BOBBY SANDS: VITA DELL’ATTIVISTA IRLANDESE, ICONA DI LIBERTÀ

di Nicola Pucci

BOBBY SANDS: VITA DELL’ATTIVISTA IRLANDESE, ICONA DI LIBERTÀ

Bobby Sands – www.ilpost.it

Firenze appartiene al mondo non solo per l’ineguagliabile patrimonio artistico che la illustra come città tra le più acclamate ma anche per le iniziative a protezione di quel Rinascimento dei valori umani che da sempre ne fanno un punto di riferimento. È notizia di qualche settimana fa, infatti, che il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità la proposta di dedicare una strada a Bobby Sands, attivista irlandese morto il 5 maggio 1981.

Bobby Sands, chi era costui vi chiederete? Ebbene, il 9 marzo ricorre l’anniversario della nascita (1954) di un personaggio entrato a far parte della leggenda di coloro che la vita l’hanno perduta nel nome della difesa della libertà e della giustizia. Per conoscere la sua storia tocca spostarci in terra d’Irlanda, dove lacrime e sangue hanno spadroneggiato per tutto il Novecento. La biografia. Nato in un sobborgo di Belfast, il giovane Robert (da qui “Bobby”), di famiglia cattolica, fin da ragazzo non ebbe altra scelta che quella di dedicarsi alla lotta in difesa di quei diritti che i lealisti protestanti violavano con la forza della repressione e delle intimidazioni. Nel 1972 entra inevitabilmente a far parte della P.I.R.A. (Provisional Irish Republican Army), organizzazione paramilitare di derivazione cattolica nata dalla scissione dell’originaria I.R.A, l’esercito repubblicano irlandese tanto per capirsi, a cui è affidato il compito di proteggere i cattolici, e che nel corso degli anni successivi metterà in moto la macchina della violenza allo scopo di imporre la fine della presenza britannica in Irlanda del Nord. Proprio nel 1972 il maledetto “Bloody Sunday” di Derry, con l’uccisione da parte dei paracadutisti inglesi di 13 cittadini che manifestavano a favore dei diritti civili, scolpisce in maniera profonda nell’animo di Sands la volontà di lottare per qualcosa che vada al di là della mera sopravvivenza. Arrestato alla fine del 1972 per possesso di armi, sconta senza processo quattro anni di galera per ritrovare la libertà nel 1976. Attivo come pochi, energico, carismatico, Bobby nel frattempo vede crescere il figlio Gerard, nato nel 1973 dal matrimonio con Geraldine Noade, ma la gioia è di breve durata. Nell’ottobre 1976 ancora una volta la giustizia – mai termine fu più improprio, in questo caso – si abbatte su di lui e altri tre compagni, che vengono arrestati per il ritrovamento nella loro macchina di armi da fuoco, tra cui una pistola usata nella sparatoria con la Royal Ulster Constabulary (la polizia reale dell’Ulster). Il processo dell’anno dopo lo assolve per il reato di partecipazione all’attentato a suon di bombe di Dunmarry, ma viene condannato a quattordici anni di reclusione per possesso, appunto, di armi da fuoco.

Murale di Bobby Sands a Belfast – it.wikipedia.org

La detenzione nella terribile prigione di Long Kesh, “the Maze”, nel famigerato blocco H, segna l’epilogo della vita di Bobby Sands. Le condizioni di trattamento a cui sono sottoposti gli insurrezionisti irlandesi sono tra le più dure, equiparabili a quelle di un lager: fame, freddo, maltrattamenti e umiliazioni, norme igieniche inesistenti. Sands e gli altri detenuti repubblicani avviano nel corso degli anni una serie di proteste atte a sensibilizzare le istituzioni alla tutela dei loro diritti umani, senza ottenere dal governo inglese rassicurazioni convincenti. Perché venga infine riconosciuto loro lo stato di prigionieri politici, fino ad allora non concesso, nel 1980 si giunge alla forma di protesta estrema: lo sciopero della fame. Margareth Thatcher, premier inglese mai come stavolta intransigente “Lady di ferro”, non dà segnali di apertura, e il secondo sciopero, questo a rotazione e non collettivo, costa la vita a Bobby Sands – nel frattempo, ironia della sorte, eletto membro della Camera dei Comuni del Parlamento britannico – al termine di un digiuno durato 66 giorni, dal 1 marzo al 5 maggio 1981.

Ecco. La storia è questa. Di Robert Gerald Sands hanno scritto in tanti; un gruppo storico come i Whisky Trail lo ha celebrato con un concerto-conferenza nella ricorrenza dei venti anni della morte (2001); a Belfast il suo nome è famoso come solo quello di una altro grande d’Irlanda, George Best. Oggi, che di anni ne sono trascorsi altri ancora, mi preme ricordarlo perché il sacrificio della vita di un uomo, spesa nel nome della libertà e della giustizia, merita rispetto. Onore a te, Bobby.

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  1. Nicola Pucci 21/03/2012

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