BENZINA A 2 EURO E VECCHIA TECNOLOGIA

di Alberto Giusti

L’agosto 2012 ce lo ricorderemo sicuramente, oltreché per le temperature fuori dal comune, per l’impennata dei prezzi dei carburanti dopo l’imposizione dell’ultima accisa, quella di 5 centesimi per il terremoto dell’Emilia. La benzina è ormai arrivata oltre i 2€ al litro, il gasolio ha sfondato da tempo gli 1,8€ e si aggira attorno agli 1,9€, l’unico modo per non venire salassati dal benzinaio è andare al self service del finesettimana, quando le compagnie petrolifere diventano “buone” e adottano prezzi super convenienti rispetto a quelli infrasettimana, comunque mostruosi se confrontati con quelli di pochi anni fa. Ma l’aumento del prezzo del carburante è solo una faccia del problema. Dovremmo infatti domandarci se, nell’era degli smartphone, la dipendenza energetica dal petrolio sia ancora accettabile, e soprattutto necessaria. È pur vero che esistono poche sostanze in grado di sviluppare la stessa quantità di energia, ma il motore a scoppio è un’invenzione della metà dell’800 e sembra incredibile che, da allora, non siamo riusciti a trovargli un’alternativa, con tutti i progressi scientifici che ben conosciamo. La risposta sta soprattutto negli interessi macroscopici detenuti da tempo dal mondo nel petrolio, che ha trovato nelle case automobilistiche di tutto il mondo dei formidabili alleati.

Il nostro paese, come spesso accade, è l’esempio più indicato per dare ragione di questo rapporto. Chi in questo periodo sta visitando i siti delle case automobilistiche perché magari vuole cambiare auto, e ne sta cercando una dai consumi ridotti, si sarà accorto di una differenza non trascurabile tra le aziende guidate dal cosiddetto “eroe dei due mondi”, Sergio Marchionne, e praticamente tutte le altre. Ovvero: Fiat non ha ancora sul mercato auto con tecnologia ibrida (benzina e motore elettrico), né progetti di auto completamente elettriche, come quelle che molte altre case automobilistiche, le asiatiche in primis passando per le tedesche e le francesi, hanno ormai in vendita.

Certo, le auto completamente elettriche non sono adatte a tutti i portafogli, visto che il loro costo si aggira attorno ai 40.000€, ma le ibride sono molto più abbordabili, con costi talvolta inferiori ai 20.000€, facilmente recuperabili visto il risparmio che si otterrebbe oggi da un consistente minor consumo di carburante. Il problema rimane: finché i padroni di casa del mercato automobilistico italiano non svilupperanno un’auto con questa tecnologia, non vedremo mai una vera rete di distribuzione di energia elettrica per le macchine. C’è un unico modo per far capire al gruppo Fiat ciò in cui i cali di vendite dei suoi prodotti non sono ancora riusciti: gli ecoincentivi diretti alle auto ibride ed elettriche, che però devono partire dal governo. Non siamo stati in pochi a festeggiare la chiusura del rubinetto di denaro pubblico verso la casa torinese, qualche anno fa, ma questo significa oggi l’impossibilità di avere diretta influenza sui piani industriali di una delle più grandi aziende italiane. Purtroppo per qualcuno, per fortuna per altri. Per cui solo con alcuni oculati strumenti, come massici ecoincentivi verso un certo settore del mercato, si possono smuovere le acque. E dovrebbe essere soltanto una minuscola parte di un vero piano energetico nazionale, mancante da tempo, risolto troppo superficialmente in anni recenti con fantasiosi progetti nucleari. L’energia verde, pur costosa, esiste, e il braccio per metterla in pratica c’è eccome, si chiama Enel. Occorre solo la volontà, prima che il petrolio ci strangoli fra prezzi esorbitanti e tecnologie obsolete.

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