sentirle.

Si parte dalla Piazza del Mercato di Maastricht per arrivare a Valkenburg, 258 chilometri disseminati di 34 côtes. Il copione è prevedibile: al chilometro 30 se ne va un drappello di sei corridori che accumula rapidamente un vantaggio consistente che sfiora gli undici minuti. Johann Van Zyl (MTN-Qhubeka), Jan Polanc (Lampre-Merida), Timo Roosen (LottoNL-Jumbo), Linus Gerdemann (Cult Energy), Laurens de Vreese (Astana),  Mike Terpstra (Roompot-Oranje Peloton) – fratello del Niki che l’anno scorso si impose a Roubaix – ci mettono polmoni e cuore ma non può bastare per andare al traguardo. BMC e Movistar stazionano in testa al gruppo a favore di Gilbert e Valverde, due dei principali pretendenti alla vittoria, così come la Orica Green Edge protegge Matthews e Gerrans. Nibali si fa vedere in testa al plotone, Tony Martin si spreme per Kwiatkowski e a 50 chilometri dall’arrivo la velocità aumenta vertiginosamente.

De Vreese, Polanc e Gerdemann restano soli al comando ma la loro sorte è segnata, sull’Eyserbosweg ai -37 chilometri termina l’avventura dei fuggitivi della prima ora. Tra le strette stradine del Limburgo il gruppo si fraziona, si forma un quartetto al comando con Tanner, Clarke, De Vreese e Polanc e un plotoncino di contrattaccanti guidato da Nibali, Diego Rosa, Damiano Caruso e Tony Martin. Tanner e Clarke attaccano, Rosa e Caruso cadono e Nibali aggancia la testa con Tony Martin e Alex Howes, corridore della Cannondale. Il vantaggio è di 48 secondi ma c’è poco accordo tra gli uomini al comando e il gap si riduce sotto l’impulso degli uomini della Movistar.

Al terzo passaggio sul Cauberg è Nibali a fare l’andatura ma la BMC, schierata in forze per i capitani Gilbert e Van Avermaet, non lascia troppo spazio agli attaccanti. Cede Howes, cede Tanner, Nibali è temerario e generoso ma è Clarke, scudiero di Matthews e Gerrans alla Orica Green Edge, a provarci ai -15 chilometri. Si avvantaggia di una ventina di secondi ma ai -8 chilometri il gruppo torna compatto. E’ la volta di Fuglsang e Van Avermaet, maglie Astana e BMC, ma il belga rimane a ruota e così, ai piedi del Cauberg per la decisione finale, si presenta un gruppo forte di una settantina di unità.

Hermans – fresco vincitore della Freccia del Brabante con arrivo simile all’Amstel – accende le polveri, Gilbert attacca come previsto e dove previsto, Matthews tiene le ruote del vallone, Valverde si accoda con il bravissimo Gasparotto ma lo sprint dei migliori premia il campione del mondo Michal Kwiatkowski che si improvvisa velocista e vince la prima, grande classica di una carriera che si annuncia fulgida anticipando proprio Valverde e Matthews.

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