BENZINA: UNA LIBERALIZZAZIONE ALL’ITALIANA

di Emiliano Morozzi

Nei giorni scorsi lo sciopero degli autotrasportatori ha rischiato di paralizzare l’Italia e a febbraio un’altra delle categorie interessate dalle liberalizzazioni di Monti ha promesso agitazioni: i benzinai. Faccio una doverosa premessa: appartengo alla categoria e sinceramente vedrei con favore la liberalizzazione del settore. Allora perché i benzinai scioperano?

foto flickr.com

Per capirlo, bisogna analizzare la riforma punto per punto per individuare chi realmente ne trarrà un beneficio: i gestori, i consumatori, o, come spesso accade in questo paese, i cosiddetti “poteri forti”, in questo caso petrolieri e grande distribuzione? Il disegno di legge proposto dal governo riprendeva un cavallo di battaglia degli stessi gestori, liberalizzando il settore con una mossa molto semplice: annullando il vincolo di esclusiva che costringe chi lavora ad una pompa di benzina a comprare il carburante dalla compagnia proprietaria dell’impianto, ovviamente ad un prezzo imposto da quest’ultima. Il vantaggio appare evidente: il gestore andrebbe a comprare il carburante dove costa meno, avrebbe un margine maggiore rivendendolo (attualmente, i gestori che praticano gli sconti self service hanno un margine di 4 centesimi al litro) e il consumatore vedrebbe abbassare i prezzi, essendoci finalmente un mercato concorrenziale.

Ci sono una serie di problemi che ne impediscono la realizzazione, e purtroppo non sono legati alla resistenza delle compagnie petrolifere, ma sono problemi strutturali, che di fatto disinnescano gli effetti benefici della liberalizzazione. La riforma avvantaggerebbe sì i gestori, ma soltanto quei gestori che sono proprietari del terreno su cui sorge l’impianto, e che quindi hanno già la libertà di scegliere quale marchio mettere alle pompe. I contratti di gestione tradizionali con questa riforma sarebbero annullati, ma nulla vieta alle società proprietarie degli impianti di mettere gli stessi impianti in self service, risparmiando sul margine del gestore ma non reinvestendolo per abbassare i prezzi, oppure mettendo sul piazzale non più gestori ma dipendenti (o meglio, prestatori di mano d’opera, che non hanno i diritti del lavoratore dipendente) con la formula della gestione diretta, come è successo in molti impianti, compreso il nostro.

Proprio per questo la categoria dei benzinai è sul piede di guerra: una parte della riforma, poco pubblicizzata per farla approvare in sordina, prevede infatti la libertà di aprire senza limitazioni impianti self service fuori città: i poteri forti, buttati fuori dalla porta, rientrano dalla finestra. E stavolta non ci sono solo i petrolieri, ma anche i giganti della grande distribuzione: se da un lato questa norma permette alle compagnie petrolifere di aprire impianti self service continuando a praticare il prezzo imposto, dall’altro consente a qualsiasi catena di grande distribuzione di avere pompe di benzina a fianco dei propri supermercati, con gravi rischi per la sicurezza in caso di incidente. La possibilità per il gestore di riscattare l’impianto è solo fumo negli occhi: per chi non lo sapesse, una stazione di servizio di medie dimensioni ha un valore che si aggira intorno al mezzo milione di euro. Quale gestore potrebbe permettersi di riscattarlo senza dover chiedere un mutuo che lo strangolerebbe?

Come spesso accade in Italia, le riforme a vantaggio della categoria contrattualmente più debole vengono soffocate sul nascere: il governo aveva previsto per legge la gratuità delle commissioni su bancomat e carte di credito per le transazioni sotto i 100 euro per i benzinai, ma le banche hanno subito messo le mani avanti, minacciando di tagliare il servizio e costringendo i gestori a pagare canoni esorbitanti per i Pos. Così la norma ha avuto vita breve ed è stato mantenuto lo status quo. Che cosa dunque ci riserva il futuro? Una reale liberalizzazione oppure l’ennesimo regalo alle compagnie petrolifere che potranno finalmente disfarsi dei gestori e alla grande distribuzione che potrà mangiare una fetta consistente della torta del carburante? Una cosa va detta: il Presidente del Consiglio, presentatosi come uomo che ha combattuto contro i poteri forti dell’economia mondiale, per ora sembra nei confronti dei corrispettivi italiani molto timido e ben disposto ad assecondare il loro volere.

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