CARLO LEVI: I RITRATTI COME SPECCHIO DI UNA VITA E DI UN’EPOCA

di Pietro Ruggieri

(testo e foto dal blog di Galaad Edizioni)

Quest’anno il Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova (Te), situato all’interno del suggestivo comprensorio collinare prospiciente il mare del Santuario della Madonna dello Splendore, ha ospitato una preziosa raccolta di dipinti di Carlo Levi (1902-1975). Quando si parla di Carlo Levi, si pensa a lui come all’autore di Cristo si è fermato a Eboli, all’uomo perseguitato ed esiliato dal regime in quanto antifascista, e si tende a dimenticare la sua enorme produzione pittorica. L’ingresso della grande sala adibita all’esposizione, al terzo piano del museo, consente di avere, appena entrati, una panoramica di quasi tutti i dipinti esposti, con un gradevole effetto per la vista. Al centro della parete opposta a quella d’ingresso si apre una grande finestra, che durante il giorno contribuisce a illuminare di luce naturale i colori dei quadri. Le prime opere di Levi risentono dell’influenza di Felice Casorati, conosciuto nel periodo degli studi universitari a Torino: prevalgono le forme geometriche e solide, i colori e i tratti netti (Il padre a tavola, 1926).

Ritratto di Anna Magnani

Il primo cambiamento avviene nel periodo parigino, tra il 1927 e il 1930, nel corso del quale l’artista viene a contatto con le esperienze impressioniste e post-impressioniste. Questa fase è caratterizzata da un crescente interesse per il colore rispetto alla forma; il dipinto Le vele (1929) ne è un interessante esempio: i colori sono chiari, sfumati, le forme sono accennate con tratti lievi, lo scorcio di paesaggio che ne deriva esprime un senso di delicata intimità. A partire dal 1931 l’artista inizia a sperimentare una nuova tecnica che segnerà in modo definitivo tutta la sua produzione successiva, fondata sull’utilizzo di colori decisi, pieni, in grado di delineare lo spazio in modo definitivo e connotare i tratti salienti del volto di un personaggio per esprimerne l’interiorità con un solo sguardo. Le pennellate vigorose, curvilinee ed estese creano un’interazione tra il soggetto rappresentato e lo spazio circostante, una sorta di moto ondoso che genera uno scambio di energia. Il richiamo all’espressionismo di Munch e Van Gogh è forte, mai imitativo o scontato.

Numerosi ritratti testimoniano la sua fitta rete di conoscenze: amici e persone care, tra i quali troviamo alcuni protagonisti della cultura italiana del Novecento. Esempi eccelsi di questi ritratti sono esposti in mostra: Leone Ginzburg, Filippo de Pisis, Cesare Pavese, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Pablo Neruda, Italo Calvino, Anna Magnani. Nei quadri degli ultimi anni, l’artista si accosta maggiormente a soggetti naturali. I tronchi della campagna ligure (Carrubi, 1972, Tronco bruciato, 1972, Tronco viola, 1973), le cui forme contorte e possenti scaturiscono da pennellate dense e decise, sembrano agitati da un movimento interno che li rende più simili agli esseri umani che ai vegetali. Forse rappresentano l’artista stesso, gravato dal peso degli anni e dal ricordo dell’esilio e degli orrori della guerra, ma sempre coerentemente saldo nei propri ideali politici e di vita. Come le radici degli alberi che affondano nella terra.

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.