BUGNO E CHIAPPUCCI, LA RIVALITA’ DI CARTA

di Emiliano Morozzi

Bugno e Chiappucci, la rivalità di carta: storia di una sfida rimasta purtroppo spesso un’invenzione giornalistica. Come tutti gli sport, anche il ciclismo ha bisogno di sfide per catalizzare l’attenzione su di sè, per mantenere l’attenzione degli spettatori sull’evento, in particolar modo se il confronto è diluito nell’arco di tre settimane come nel caso delle grandi corse a tappe. Gli annali delle due ruote sono pieni di sfide a due tra nostri connazionali, sfide a volte cruente e senza esclusione di colpi come erano quelle leggendarie tra Coppi e Bartali, sfide invece rimaste sulla carta e diciamo così “gonfiate ad arte” dai giornalisti come sono state quelle tra Bugno e Chiappucci. Gli ingredienti classici per allestire il duello c’erano tutti: due corridori dal carattere così diverso (Bugno schivo e riservato, Chiappucci sfrontato e guascone) e soprattutto dal modo di correre così diverso: lo svizzero trapiantato a Monza sempre timoroso di andare all’attacco ed attento a dosare le forze, il varesino di Uboldo invece sempre pronto a lanciare la sfida sul suo terreno, la salita, anche a costo di scoppiare. Due corridori che sembravano destinati a fare sfracelli e che invece, nei primi anni Novanta, si dovettero accontentare di raccogliere le briciole lasciate da quel fenomeno che rispondeva al nome di Miguel Indurain.

Bugno Chiappucci

Ma partiamo dall’inizio, dalla genesi di questa presunta rivalità: siamo nel 1990 e un italiano, dopo quattro anni di digiuno, torna a vincere il Giro d’Italia, dominandolo dall’inizio alla fine: il suo nome è Gianni Bugno, un predestinato, già trionfatore al Giro dell’Appennino per tre volte di seguito e soprattutto già vincitore nello stesso anno della Milano-Sanremo e del Giro del Trentino, breve corsa a tappe che fa da prologo al Giro d’Italia e che spesso affronta salite molto impegnative. La classifica degli scalatori invece viene conquistata da un allora semisconosciuto scalatore: Claudio Chiappucci. Si arriva al Tour de France e sulle strade transalpine Bugno parte come uno dei favoriti, ma una fuga bidone lancia proprio Chiappucci in maglia gialla. Il corridore varesino, con il simbolo del primato addosso, per una settimana sembra diventare un fenomeno e tiene testa agli attacchi di Lemond, mentre Bugno, costretto in un ruolo non suo, quello dell’inseguitore, si lascia sfuggire l’americano. I giornali di casa nostra cominciano a cantare le lodi di Chiappucci, convinti che possa far tornare un italiano sul gradino più alto del podio dai tempi di Gimondi. Ma ai due corridori di casa nostra manca un ingrediente per essere vincenti: a Bugno manca il carattere, a Chiappucci l’astuzia tattica. Così, come vuole il detto, tra due litiganti il terzo gode, ed il Tour 1990 se lo aggiudica Lemond dopo avere ordito una trappola contro Chiappucci a Saint Etienne ed aver rifilato al primo della classe cinque minuti di distacco.

Il copione non cambia al Giro 1991: in assenza di altri grandi nomi, Bugno e Chiappucci partono da favoriti e la loro sfida sembra il piatto forte della corsa rosa. Dal nulla invece sbuca, dopo il trauma della tempesta del Gavia e tre anni di calvario, Franco Chioccioli, che con una condotta di gara sempre all’attacco ed una forma smagliante in montagna lascia le briciole ai due contendenti. Al Tour la storia si ripete: con un Lemond ormai sul viale del tramonto, Bugno e Chiappucci si fanno i dispetti e ad approfittarne è lo spagnolo Miguel Indurain, che dominerà la corsa francese nei successivi cinque anni a venire.

Come una specie di mantra, ogni anno i giornali sportivi ripropongono la sfida tra i due campioni nostrani, ma ancora una volta il duello tra i due nostri portacolori è oscurato dallo strapotere di Indurain, che regola Chiappucci al Giro e vince anche al Tour: con Chiappucci in fuga solitaria verso il Sestriere, Bugno si mette a tirare per riprendere il connazionale, favorendo Indurain che, pur piantandosi negli ultimi 2000 metri, tiene la maglia e conquista il suo secondo Tour. La rivalità tra i due si esaurisce qui, anche se in ogni corsa che li vede correre fianco a fianco, Bugno e Chiappucci diventano protagonisti di improbabili sfide. Come già detto in precedenza, la rivalità tra questi due corridori fu molto “artificiosa“, anche se in corsa ci furono screzi e sgarbi degni delle migliori rivalità sportive. Nonostante questo, negli anni Novanta, i due riuscirono a catalizzare e dividere l’attenzione dei tifosi italiani e se non fosse stato per lo strapotere di Indurain, i due corridori nostrani avrebbero potuto arricchire di molto i rispettivi palmares.

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