AYRTON SENNA E LA TRAGICA IMOLA 1994: LA LEGGENDA VIVE ANCORA

di Nicola Pucci

Non me la sento di ingannar nessuno: non ho amato Ayrton Senna. Ma la tragica fatalità quel maledetto 1 maggio 1994 ha strappato alla vita un uomo vero, ancora prima che un campione immenso. Ed io piansi lacrime innocenti, come un bambino. Come milioni di telespettatori azzannati dall’evento luttuoso.

Ayrton Senna – upload.wikimedia.org

Ayrton Senna siede accanto ai prediletti che Dio ha chiamato a sé ben prima del previsto. Come Coppi, come Pantani, come Simoncelli.  Nuvole grigie incombevano sul tracciato di Imola, in quei giorni. Barrichello, brasiliano come Ayrton, aveva conosciuto brutti momenti durante le prove del venerdì; il sabato la morte aveva fatto la sua comparsa colpendo Roland Ratzenberger, austriaco classe 1960. E l’incertezza si era impadronita dell’anima sensibile del pilota di San Paolo. Tracciandola dei segni dell’inquietudine. Guidava la Williams, Senna. Dopo gli esordi da fenomeno con la Toleman nel 1984; dopo le stagioni in casa McLaren; dopo i trionfi, la gloria, gli onori, le battaglie, le polemiche con il compagno/rivale Alain Prost – che sostenevo perché batteva bandiera transalpina -: ecco, il destino amaro reclamava un tributo di vita umana in quella curva del Tamburello che già in passato aveva sfiorato ma risparmiato Piquet, Berger e Alboreto.

Uno schianto, fatale, dopo pochi chilometri di corsa. I ricordi sono vividi, li porto ben impressi nella mente. La monoposto che impatta a velocità sostenuta contro il muretto che delimita la pista, diventa ingovernabile, rimbalza in frantumi per poi arrestarsi a pochi metri dal circuito. E Senna che non si muove. Rimane immobile nell’abitacolo. Le immagini dall’alto danno subito idea della gravità della situazione. Trattengo il fiato, un brivido scuote il mio corpo e i minuti, lenti, inesorabili, segneranno quel tardo pomeriggio di un 1 maggio da incubo. Fino all’epilogo, all’annuncio in diretta della morte, all’angoscia che prende il sopravvento. Senna saluta la vita, che amava e che trovava riflesso nel suo sorriso insicuro, ed entra a far parte della leggenda. A distanza di anni, quella, vive ancora. E per sempre.

6 Comments

  1. luca h. 01/05/2012
  2. Fulvio 01/05/2012
  3. Francesco 01/05/2012
  4. Jason 02/05/2012
  5. emilio 13/05/2012
  6. Francesco 14/05/2012

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